“Rindu bgt nih. Mudah 2an kita segera bertemu yah sayang! Spero tu sappia cosa significano queste parole…”, la sua voce leziosa mi giunse all’orecchio con la sua impertinenza.
Scattai in piedi con le gambe indolenzite ma con una frustrazione che sentivo di dover reprime alla presenza di una divinità orientale. Almeno per il momento, fintanto che non avessi accertata la sua autenticità. A prescindere che potesse trattarsi di un impostore, il suo incarnato blu chiaro e i suoi caratteristici attributi non potevano indurmi in errore nel ritenere che fossi al cospetto della divinità del pantheon induista conosciuta universalmente come Vishnu, il “Conservatore dell’Universo”. Guardando però meglio l’entità divina che avevo di fronte, rimasi ancor più sbigottito, poiché, sebbene rimanesse tale e quale nelle sue qualificazioni, il suo volto come il suo corpo sembrava mutare continuamente a velocità inimmaginabile. La sua espressione e i suoi movimenti erano universali e trascendevano qualsiasi associazione mentale. Pareva che stesse decidendo con quale avatara apparire dopo esser disceso nella nostra dimensione.
Per allentare la tensione che andavo accumulando, ora che mi trovavo in posizione eretta, e riempire il vuoto d’imbarazzo creatosi tra di noi, sollevavo su e giù le gambe sciogliendole dall’irrigidimento accumulato dalla postura precedente. Inoltre, ero tornato alla carica, con qualche esitazione però, per provare a strappargli la cartolina dalle mani, sempre infastidito che qualcuno frugasse nei fatti miei, ora però con meno convinzione, dal momento che mi trovavo di fronte ad una divinità che per le sue multiformi sfaccettature non poteva trattarsi di un impostore.
“Certo che so cosa vuol dire…”, risposi indispettito, ma fieramente consapevole del fatto mio, con leggero sussiego, “… Ma a te cosa importa? Sono fatti miei!”.
“Eh no bello, sono pure fatti miei in fin dei conti, dal momento che sono giunto qui appositamente per prelevarti!”, replicò con voce squillante ed allusiva ma allo stesso tempo pienamente rasserenante, benché si ponesse in antitesi con la preoccupazione che mi fece sorgere a queste parole.
“Per prelevarmi? E dove mi porterebbe il divino Vishnu? Non penso di aver commesso nulla di male che possa aver offeso il ‘Conservatore dell’Universo’”, enfatizzai su questo epiteto che gli era stato attribuito dai primordi. Quest’osservazione era doppiamente rivolta ad accattivarmi la sua benevolenza: da una parte sortì l’effetto di farmi appurare quanto fosse lusingato per essere stato riconosciuto come unico ed inimitabile; dall’altra gli rammentava il suo ruolo fondamentale nella gestione di ogni entità universale. Ritenevo che un approccio tale sarebbe potuto andare a mio vantaggio qualora lo avessi convinto ad avere un ripensamento.
“Il rapimento sarà piacevolissimo! E la soluzione al mistero sta in questa cartolina…Tieni…”, impettito, me la porse con gesto ieratico, “… Dato che conosci la lingua indonesiana non dovrebbe essere un problema per te tradurre quel che c’è scritto!”. L’afferrai simulando disinteresse per non dargli la soddisfazione e fornirgli il diletto di credere che non volessi che ne avesse letto il contenuto.
“‘Mi manchi così tanto! Spero che ci incontreremo presto… Amore!’”, enunciai l’ultima parola con voce strozzata e feci cadere nuovamente a terra la cartolina. Sebbene mi fossi imposto d’impedire alla mia debolezza di prendere il sopravvento con manifestazioni di sconforto, l’abbattimento che sentivo risuonare dentro di me era riuscito ad avere la meglio sulla mia precaria dissimulazione.
Abbassai timoroso la testa per eludere lo sguardo indagatore di Vishnu e al contempo confinarmi nel mio rannuvolamento. Sembrava che rileggendo con più attenzione quelle brevi parole ne avessi solo in quel momento compreso il senso. Non potevo negare a me stesso che la speranza di incontrarsi un giorno o l’altro rappresentasse una comunanza d’intenzioni. A differenza mia però, Renjana doveva essersi mossa in qualche modo propendendo per una soluzione singolare. Una soluzione divina, nel caso in cui la minaccia rivoltami da Vishnu, o la disponibilità offertami dalla stessa divinità, di volermi prelevare si fossero rivelata fondata.
‘Ma in che modo e dove mi avrebbe portato?’, ponderavo tra me e me, poco convinto e quasi scettico sul fatto che mi avrebbe data una risposta precisa alla mia precisa domanda. Sarebbe rimasto sul vago e magari quella che avrebbe interpretata come mia eccessiva curiosità avrebbe potuto portarlo ad un ripensamento. Se così fosse stato, non mi sarei indispettito, struggendomi per il ritorno delle cose al loro prosaico status quo. Ad ogni modo deliberai che sarebbe stato meglio affidarsi totalmente a Vishnu, considerato che probabilmente non avrei potuto disobbedire alla sua suprema volontà.
“La cartolina che hai tra le mani potrebbe considerarsi un invito che ti è giunto anticipatamente alla mia venuta. In qualche modo ha introdotta la mia presenza… Ora, non ti andrebbe di andare a trovare questa ragazza, finalmente? È l’occasione propizia ed io sono qui per te, pronto per adempiere al mio incarico! Sappi che sarò in grado di svolgere il mio ruolo di accompagnatore egregiamente. Ti ci porto io al luogo che mi è stato indicato!”, offrì entusiastico i suoi celestiali servigi con una certa baldanza indirizzata a ricercare il mio consenso e ispirare la mia felicità.
L’atteggiamento remissivo che avevo deciso di adottare nonostante mi stessi infilando nel regno dell’imprevisto e dell’imprevedibilità sembrò incontrare la solenne soddisfazione di Vishnu che si diresse allora con finta noncuranza verso la finestra di camera mia. Vi si mise a fianco e pareva in attesa, rivolto fissamente verso di me, come a volermi sollecitare a raggiungerlo. Pur non avendo idea di quale sarebbe stata la sua prossima mossa, lo imitai con una certa esitazione. Pur deciso a non fare domande indiscrete che potessero seccarlo, ebbi quell’attimo di esitazione in cui mi bloccai, attimo che fu interpretato da Vishnu come l’espressione della domanda su come saremmo arrivati nel luogo indicato… Indicato da chi, poi?
“Immagino tu ti stia chiedendo come faremo ad arrivare dove ho intenzione di condurti, vero? Ebbene, dato che pare che tu mi conosca almeno per sentito dire, non puoi non aver pensato a quale veicolo e mia emanazione io sia solito cavalcare…”, alluse al suo personale veicolo, abbastanza convinto io fossi edotto in materia. Con tutte e quattro le braccia aprì la tapparella e spalancò la finestra. Entrambe le operazioni eseguite nello spazio di uno schiocco di dita plurime. Successivamente si produsse con gesto plateale ad allargare il paio di braccia alla sua sinistra all’indirizzo del riquadro della finestra stessa.
Dal vano, di botto, fece capolino un testone di pennuto davvero peculiare. Non dovetti di primo acchito ingannarmi nel ritenere fosse Garuda, il vahana di Vishnu. Anche se me la sarei dovuta aspettare questa apparizione, feci un balzo all’indietro per lo spavento dell’incontro a bruciapelo. Mi salì un groppo in gola, che sciolsi subito riavendomi all’istante. Ritenevo però fosse assurdo che provassi sgomento per il testone del pennuto appena comparso dal vano della finestra, quando lo stesso Vishnu in precedenza, e quindi tutta la situazione che si era venuta a creare aveva connotazioni squisitamente surreali. Mi ricomposi cercando di mascherare il mio rinnovato stupore, mentre Vishnu, che se ne era avveduto, si lasciò andare ad un prolungato sorriso di bonario divertimento. Era innegabile che la situazione gli desse sommo diletto. Sembrava stesse arrivando a trattenere a fatica una grassa risata.
Nel mentre, Garuda cercava di infilare il suo enorme testone umanizzato dentro il vano della finestra. Non riuscendoci, provò ad allargarne l’intelaiatura per mezzo delle mani artigliate, ma era ovvio che con la sua forza avrebbe finito per distruggermi la struttura per intero. Non era escluso sarebbero ceduti pure i muri. Di per sé anche le mani artigliate facevano difficoltà ad entrare. Vishnu elaborò allora una postura che donò al rapace umanizzato calma assoluta e lo dissuase dall’intento. Dopo averlo pacificato, mi fece cenno di avvicinarmi con tutte e quattro le braccia.
Garuda era stato acchetato ed ora lo si sarebbe potuto usare come cavalcatura. Raccolto l’invito di Vishnu, mi portai nei pressi della finestra. Garuda si era allontanato dal vano e lo potevo scorgere leggermente in lontananza, al di fuori della camera, avvolto dall’oscurità della sera. Vishnu mi precedette, uscì sul davanzale, fece un balzo e planò elegantemente verso il suo vahana, per nulla allarmato che le tenebre potessero smarrirgli la via. Dall’esterno mi esortò a fare altrettanto. La sua espressione mi liberava da qualsiasi timore infondendomi coraggio e determinazione. Tornai ad imitarlo di conseguenza, uscendo dalla finestra e appostandomi pure io sul davanzale.
Tuttavia, benché Vishnu fosse all’interno del mio giardino, a cavalcioni di Garuda, e non molto distante dalla finestra di camera mia, avrei avute difficoltà a raggiungerlo, potendolo solo intravedere unificato alla sua emanazione, in una sagoma non ben definita, attraverso le scie di luce che le luminarie artificiali diffondevano nell’aria. La scarsa visibilità avrebbe potuto confondermi, come invece non aveva fatto con la divinità della trimurti induista. A maggior ragione, qualora fossi stato certo del punto preciso, un balzo ben effettuato non sarebbe bastato a coprire la distanza che mi separava dal dorso di Garuda.
Ad ogni modo non avrei potuto indugiare oltre. Mentre riflettevo sul da farsi, mi guardavo attorno alla ricerca di un’ispirazione che mi aiutasse a risolvere il problema. Vishnu, intuendo le mie preoccupazioni che mi facevano esitare, richiamò la mia attenzione verso di lui che aveva da espormi un’idea che rappresentava una soluzione proficua che avrebbe di sicuro allietato addirittura il nostro viaggio, accompagnandolo dall’inizio alla fine.
“Ti vedo in difficoltà, ragazzo mio!”, mi schernì scherzosamente Vishnu, per poi espormi la sua idea, “Potrei ammantare l’aere che ci circonda di diversi colori che si possano convenientemente attagliare al tuo umore, o magari solamente colori che possano incontrare il tuo gusto, assecondando la tua volontà! Non penso che tu voglia viaggiare tra le tenebre della notte… Nondimeno, non dovrai avere timore alcuno, dal momento che nessun altro potrà scorgerci, inclusi come saremo all’interno di questo nuovo scenario variopinto!”, espose la sua idea risolutiva, infervorandosi il giusto.
Non servì che condividessi la sua idea per poi enunciare la mia scelta su quale tonalità mi fosse gradita, poiché Vishnu dovette intuire i miei desiderata. Venni infatti circondato da una placida luce rasserenante. Una morbida luce dai toni caldi, cangiante e variopinta, aveva annullato le forme all’intorno tanto da divenire onnipervasiva. Rimasi sbalordito, ipnotizzato in un’espressione quasi estatica di completo rapimento. Una voce interiore mi consigliava di non indugiare oltre. Con un frammento infinitesimale di riluttanza ancora in corpo deliberai di affidarmi inerme all’assoluto onnipervasivo che ero certo mi avrebbe incluso al suo interno senza rigettarmi.
Quel che potrei affermare di ricordare in merito al viaggio che intraprendemmo io e i miei compagni è l’impossibilità di quantificarne il tempo impiegato per arrivare a destinazione. Durante il tragitto mi venne riferito che l’isola di Bali sarebbe stata la meta del nostro viaggio. Ero abbastanza sicuro che la traversata comportasse qualche ora di volo aereo. Dal momento che stavamo utilizzando un diverso ed insolito mezzo di trasporto, non saprei affermare definitamente a che velocità di crociera volasse il nostro ieratico uomo-pennuto agghindato in modo smaccatamente regale.
L’ineffabile fa parte invece di una Storia Universale per la quale si ostenta l’utilizzo di un florilegio di termini altisonanti che non la descriverebbero mai precisamente e dettagliatamente. Non sarebbe mai una sola Storia da narrare, mai stata e mai sarà, mutando di condizione ogniqualvolta la si voglia raccontare. Nella mia condizione di persona semplice ma dotata della giusta dignità fu così che percepii io medesimo la mia umilissima storia per come si svolse.
