Henry andò a trovarla subito dopo il vernissage. Passetti affrettati vennero ad aprirgli. Sally spalancò il portone con un sorriso raggiante, che subito smorzò, con espressione di esitante stupore. Henry rimase leggermente disorientato da questa accoglienza enigmatica, ma la riacquistata allegrezza della sua fidanzata sembrò fugare ogni sospetto. Con sé recava una sportina colorata ma non sufficientemente diafana da intuirne precisamente il contenuto. Si richiuse adagio il portone alle spalle. Rimase con la giacca addosso.
“Ti sei annoiata tutto questo tempo?”, le domandò Henry con un bonario sorriso affettuoso mentre la seguiva in salotto.
“Ho letto un libro in attesa del tuo ritorno…”, rispose con aria annoiata e un po’ indispettita, e quale prova a sostegno delle sue parole accennò con gesto vago al libro sopra al comodino accanto al divano. Si divertiva talvolta a stuzzicarlo e a farlo sentire un po’ in colpa.
“Era un libro appassionante?”, chiese Henry fingendo interesse.
“Sicuramente più appassionante del tuo maledetto vernissage!”, sbottò Sally di rimando, fingendo sussiego; con sommo compiacimento diede una risposta tanto sbrigativa quanto risentita e, voltandosi, raggiunse il divano lì appresso e si mise a sedere incrociando le braccia in un atteggiamento di irritato contegno. Lo stava fissando sfidandolo con sguardo fiero.
“Lo sai che non potevo venire meno a una promessa. Mi reputo un uomo d’onore. Come tu ben sai, una promessa è pur sempre una promessa. Non ho grande stima per le opere del mio collega, ma trattasi pur sempre di un collega con il quale preferisco continuare a mantenere un buon rapporto. Mai venire meno alle convenienze!”, cercò Henry di riallineare la conversazione sui giusti binari della comprensione reciproca.
Sally fece per dire la sua, ma fu bloccata appena provò ad aprir bocca. L’intervento di Henry non era ancora terminato. Lo riprese e si preparò ad ampliarlo con l’intenzione di mitigare la sua scontrosità, della quale egli stesso reputava di esserne l’artefice, e farle tornare perciò un po’ di buon umore.
“Se vuoi ti racconto com’era la mostra… Dunque, non hai idea di cosa si sia inventato questa volta… Sculture sullo stile neoclassico… Cioè le sculture possedevano la plasticità dei movimenti di ispirazione neoclassica, ma ciò che le differenziava dalle loro illustri predecessore, qualora volessimo conferire a queste vili epigoni una parvenza di dignità artistica, era che al posto della testa avevano il vecchio tubo catodico delle televisioni di una volta. Non che fosse originale la trovata in sé, ma è l’interazione con queste statue in simil marmo che mi ha colpito. Pensa che con un’applicazione da cellulare prendevano vita. Ne ho risvegliata una per provare. Con una funzione specifica si apriva verso l’interno del tubo catodico una specie di tendina a forma di calotta del tipo simile alle visiere dei caschi delle motociclette. L’interno era cavo e racchiudeva un grammofono che si azionava con una funzionalità impostata nella relativa applicazione… Alla prima nota musicale la statua si animava a bomba facendo schizzare qua e là i suoi arti infissi a dei perni concentrati all’interno dell’anima materica. Ovviamente le membra della statua rimanevano sospese da terra con la medesima struttura attaccata a un palo che poggiava su un piedistallo e terminava su per il culo della statua…”, terminò la sua esposizione con questa osservazione perentoria. Aveva provato piacere a dilungarsi con particolari dettagliati e pittoreschi, convinto che l’espressione interessata e divertita di Sally non fosse solo di facciata e lo stesse ad ascoltare genuinamente coinvolta.
“Che porcheria!”, osservò opportunamente divertita e rafforzò il suo verdetto con un’espressione di disgusto, “Hai fatto acquisti vedo…”, alluse strizzando l’occhio alla sportina che Henry seguitava a tenere in mano.
“Ah sì, ho comprato un catalogo sull’opera omnia di Gian Lorenzo Bernini alla libreria della mostra.”, confessò tirando fuori il volume ponderoso dalla sportina e fece per allungarglielo pensando volesse darci un’occhiata.
Sally ritenne preferibile restare al gioco gratificando le sue spontanee manifestazioni di entusiasmo. Si alzò perciò dal divano e allungando il braccio intese raccogliere l’invito. Henry le porse il volume della monografia su Gian Lorenzo Bernini, al quale diede una scorsa sfogliandolo con quel minimo d’interesse che credeva di saper simulare.
“Anche tu con questa fissazione su Gian Lorenzo Bernini, va bene che sei uno scultore, va bene che anche tuo fratello lo è, va bene che non si sa chi sia il più bravo fra voi due… Oddio, forse un’idea ce l’avrei…”, dichiarò Sally e a quest’ultima osservazione si lasciò sfuggire un risolino con il quale voleva affettuosamente motteggiarlo. Fece allora per voltarsi verso Henry che accolse benevolmente l’illazione e aprì il volto ad un’espressione comprensiva.
“Spiritosa…”, mugugnò.
“Anche lui era al vernissage?”, domandò Sally alludendo al fratello.
“Sì.”, affermò.
“È rincasato?”, chiese Sally con noncuranza.
“No, credo sia ancora dentro al bagno della struttura…Se non l’hanno ancora trovato, s’intende…”.
Lo fissò con sguardo enigmatico.
“È morto…L’ho ammazzato!”, ammise, fingendo di provare un rimorso inesistente. Si produsse in un volto affranto che gli parve efficacemente studiato ad arte.
