Fu un attimo e l’espressione del suo volto divenne così inquietante che le gelò il sangue nelle vene senza potercisi raccapezzare. Rimase pietrificata, mentre un ghigno sardonico di puro e autentico compiacimento aleggiò tra le labbra di Henry.
“Non è che ai tempi corresse buon sangue tra i due fratelli artisti e tra di loro ci si mise pure l’amore per una nobildonna di nome Costanza Bonarelli. Entrambi si invaghirono perdutamente di questa donna maritata. Cosicché avvenne un giorno che Gian Lorenzo notò il fratello Luigi uscire da casa Bonarelli mentre veniva congedato dalla nobildonna. Gian Lorenzo la sorprese da lontano sulla soglia, scarmigliata e discinta, tanto da non poter evitare di pensare che tra i due si fosse consumato l’adulterio. Con l’intento di fargliela pagare cara inseguì il fratello fornicatore per tutta l’Urbe pretendendo soddisfazione in un misto di furibonda gelosia e inveterato rancore. La sua ira venne ahimè placata prima che potesse uccidere il fratello.”
“Tu sei pazzo, non ho alcuna relazione con tuo fratello! Almeno, non l’avevo…”, eruppe Sally, sforzando la sua voce soggiogata dal terrore finché questa le si affievolì spegnendosi in un singulto. Si sentiva in trappola, in balia di un uomo che non aveva mai conosciuto in questa nuova terribile versione. Il libro con cui avrebbe potuto difendersi le cadde dalle mani tremanti. Rabbrividiva rimanendo immobile mentre Henry aveva preso ad avvicinarsi con ancora in mano la sportina colorata ma non sufficientemente diafana, nella quale però si intuiva ci fosse qualcosa di pesante che sinora non aveva catturata la sua attenzione.
“Troppe umiliazioni ho dovuto subire per colpa di mio fratello e del suo straordinario talento che tutti gli riconoscevano! Mi rincresce, ma gli ho scolpito l’unica fine che si meritasse. Gli ho immerso la testa nella latrina mentre si trovava immerso nel suo mondo fluttuante tra le marionette impazzite di quel mediocre… L’Arte e le sue immersioni che ti lasciano a volte senza fiato!”, sentenziò perentorio con voce impostata e a questa sua esternazione esplose in una risata selvaggia.
“Cos’hai ancora dentro quel sacchetto?”, pronunciò questa domanda con voce tremula, raccogliendo quel po’ di coraggio che le riusciva, presagendo la rivelazione di qualcosa di tremendo. Indicò debolmente l’oggetto in questione e il relativo contenuto, sebbene già presentisse che la risposta avrebbe confermati i suoi timori.
Henry rallentò volutamente le operazioni per torturare ancora di più Sally, che ai suoi occhi non poteva avere vie di scampo e che invece si ingegnava per trovarne tentando di allontanarsi a piccoli passi e tastando lo spazio attorno a sé in cerca di ostacoli che le ostruissero la fuga. Riteneva di poter approfittare dell’espletamento delle operazioni alle quali Henry si stava dedicando per mettere più distanza tra loro due, nella speranza di trovare una via di fuga confacente.
Henry fu però celere a tirare fuori l’oggetto meritevole della tremenda curiosità di Sally. Terminò le operazioni discretamente prima che questa avesse completamente liberato il campo dietro a sé in previsione di una fuga. Ebbene, l’oggetto meritevole di questa tremenda curiosità era un capestro con nodo scorsoio. Henry prese a vantarsi della realizzazione del nodo fai da te in un’atmosfera che si era fatta via via più surreale. La follia lo aveva decisamente avvinto e l’odore del sangue reclamava ancora soddisfazione. Tuttavia, stavolta non si sarebbe macchiato le mani in prima persona.
Henry aumentò il passo tenendo davanti a sé il capestro che doveva pesare parecchio. Sally lo assecondò e si mise a scappare prendendo ad aumentare sempre di più la distanza che li separava l’uno dall’altra, sennonché era costretta a descrivere un moto circolatorio attorno alla stanza affannandosi per sfuggirgli.
“Coraggio, fatti ammazz… suicidare!”, era l’incoraggiamento straziante che le rivolgeva.
Nella sua incommensurabile follia prese a rincorrerla tagliandole potenziali vie di fuga attorno al salotto. Arrivarono trafelati ad una situazione d’attesa con il tavolo dei cocktail che si frapponeva consentendo loro di tirare il fiato. Trovandosi ora a un’opportuna distanza di sicurezza e protetta dal tavolo che li divideva, Sally aveva afferrata una bottiglia di whisky e si sarebbe impegnata in una strenua difesa brandendo l’unico strumento d’offesa che in quella stanza e nella sua posizione aveva reputato efficace e maneggevole.
Senza preavviso Henry si trovò spiazzato da questa nuova evoluzione dei fatti. Sally ovviamente avrebbe venduta cara la pelle. Era stato sciocco non averci pensato prima. Era stata una qualche sensazione di dominio totale ad averlo persuaso che qualsiasi persona si sarebbe piegata alla sua volontà.
Poiché si era risolto per l’impiccagione quale forma di suicidio artatamente inscenata, avrebbe voluto che il corpo di Sally non riportasse segni d’offesa o colluttazione che svelassero la realtà dei fatti per come si erano svolti. Chi di dovere avrebbe infatti smascherata di sicuro la mistificazione.
Accadde che Sally si vedesse costretta dalla piega degli eventi a difendersi attraverso l’offesa. Brandendo la bottiglia che aveva in mano e che sperava di tirargli in testa se lo avesse avuto a tiro, si sentì moderatamente protetta per provare a rintuzzare un attacco. Era abbastanza sicura che Henry non sarebbe riuscito a metterle la corda al collo prima di sentire l’urto violento della bottiglia sulla sua testa. Si preparò a caricare prendendo una leggera rincorsa, ma per sua sfortuna inciampò sulla monografia su Gian Lorenzo Bernini che le era caduta prima sul pavimento. Con il cervelletto andò fatalmente ad urtare sullo spigolo del tavolo per i cocktail e cadde esanime a terra. Una provvidenziale ironia impietosa era accorsa in aiuto di Henry.
Controllò che Sally fosse spirata e maledisse in cuor suo che la ferita riportata fosse quella mortale. Era inevitabile che si potesse ferire nella concitazione e sarà altrettanto inevitabile che si evinca il motivo della morte. Non ci sarebbero cascati anche se avesse finto un suicido per impiccagione. Avrebbe potuto avvelenarla, ma non si erano presentate le condizioni e comunque l’avrebbero scoperto lo stesso. Arrivato a questo punto rimase sui suoi proponimenti. Avrebbe pur sempre buttato un po’ di fumo negli occhi alle autorità, rifletteva nella sua candida ingenuità.
Si trovava ora nella spiacevole situazione in cui le sue sole forze sarebbero risultate insufficienti per portare a termine il suo proposito. La sua rabbia raddoppiò sapendo di essersi dovuto aspettare a buon diritto un apporto esterno. Qualcuno che lo aiutasse a tirare quella maledetta corda! Aveva infatti usata la struttura del lampadario come carrucola e sperava di tirare su con le sue sole forze Sally, il cui collo era già circondato dal nodo scorsoio. Nell’esaltazione schiumava famelico come una belva incarognita.
Sentì sferragliare appresso all’uscio. Qualcuno stava armeggiando con le chiavi per entrare dal portone d’ingresso. Non aveva nulla con cui difendersi e pochissimo tempo per decidersi per un nascondiglio. Adocchiò un angolo in penombra formato dal muro e da una cristalliera e vi si accoccolò. La corda appesa alla struttura scivolò gradatamente a terra per fermarsi a mezza via. La vide scendere inesorabilmente finché la sua attenzione fu richiamata da passi cadenzati in avvicinamento che si accompagnavano a una voce squillante con la quale il possessore non aveva esitato ad annunciarsi appena varcata la soglia.
