Ora che questo peso indesiderato ostacolava la fluidità dei miei movimenti e gravava sulle mie spalle sin quasi a martoriarle, conseguentemente si era assicurato con mio enorme dispiacere la più alta considerazione che avrei potuto riservargli, e che volente e nolente non avrei potuto fare a meno di tributargli.
Un motivo in più che mi aveva spinto a portarmi dietro il computer, più diversi altri effetti personali, era la diffidenza che nutrivo per la pensionante. Di fatto la donna in questione non mi aveva mai ispirato molta fiducia per tutto il periodo che avevo alloggiato nella sua pensione. I suoi modi untuosi e melliflui, il ghigno sardonico che di tanto in tanto mi capitava di cogliere nella sua fisionomia, l’affettazione troppo artificiosa dei gesti e degli atteggiamenti che aveva nei miei riguardi, me l’avevano resa persona sgradevole.
Il modo in cui si serviva poi della lingua inglese per comunicare con i clienti stranieri aveva contribuito a rafforzare il giudizio poco lusinghiero che mi ero fatto nei suoi riguardi. C’era un che di viscido nel suo eloquio, che mi generava enorme disgusto. Tendeva altresì a parlare con me in inglese, quando l’avevo messa al corrente che l’avrei intesa lo stesso, qualora avesse comunicato con me in giapponese.
Nei momenti della giornata in cui mi trovavo nella pensione e non ero in giro a fare il turista, avevo cercato di mantenermi ad una certa distanza da lei per quanto possibile, e mi ero messo in guardia preventivamente dalle sue esternazioni. Avevo cercato di ridurre al minimo i contatti che avrei potuto avere accidentalmente con lei. Raccolsi buoni risultati, ma la sua presenza era sempre incombente. Mi ero limitato perciò ad averci a che fare solo per questioni strettamente necessarie.
A voler esser sinceri, non ero così sicuro fosse una cattiva persona. Per quanto io non ne abbia parlato in modo positivo, sarebbe stato irrispettoso crederla persona ignobile. Tuttavia, non ero riuscito in tutti quei giorni a farmela piacere e mai ne sarei stato capace. Il suo modo di fare viscido me la rendeva ripugnante, a tal punto che non sarei riuscito a comportarmi con lei con naturalezza. Mi sarei mostrato sempre a disagio. Mi auguravo che non si fosse accorta che non l’avevo così in grande stima, in dispregio a dire il vero, ma forse non me ne fregava poi così tanto.
Ebbene, diffidavo di lei e perciò avevo giudicato fosse preferibile non affidargli il mio computer. Era stata una precauzione che avevo voluta prendere verso un oggetto al quale davo molta importanza per le variegate e molteplici informazioni che conteneva. Non si poteva mai sapere cosa avrebbe potuto fare la pensionante. Già mi ero fatto convincere a lasciarle la valigia in custodia, dimostrando che mi sarei fidato di lei incondizionatamente. Chiaro che non sarei arrivato a sospettare che potesse appropriarsi indebitamente di qualcosa di mio. Non avrei mai potuto crederla una ladra, nonostante la diffidenza che sentivo di provare legittimamente nei suoi confronti.
Avevo sperato quindi che quella mattina stessa, quando avevo saldato il conto e mi ero congedato da lei, sarebbe stata l’ultima volta in cui ci saremmo visti. Speravo ora viepiù che, recuperata la valigia e a suo tempo controllato il contenuto, non mi capitasse di scoprire che mancava qualcosa. Sarebbe stata una situazione davvero spiacevole. No, non potevo credere che potesse rivelarsi così meschina e disonesta.
Continuai a correre finché non arrivai a destinazione. Avevo davanti a me la cancellata della pensione. Avevo sempre il cellulare in mano. Lo controllai per l’ennesima volta. Erano le 11.20. Mi rimaneva pochissimo tempo. Il primo autobus utile che mi avrebbe riportato alla stazione sarebbe passato alla fermata più vicina alle 11.45. Pure questa distava quasi un chilometro. L’unica nota positiva era che non avrei dovuto correre come avevo appena fatto poc’anzi. Tutt’al più che se avessi dovuto, sarebbe stato peggio, poiché avrei avuto un peso in più da trascinare lungo la via.
Con l’avvicinarsi della mezzanotte il servizio di trasporto urbano su ruota si era ridotto a qualche itinerario di percorrenza. Gli autobus operativi erano sensibilmente diminuiti. Dovendo per forza di cose prendere l’autobus che sarebbe passato a quell’ora, non individuandone alcuno che passasse prima, per qualche minuto avrei persa la coincidenza con la corriera per Tokyo. Avrei dovuto sperare solo che questa partisse con un po’ di ritardo o che attendesse tutti i passeggeri entro un certo limite di tempo ragionevole, come non era escluso potesse capitare in questo Paese. Ero quasi perduto, rassegnato alla sconfitta e agli strascichi che ne sarebbero conseguiti, ovviamente solo a mio detrimento.
Avrei potuta considerare l’opzione taxi, anche se prenderlo mi sarebbe costato di più, ma in questi frangenti era un dettaglio più che trascurabile. Non avevo molti soldi nel portafoglio, ma immaginavo sarebbero stati sufficienti per pagare la tariffa del tragitto verso la stazione. Tuttavia, non avevo il numero di telefono per chiamare il servizio, e in più, anche in questo caso, non avevo la piena certezza che sarei arrivato in tempo. Anche se lo avessi sollecitato a fare in fretta, con la strada che avrebbe dovuto percorrere per venirmi a prendere, il tempo si sarebbe accorciato irrimediabilmente.
Ormai ero quasi certo che non ce l’avrei fatta, ma non avrei dovuto lasciare nulla di intentato lo stesso. Solo una mancanza di puntualità o un allentamento del rigore per i tempi d’attesa per quel che riguardava la corriera che si sperava mi riportasse a Tokyo mi avrebbero permesso di nutrire la mia speranza.
All’apice del mio sconforto, mi si prospettavano scenari terribili che mai e poi mai avrei pensato di figurarmi. Premetto che avevo pochissimi soldi con me e che in quei giorni avevo avuto dei problemi con il prelievo del denaro tramite la mia carta prepagata. Non ero perciò sicuro che avrei potuto ritirare altri soldi per ulteriori spese accessorie che non avevo contemplato, dal momento che la scheda prepagata avrebbe potuto darmi ancora dei problemi.
