La tua Arte (seconda parte)

Non era escluso che potesse andare più o meno com’era andata anche a lui in passato; in altre parole, che si potessero ripetere le stesse situazioni che aveva vissute con suo padre prima di loro. Tuttavia, prima di farli uscire allo scoperto, avrebbe dovuto riconoscere lui stesso in loro l’acquisizione di una giusta maturità artistica con la quale riuscire a padroneggiare efficacemente e brillantemente l’arte che per tutti quegli anni aveva ed avrebbe stimolata in loro. Auspicava che i suoi figli non si dimostrassero mai pienamente soddisfatti del loro lavoro, realizzati nella loro professione artistica. Si augurava che la loro miglior opera potesse essere sempre la prossima. Avrebbe desiderato che la loro arte potesse sempre mostrarsi perfettibile e che non individuassero in essa un punto d’arrivo di comodo che li dissuadesse dal volersi sempre migliorare. Il padre scultore artista del legno allora non aveva mai cercato di discostarsi da questo modo di ragionare che aveva caratterizzata la sua famiglia e che egli stesso si era trovato ad ereditare.

Il padre scultore artista del legno proveniva infatti da un’illustre famiglia di artisti che aveva maneggiata lungamente questa materia in passato, ottenendo notevoli risultati, che avevano portato i suoi membri a conseguire prestigiosi riconoscimenti, dimostrando ampiamente l’eccellenza della loro arte. Si erano susseguite numerose splendide generazioni d’artisti del legno che avevano contribuito a dare lustro a questa famiglia, attraverso i secoli che si erano succeduti fino ai giorni nostri. Le radici affondavano a qualche secolo fa, ed avevano donata linfa vitale all’albero genealogico che vi era cresciuto sopra a dismisura e che raccoglieva tra le sue diramazioni una nutrita schiera di suoi rinomati rappresentanti.

Il padre scultore artista del legno sperava che tra queste note personalità dell’arte si potessero annoverare in un futuro non molto lontano pure i suoi figli, in qualità di ultimi discendenti di questa illustre famiglia ed eredi di quest’arte atavica, la quale loro stessi avrebbero dovuta saper maneggiare ad un livello tale da far sì che corrispondesse a quel che in cuor suo avrebbe desiderato. Il padre scultore artista del legno attendeva allora il giorno che avrebbe potuta ammirare un’opera che dimostrasse che avevano raggiunta finalmente una certa maestria; un qualche manufatto o una scultura vera e propria, modellata dalle loro mani fattesi esperte. Invero, considerata la giovane età dei suoi due figli avrebbe dovuto mostrarsi meno pretenzioso.

Capitò allora che in una giornata estiva qualsiasi il padre scultore artista del legno non avesse abbassate le sue pretese in fatto d’impegno da parte dei suoi due figli ed avesse perciò richiesta la loro collaborazione per il completamento di una scultura che avrebbe dovuto consegnare a breve ad un suo committente. Avrebbero dovuto infatti assisterlo nelle ultime fasi di rifinitura di una scultura raffigurante Apollo e Dafne che gli era stata commissionata tempo addietro. Dal momento che la loro assistenza non richiedeva che svolgessero mansioni troppo impegnative per cui avrebbero dovuta adoperare la maestria che avevano acquisita fino a quel momento, il padre scultore artista del legno sperava che i suoi due figli non trovassero la loro mansione poco gratificante a tal punto da dissuaderli dall’impiegare il doveroso impegno che sarebbe stato auspicabile che dimostrassero davanti ai suoi occhi.

Ultimamente però al padre era capitato di riscontrare quanto poco impegno ci stessero mettendo i suoi figli nei compiti che assegnava loro e che immaginava perciò li considerassero come ingrati. Era fermamente convinto che li avrebbero dovuti accettare nella misura in cui sarebbero arrivati a trarne proficui insegnamenti per raggiungere in un futuro la giusta maturità artistica che li avrebbe portati ad essere padroni della loro arte e perciò a realizzare opere degne di nota. Qualcuno magari in un futuro prossimo avrebbe potuto riconoscere in loro un certo talento nascosto che tendeva ancora solo ad intravedersi. Sperava allora, sempre ardentemente, che si celasse latente in loro questo talento per l’arte e che quindi ritardasse ad uscire allo scoperto.

Perciò arrivò ad irritarsi perché la figlia aveva limato troppo una parte del volto della scultura di Apollo e Dafne, a tal punto che il volto di Dafne ne risultò irrimediabilmente deturpato, assumendo un’espressione straziante. Il padre si accorse subito dell’errore commesso dalla figlia che aveva prestata poca attenzione nel processo di limatura, manifestatosi in un passaggio forse troppo vigoroso, e montò su tutte le furie, financo a riprenderla energicamente per la sua negligenza. Il padre l’accusò allora di aver irrimediabilmente compromessa la perfezione che riteneva di aver conferita alla scultura attraverso l’espressione del volto, alla quale si stavano apportando gli ultimi ritocchi e le ultime definizioni.

Il padre aveva perso il lume della ragione ad aveva preso a rimproverare la figlia, come mai gli era capitato prima d’ora. La figlia era rimasta terrorizzata, senza potersi capacitare di questo scoppio d’ira, e aveva preso a tremare come una foglia di fronte alle sue reprimende. Il fratello era rimasto allibito dalla reazione irruente del padre che si scagliava contro la figlia, e aveva quindi prese le parti della sorella che considerava vittima di un rimprovero per nulla commisurato alla colpa che le era stata imputata, per un errore che si sarebbe anche potuto correggere in qualche modo e che non poteva aver danneggiata e compromessa irreparabilmente la scultura lignea di Apollo e Dafne. Il fratello allora prese la lima che era caduta a terra dalle mani della sorella e modificò l’espressione del volto di Apollo a suo piacimento. Si mostrò determinato così a pareggiare l’equivalente espressione straziante impressa maldestramente dalla sorella sul volto di Dafne. Quello che la sorella aveva fatto involontariamente, il fratello lo fece invece volentieri, per mettersi contro il padre e difendere così la sorella dai suoi feroci rimproveri. Lasciò poi cadere la lima a terra e si mise sulla difensiva, conscio che il padre sarebbe diventato una furia per la portata dell’affronto che gli aveva mosso così spavaldamente; un ulteriore affronto che il padre non avrebbe affatto digerito, proprio come quello immediatamente precedente, e che lo avrebbe portato ad ingigantire la sua collera fino al parossismo estremo, come di fatto accadde.

Notando come il fratello avesse prese le sue difese, la sorella si rianimò subito, armandosi di un coraggio che di fatto non pensava di possedere, e lo assommò quindi a quello del fratello. I due fratelli si sarebbero sostenuti meglio a vicenda e si sarebbero ribellati ad una forma di autorità che ritenevano troppo esagerata. Riuscirono effettivamente a darsi man forte a vicenda. Coalizzatisi assieme, i due fratelli avevano fronteggiato il padre, minacciandolo che avrebbero mollato tutto, non solamente l’assistenza che gli avevano fornita nella realizzazione della scultura di Apollo e Dafne, ma soprattutto il compito assegnato loro per le vacanze estive, le quali avrebbero volute trascorrere in modo leggermente diverso.

Avrebbero voluto che il padre alleggerisse di fatto il loro compito, la scultura che aveva loro assegnata da realizzare, il cui impegno avrebbe dovuto conciliarsi con il bisogno che nutrivano di poter godere di un meritato riposo che ipoteticamente sarebbe dovuto giungere al termine delle loro fatiche scolastiche. Lo avevano anelato da diverso tempo questo periodo di riposo; dopo gli impegni scolastici ai quali avevano dovuto adempiere per forza di cose. Avrebbero sperato allora che il padre non se ne approfittasse del cospicuo lasso di tempo vacanziero che avrebbero avuto a loro disposizione prima di ritornare inesorabilmente tra i banchi di scuola. Il padre invece era stato di tutt’altro avviso e pareva non essersi dato pensiero della loro insofferenza e del loro disagio; stati d’animo demotivanti, che in fin dei conti potevano aver condizionata la sorella a commettere quell’errore di limatura che lo aveva fatto così infuriare.

Tendevano a rimanergli di fronte per tenergli fieramente testa, senza abbassare lo sguardo e senza dare l’impressione di poter cedere moralmente ai suoi rimproveri. Tuttavia, dopo alcuni secondi di stallo durante i quali avevano valutato dal solo osservarne i lineamenti alterati del volto che il loro coraggio non sarebbe stato di per sé sufficiente a fronteggiarlo, e al più non sapendo prevedere quali sarebbero state le conseguenze immediate della loro ribellione nel breve e nel lungo termine, a mezzo magari di qualche punizione che il padre stesso avrebbe potuto riservargli ed infliggergli, cambiarono decisamente strategia e si risolsero per trovare una via di fuga che potesse metterli a distanza di sicurezza dalla collera impetuosa che lo aveva avvinto e che speravano non lo portasse in ultimo a diventare manesco.

I due fratelli si guadarono a vicenda e pareva avessero allineati i loro pensieri nella stessa direzione; una direzione tanto immaginaria quanto concreta, che li avrebbe condotti sopra la casa di legno sull’albero che il padre scultore artista del legno aveva costruita loro in previsione della loro nascita, poiché sperava che in un futuro vi si potessero accomodare placidamente per riflettere su quanto bella fosse la vita, e quindi sostare indefinitamente ad osservare il mondo da un’altra prospettiva. Tradussero perciò il loro nuovo proposito in atto, e scapparono via di corsa. Dal momento che rispondendo a tono ai suoi rimproveri ed alle sue accuse non erano certi di potersi aspettare che riconoscesse il suo errore e la relativa reazione scomposta a tal punto da chieder loro scusa per averli così aggrediti, decisero di fuggire via assieme, cogliendo il padre di sorpresa, senza che si fosse potuto rendere conto o prevedere che avrebbero potuta darsela a gambe levate, giusto nel lasso di tempo che servì a loro due per uscire dalla sua visuale.

Il padre scultore artista del legno accennò qualche passo nella loro direzione, senza però risolversi se rincorrerli o meno, sicché ristette sul nascere dalle sue intenzioni. Rimuginò tra sé e sé. Pensò coscienziosamente che un’altra reazione inconsulta, condizionata dal nuovo comportamento adottato dai suoi due figli che li aveva portati a fuggire da lui per mettersi convenientemente al riparo dalle sue feroci reprimende, sarebbe stata alquanto deleteria, per lui principalmente. Si sarebbe configurata come una mossa invero altamente imprudente, che avrebbe potuto mettere i suoi figli contro di lui, finché avrebbero finito per odiarlo definitivamente. No, magari quello no, non avrebbe voluto pensarci nemmeno per un istante. Sarebbe potuta venire meno la stima ed il rispetto verso di lui che era loro padre, ma non poteva pensare minimamente che i suoi due figli potessero arrivare a provare un sentimento di disprezzo totale nei suoi confronti, magari riuscendo pure a mascherarlo opportunamente ai suoi occhi indagatori.

Si appressò lentamente al vano d’uscita del suo studio, che dava direttamente sul cortile prospicente, dal quale si innalzava l’imponente albero che ospitava la casetta che aveva a suo tempo costruita loro con affabile zelo. Sollevato lo sguardo e rivoltolo fissamente a quella scatola lignea appesa all’albero che aveva appena dato rifugio ai suoi due figli, riconobbe onestamente di aver montata un po’ troppa collera nei loro confronti e si rammaricò alquanto per la sua reazione spropositata.

Con l’avvicinarsi cadenzato al vano d’uscita dello studio, il padre scultore artista del legno aveva notato fin troppo distintamente come i suoi due figli avessero ritirata la scala a corda che serviva per salire sopra la casa di legno; dandogli così ad intendere, come sempre del resto, che si sarebbero voluti raccogliere in loro stessi lì sopra al suo interno e che per il padre collerico non c’era spazio in quel luogo spensierato, il quale non avrebbe dovuto accogliere la sua irreprimibile rabbia. Il padre allora comprese subito di aver esagerato e cercò di riparare alla sua feroce intemperanza chiamandoli a gran voce per invitarli a scendere, con il provare a dare loro ad intendere che si era tranquillizzato e avrebbe trovata una soluzione alternativa al danno procurato. Ad ogni modo prestò particolare attenzione a non umiliarsi di fronte ai figli con il rendersi troppo accondiscendente nei loro confronti. Riuscì infatti ad impedire recisamente che sentimenti troppo concilianti a lui alieni in quel periodo prendessero il sopravvento, su di lui principalmente e sulle sue irremovibili decisioni, che almeno per il momento ammettevano solamente un parziale accomodamento provvisorio con i figli fuggiaschi.

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