La moglie che nel frattempo era rimasta ad osservarlo a distanza di sicurezza, cercando nondimeno di comprenderne i pensieri, che dall’espressione avrebbe creduti in perpetuo conflitto tra loro, senza però volerlo riscuotere dal suo universo riflessivo, si fece coraggio e si avvicinò al marito che era rientrato per un attimo nello studio e aveva preso ad osservare la scultura lignea di Apollo e Dafne ponendovisi di fronte. Notò come non riuscisse a levare gli occhi di dosso da entrambi quei due volti che i suoi figli avevano irrimediabilmente alterati.
La moglie si preoccupò allora di non fare rumore mentre avanzava all’interno dello studio del marito. Gli si pose alle spalle. Non avrebbe voluto riscuoterlo però dai suoi pensieri, con il rischio che potesse irritarsi ancor di più, sebbene fosse conscia che non avrebbe potuto adirarsi anche con lei. La sua nobile intenzione consisteva nel volerlo pacificare solo con la sua presenza onnipervasiva. Sperava di potergli rasserenare l’animo sconquassato dal danno imprevisto che i figli avevano incautamente procurato. Il marito infatti era tornato a rianalizzarlo con lo sguardo scrutatore.
Era innegabile che i suoi due figli avessero irrimediabilmente alterata l’espressione dei due volti di Apollo e Dafne. Un’espressione straziante che sembrava accomunarli entrambi e che parve riflettersi sul volto del marito, che continuava a fissare i volti deturpati della scultura e che perciò ne aveva acquisite, nella sua stessa fisionomia, le singolari caratteristiche. Vi si erano traferite, aderendovi completamente. La moglie allora non avrebbe incontrata alcuna difficoltà a riconoscere, pure impercettibilmente dalla sua posizione, quanto il volto del marito si fosse alterato, assumendo quella precipua connotazione dolorosa impressa su ambedue i volti della scultura lignea.
La moglie avrebbe potuto credere che il marito volesse solamente emulare con la sua mimica facciale l’espressione straziante dei due volti lignei della scultura per cercare di comprendere se al suo cliente sarebbe potuta parimenti piacere questa nuova versione. Immaginava il marito volesse farglielo intendere, ma ovviamente non si sarebbe ingannata a credere che il marito si sarebbe abbandonato a questa stravaganza, dal momento che avvertì distintamente quanto l’atmosfera attorno a loro non suggerisse che il suo animo si potesse rasserenare facilmente trovando una soluzione di comodo.
La moglie avrebbe voluto fermarlo ad un certo punto dal proposito che prese ad animare le sue nuove mosse. Riscuotendosi all’improvviso dalla sua immobilità, il marito la rese spettatrice involontaria di attimi di alacre turbolenza, che si susseguirono senza soluzione di continuità agli attimi che poco prima le erano sembrati inesauribili, durante i quali il marito era rimasto immoto a scrutare la scultura e i suoi due volti in particolare, sforzandosi di riprodurre sul suo di volto la loro analoga espressione alterata. Tuttavia, era consapevole che non ci sarebbe riuscita. Si sentiva invero impotente di fronte a lui e ai suoi imprevedibili mutamenti d’umore.
Il marito era corso subito all’interno della rimessa annessa alla loro abitazione e ne aveva tratta fuori una scure opportunamente affilata. Portandola con sé, rientrò nello studio e rivolse la sua attenzione esclusiva all’indirizzo della scultura di cupido, alla quale si stavano dedicando i loro due figli in quella stagione estiva. Il padre scultore artista del legno non esitò un istante con la scultura ancora in lavorazione davanti a sé. La tagliò in due di netto con un fendente preciso, dividendola in due parti quasi uguali. Compiuto il gesto del quale forse si sarebbe pentito in futuro, si precipitò successivamente fuori casa ed attraversando una parte del cortile si portò ai piedi dell’albero imponente che ospitava la casa che aveva dato da poco ricovero ai suoi due figli, rifugiativisi dentro per sfuggire alla sua collera furibonda, la quale, all’evidenza che ne ebbe la moglie osservandone la foga che riversava nella sua azione irruente, pareva per davvero esser tornata ad animarlo vigorosamente, per sostenere le sue nuove discutibili intenzioni.
Le parve improbabile che il marito volesse abbattere l’albero per intero. Anche se lo avesse voluto ardentemente, al sommo della sua collera irriflessa, impiegando tutte le sue forze, non ci sarebbe riuscito. La moglie sapeva infatti come si sentisse troppo indebolito nell’ultimo periodo per poter solamente concepire un’idea simile, considerata poi la circostanza per cui doveva aver investita la maggior parte delle sue energie nel vigoroso rimprovero che aveva scagliato ai figli. Pensò allora che la precisa intenzione del marito fosse solamente quella di esortarli a scendere dalla struttura in legno a forma di grossa scatola rettangolare che aveva dato loro rifugio servendosi della scure quale avvertimento. Avendola con sé, avrebbe potuto lanciare loro una minaccia, quella di utilizzare la scure all’occorrenza, solo nel caso in cui non si fossero decisi con le buone maniere a scendere, ma difficilmente l’avrebbe tradotta in atto. La moglie sperava ardentemente che timori latenti non si avverassero.
Poco prima il marito aveva provato ad invitarli a scendere, ma non aveva sortito alcun effetto. I suoi due figli non avevano fatta pervenire alcuna risposta affermativa al padre, non acconsentendo di fatto a scendere dalla struttura lignea appesa all’albero. Era consapevole purtroppo che sarebbe dovuto tornare persino a minacciarli per farli scendere con le loro gambe. All’inizio provò persino a capire se sarebbe riuscito ad arrampicarsi fino a raggiungere quello scatolone ligneo così solidamente appeso all’albero, ma l’altezza proibitiva della struttura e soprattutto il suo debilitante indebolimento fisico lo avevano dissuaso giocoforza dall’intento, per cui aveva rigettata l’idea sul nascere.
Trovandosi ora subito sotto la struttura lignea rappresentata dalla casa sull’albero, il padre scultore artista del legno fece un ultimo tentativo rivolgendosi ai figli per convincerli a scendere, ma purtroppo anche questo tentativo non andò a buon fine, per cui li dovette successivamente avvertire che avrebbe dovuto per forza di cose abbattere l’albero per farli scendere. Confessò in tutta sincerità che non si sarebbe potuta trovare alcun’altra soluzione, se non quella che aveva loro appena esposta. I due figli così rincantucciati all’interno del loro ricovero non si fecero però convincere dalle minacce che il padre aveva loro rivolte, fortemente irremovibile nelle sue solide intenzioni, e continuavano a rimanere in silenzio. Indugiava infatti nell’aria un silenzio assoluto. Il marito avrebbe creduto potesse venire rotto almeno dal rumore di qualche movimento proveniente dalla casetta sull’albero, che però non gli giunse neppure flebilmente all’orecchio, per quanto avesse chiusi gli occhi per apprezzare meglio le sonorità circostanti.
Il padre allora si convinse definitivamente che non ci sarebbe stato verso di farli scendere se non quello di utilizzare la scure che si era portata appresso e che poc’anzi gli era servita per dare il ben servito ai suoi due figli, tagliando di netto il loro cupido che si era ormai convinto non avrebbero ultimato. Si era ormai persuaso che questa loro ultima presa di posizione non li avrebbe più restituiti alle loro abituali mansioni artistiche e si sarebbe potuta considerare una ritirata definitiva. Non avrebbe potuto ingannarsi con le sue valutazioni in merito alla loro rinuncia. Del resto, avrebbe potuto affermare che ci aveva già pensato lui stesso a frustrare un ipotetico ritorno di fiamma da parte dei figli, quel sacro fuoco dell’arte che sperava non si spegnesse ancora nel loro animo. Ad ogni modo non sarebbero più potuti tornare a lavorare alla loro opera così tagliata a metà di netto dal padre, il quale aveva provata una cocente delusione che si sarebbe forse raffreddata con il trascorrere del tempo.
Non ottenendo alcun risultato dalle sue minacce verbali, si predispose allora ad utilizzare in concreto la scure che si era portato appresso. Il tronco dell’albero che avrebbe dovuto subire la sua collera gli stava accanto, ma si sarebbe limitato ad incidere la corteccia superficialmente per spaventare i suoi due figli. Sollevando l’arnese affilato ad una buona altezza, sentì di aver riacquistato in un baleno il vigore che lo aveva lentamente abbandonato negli ultimi tempi e se ne meravigliò sommamente, compiacendosene, dal momento che gli sarebbe servito per compiere il suo riprovevole gesto. Tuttavia, si trattò solamente di un’impressione momentanea, ispirata dalla determinazione con la quale stava dando seguito al suo proposito, dal momento che la scure gli cadde dalle mani dopo aver menato il primo e unico energico fendente concessogli dalle sue forze, tornate ad abbandonarlo inesorabilmente subito dopo.
