Arrivato accanto al tronco dell’albero, il padre scultore artista del legno aveva notato come la pianta d’edera che lo avviluppava, così vicina a lui, emanasse un colore verde smeraldo dalle variopinte tonalità, le quali gli trasmisero una corroborante sensazione di rilassatezza che di sicuro lo avrebbe agevolato nell’ascesa. Si sentiva così in forze da non sembrare affatto spaventato dalla prospettiva di arrampicarsi a mani nude sopra l’albero per raggiungere la scatola lignea che vi era appesa come un marsupio. Avrebbe potuto confidare in più sulla solidità che la pianta di edera della quale ne aveva appena saggiata la consistenza gli ispirava. Fissato come obiettivo la casetta in legno che ospitava i suoi figli reclusisi dentro, si predispose ad ascendere per raggiungerla. Ce l’avrebbe messa tutta allora per provare a riappacificarsi con i suoi due figli che aveva così severamente redarguiti.
Convintosi del suo proposito, non ebbe alcun’altra esitazione di fronte alla missione che avrebbe dovuta compiere. Ghermì alcuni degli innumerevoli rami ricoperti di fogliame che costituivano la pianta d’edera e vi si issò. La salita alla casa sull’albero non fu delle più agevoli, ma riuscì risoluto nell’impresa, prendendosi giustamente il suo tempo. La tensione che la sfida gli aveva insinuata aveva fatto guizzare i suoi muscoli, mettendo a dura prova la sua capacità di sopportazione al dolore, senza però portarlo a varcarne la soglia. Confidò, ricambiato dal destino a lui clemente, nelle forze che lo stavano sostenendo nella sua nobile missione rappacificatoria e soprattutto nella solidità della pianta i cui rami non gli si spezzarono miracolosamente tra le dita, finché raggiunse infine il tetto della casetta. Vi penzolò per qualche secondo, stringendosi nervosamente con le mani al bordo, per poi lasciarsi cadere sulla piccola veranda antistante, proprio di fronte alla porta che immetteva all’interno di quella scatola lignea.
Fece un ultimo per richiamarli dall’esterno affinché uscissero loro stessi, ma non ebbe risposta. Si predispose allora ad entrare all’interno della casetta. Si trovava di fronte alla porta d’ingresso in quel momento, e si rese conto solo allora, osservandola dopo diverso tempo dalla sua assenza, di non aver mai pensato di attrezzarla con qualche chiavistello o catenaccio che la potesse chiudere dall’interno.
Il padre scultore artista del legno si compiacque di quella che in altri contesti e situazioni avrebbe considerata come sua negligenza e non ebbe perciò alcuna difficoltà ad abbassare la maniglia e ad entrare agevolmente nell’unico locale che costituiva la struttura di quel fabbricato in legno. L’oscurità in quell’ambiente chiuso si era fatta più densa, ma i raggi lunari tendevano a penetrarvi timidamente lo stesso, attraverso le finestrelle riquadrate poste subito ai lati della porta.
Il padre scultore artista del legno spaziò con lo sguardo davanti a sé, ma non riuscì ad intuire la presenza dei suoi due figli. Nonostante l’ambiente interno fosse di dimensioni ridotte, l’oscurità non lo avrebbe ad ogni modo aiutato a riconoscerli al primo istante, tutt’al più che riteneva potessero essere andati a rintanarsi in un angolo risparmiato dai raggi lunari che filtravano debolmente dentro la casetta attraverso le due finestrelle riquadrate.
Aveva pensato dapprima che si sarebbe potuto presentare il rischio che lo cogliessero di sorpresa sfuggendogli di soppiatto da sotto il naso. Avrebbero potuto allora aggirarlo per evadere da quella casetta, se non li avesse notati all’istante. Lo avrebbero potuto fare in piena libertà; si sarebbero di fatto issati sopra il tetto e di conseguenza avrebbero usata la pianta d’edera per calarsi a terra. Avrebbero dovuta esplorare questa nuova possibilità per forza di cose e si sarebbero quindi avvinghiati alla rigogliosa e solida pianta rampicante che aveva sostenuto loro padre in precedenza. Purtroppo per loro due, non avrebbero fatto in tempo a recuperare la scala a corda con la quale scendere a terra per poter scappare proprio da lui che avrebbe invece voluto riconciliarsi definitivamente con loro. Nonostante le promesse che fin prima aveva rivolte loro a riguardo di un suo pentimento di fronte alla sua reazione irruente, pensò che ai suoi figli non sarebbe sembrato verosimile che si fosse così ravveduto in breve tempo. Non era escluso allora che avessero dubitato della sua effettiva sincerità e se ne fossero fuggiti di soppiatto.
Rimase per qualche istante fermo sulla soglia, mentre aveva preso a sondare con lo sguardo indagatore l’ambiente interno per capire se davvero i suoi due figli fossero ancora dentro l’unico ampio locale che costituiva l’intera struttura. Ripassò ogni cantone affinando la vista il più possibile; tuttavia, non avvertendone la presenza, dovette rendersi conto alla fine di come dovessero essergli già sfuggiti. Si chiese allora come fossero riusciti ad evadere financo a far sì che non se ne accorgesse minimamente. Aveva fissata la casetta sull’albero per tutta la serata fino ad allora, ancorché attraverso le lacrime che gli avevano appannata la vista e che quindi lo avrebbero potuto confondere, ma non aveva notati i suoi due figli calarsi a terra e fuggire chissà dove. In un tale frangente non avrebbe potuto far altro che maledire l’oscurità per averlo così ignominiosamente ingannato; naturalmente se le sue supposizioni fossero corrisposte al vero.
Ci avrebbe pensato sicuramente più tardi, poiché la sua attenzione, come una calamita avvinta da un indomito magnetismo, fu attirata irresistibilmente da una statua che scoperse trovarsi leggermente in penombra. Non l’aveva notata subito, sebbene l’avesse fronteggiata dacché era entrato, e neppure qualche istante dopo, dal momento che la sua attenzione si era esclusivamente concentrata sull’individuazione di un qualche movimento che potesse rivelargli la presenza dei figli, i quali invece parevano essersi dissolti misteriosamente. Notò quindi la statua solo dopo aver scandagliato meticolosamente con i suoi occhi indagatori l’ambiente circostante, dal momento che quella che si rivelò trattarsi di una scultura in legno pareva confondersi in una condizione di semioscurità, rimanendo sullo sfondo della parete che stava appoggiata al tronco dell’albero.
