Si avvicinò adagio alla parete che gli si poneva davanti. Più si avvicinava più i raggi lunari parevano intensificare la loro luminosità, finché di fatto non investirono la statua quasi del tutto appena si trovò ai suoi piedi. Si trattava della sua statua di Apollo e Dafne; la scultura lignea alla quale stava lavorando e che avrebbe dovuta consegnare a breve al suo committente. Non era consapevole se fosse o meno una sua impressione, ma gli parve che i raggi lunari andassero ad intensificarsi prevalentemente all’altezza dei due volti della scultura. Il suo sguardo fu invitato perciò ad osservare precipuamente l’espressione di entrambi i volti di Apollo e Dafne che erano stati illuminati da una nuova luce proveniente dall’esterno.
Notò fin troppo distintamente come entrambe le espressioni dei due volti fossero le stesse che aveva loro amorevolmente impresse prima che i suoi due figli le alterassero. Non riusciva a capacitarsi se si trattasse invero di un miracolo. Si sentì euforico per l’improvvisa scoperta, sebbene sapesse in cuor suo che avrebbe dovuto sospettare che vi fosse qualche mistificazione in atto, magari con il preciso intento di irriderlo, che però difficilmente sarebbe riuscito a svelare, così su due piedi. Non sarebbe riuscito di fatto a capire se lo avessero davvero ingannato o se invece fosse stato benedetto per una qualche sua buona azione, tanto da ricevere un premio così importante, del quale non sapeva se ritenere di esserne meritevole. La gioia improvvisa ed imprevista si era fatta debordante ed aveva messe a riposo le eventuali sensazioni che avrebbero potuto metterlo in allarme, prendendo il totale sopravvento sulle sue azioni.
Avrebbe dovuto trovare il modo ora di calare a terra la statua di Apollo e Dafne. Non vedeva l’ora di farla vedere alla moglie. Sperava non si fosse già coricata, benché ormai dovesse esser già trascorsa la mezzanotte da diverso tempo. Non aveva un orologio con sé e non sarebbe perciò riuscito con i suoi sensi a capacitarsi di che ore della notte fossero. Poco male. Avrebbe fatto subito un tentativo in camera da letto; l’avrebbe svegliata di sicuro, ma era troppo contento per rimandare la rivelazione della sua incredibile scoperta. Sperava infatti che potesse rallegrarsene assieme a lui…
… Ma prima doveva trovare il modo di far scendere la scultura lignea di Apollo e Dafne a terra. La scultura avrebbe dovuto toccare il suolo senza danneggiarsi. Si ingegnò allora al meglio delle sue possibilità, finché non trovò una soluzione praticabile al suo singolare problema. Cercò la scala a corda che portava alla casetta e che i suoi due figli dovevano aver levata via dai suoi ancoraggi. Sperava non gli avessero fatto lo scherzo di essersene appropriati, privandolo della disponibilità di un attrezzo utile per il suo scopo. Per fortuna la trovò arrotolata in un cantuccio. Era interamente ricoperta da una spesso strato di polvere. La ripulì alla bell’e meglio e si predispose a mettere in atto il suo proposito, uscendo verso la veranda antistante alla casetta, prestando particolare attenzione a trasportare all’esterno, saldamente tra le mani, la scultura lignea alla quale si era così dedicato e che pensava non potesse tornare mai più come prima. Avrebbe provato allora a legarla nel miglior modo possibile all’estremità inferiore della scala a corda, che avrebbe poi calata adagio a terra, sperando che il nodo reggesse finché la statua non avesse toccato il prato del cortile.
Per un attimo considerò l’idea di fare tutto in estrema tranquillità l’indomani, data l’ora divenuta tarda, oltreché data l’incertezza per l’esito della sua idea, sulla quale pareva ad ogni modo seriamente confidare. Tuttavia, la straordinarietà dell’avvenimento lo mise subito in allarme sulle possibili conseguenze di un eventuale abbandono della scultura lignea, che sarebbe rimasta incustodita per tutta la notte all’interno della casetta. Tornò a sospettare allora che i suoi due figli gli stessero giocando un brutto scherzo e che quindi avrebbe fatto meglio a calarsi assieme alla statua per evitare che gliela potessero sottrarre nel cuore della notte e tornare a farci chissà cosa. Benché conservasse in sé la reale intenzione di riconciliarsi con i suoi due figli, il dubbio che lo stessero ingannando faceva fatica ad abbandonarlo.
Un pensiero buono però reclamò la sua intima considerazione. Non era escluso che i suoi due figli fossero andati a dormire nel frattempo. Si augurava allora che il sonno potesse portare loro sogni lieti che facessero dimenticare loro il profondo dispiacere che dovevano aver provato di fronte alla sua feroce reprimenda. Se lo sarebbe augurato per davvero, dopo tutto ciò che era successo tra loro e che necessitava di spiegazioni convincenti da parte sua, che era sicuro sarebbe stato in grado di fornire a tempo debito. Sarebbe stato un epilogo accettabile, dopo tutto. Domani sarebbe stato chiaramente un altro giorno per tutti e tre. Ad ogni modo, avrebbe pensato in un secondo momento ai suoi due figli, i quali poteva solo immaginare che si fossero dissolti o dileguati nell’oscurità precedentemente al suo arrivo. Ora si doveva solamente concentrare affinché l’esecuzione della sua idea fosse impeccabile.
Dosò le forze necessarie al fine di calare dolcemente a terra la scultura lignea ed ottenne ciò che voleva. Per fortuna la statua non la si sarebbe potuta considerare troppo pesante, per cui riuscì a mettere in atto abilmente il suo iniziale proposito. Il nodo resistette a sufficienza da consentire alla statua di atterrare dolcemente al suolo senza subire alcun danno. Si calò anche lui di seguito alla sua scultura e provò a trascinarla lentamente, con la giusta cautela, all’interno della casa.
Si diresse prima nel suo studio però. Mentre procedeva lentamente, prendendosi qualche pausa nell’incedere durante il tragitto, trasportando con sé la statua lignea con i suoi personaggi che erano tornati ad avere entrambi l’espressione che aveva loro donata, pensò per un attimo che avrebbe potuto trovare l’altra copia con le espressioni alterate dai figli. Rigettò quest’idea, persuaso che non si sarebbe dato il caso, sebbene avesse appena vissuta una situazione incredibile che avrebbe potuto portarlo a credere a qualsiasi altra cosa che di surreale ne vantasse le caratteristiche. Quella che aveva tra le mani era proprio la scultura lignea di Apollo e Dafne che aveva scolpita lui stesso; non si sarebbe potuto ingannare.
Ad ogni modo mise piede nel suo studio. Come principalmente si era aspettato, non trovò la statua di Apollo e Dafne, che ricordava di aver lasciata nella sua solita posizione, anche dopo che i figli l’avevano danneggiata e dopo essersi quindi persuaso che non sarebbe tornata mai più come prima. Vi trovò solo la lima che era caduta nei pressi della posizione originaria che aveva occupata la statua in precedenza. L’ennesima scoperta lo convinse perciò di essere stato benedetto da una sorta di miracolo del quale non riusciva a comprenderne la natura.
Ricollocò la scultura lignea di Apollo e Dafne nel suo posto originario. Recuperò poi la lima da terra e la ripose tra i suoi utensili. A qualche metro di distanza stava il Cupido che aveva tagliato a metà e che nel frattempo non era tornato a ricongiungersi nella sua forma precedentemente intatta. Avvertì allora come la sua euforia stesse scemando per lasciare il posto ad una preoccupante mestizia. Non era tempo però di riconsiderare i suoi errori e cedere allo sconforto dopo la scoperta incredibile avvenuta nella casetta. Era certo che i suoi figli avrebbero compresi i suoi sbagli. Si persuadeva che non avrebbero provato risentimento a lungo nei suoi confronti per ciò che aveva fatto di riprovevole verso di loro; la totalità delle sue azioni sragionate che avevano portato allo stato dei fatti attuale. Non poteva credere quindi che non avrebbero accolto di buon grado il suo desiderio di riappacificazione.
