La tua Arte (ottava e ultima parte)

Dopo aver rimessa la scultura lignea nella sua posizione originaria e dopo aver così riflettuto per qualche istante sulle sue manchevolezze e sulla loro eventuale riparazione, uscì dallo studio per recarsi finalmente in camera da letto. Riconsiderò per un momento se fosse stato il caso di rimandare l’annuncio all’indomani. Come dapprima aveva pensato, era possibile che la moglie stesse già dormendo; tutt’al più che le varie operazione compiute fino a quel momento dovevano avergli rubato diverso tempo, per cui era ipotizzabile che l’ora si fosse fatta decisamente tarda.

Arrivò di fronte alla porta della loro camera matrimoniale. La trovò chiusa… Ma ovviamente non a chiave. Passando di stanza in stanza aveva potuto apprezzare il silenzio più assoluto e lo stesso silenzio tendeva a conservarsi anche ora che stava per aprire la porta che immetteva all’interno della loro camera.

La aprì, accese la luce e si guardò attorno inquieto. I suoi occhi andarono a fissarsi su due completini che si trovavano sopra ad una sedia imbottita messa in angolo. Si erano impolverati tantissimo rimanendo all’aria aperta per troppo tempo. Se ne era accorto anche ora, tant’è che gli sovvenne di aver riflettuto a lungo su cosa avrebbe potuto farci ed alla fine si era deciso a farne dono ad una copia di sua conoscenza che era in attesa di un parto gemellare. Dal momento che a lui non sarebbero più serviti ritenne fosse la decisione migliore da prendersi. Avrebbe così fatto un regalo azzeccatissimo a questa coppia di sua conoscenza, la quale immaginava lo avrebbe gradito molto.

Si voltò, intuendo la presenza di qualcuno alle sue spalle. Immaginava che fosse la moglie ad essere entrata dal cortile così di soprassalto, all’improvviso, senza che avesse potuto presentirlo nel momento in cui aveva messi gli occhi sui completini adagiati sopra la sedia imbottita messa in angolo. Ricordava come a lei piacesse sempre scherzare con lui e giocare ad una sorta di nascondino, che rispondeva a regole precise ed esclusive che avevano stilate assieme di concerto dacché si erano conosciuti.

Credeva perciò di aver notata un’ombra dietro di sé e avrebbe quasi voluto convincersene. La porta finestra della loro camera matrimoniale dava all’esterno ed era stata tenuta leggermente aperta per lasciare che la corrente d’aria penetrasse all’interno almeno un po’, trasformandosi in un salubre venticello che avrebbe così sferzata l’umidità ristagnante in quella stanza. Sapeva che avrebbe dovuto adoperarsi per arieggiare anche le altre stanze della casa che erano rimaste chiuse da tempo, ma non vi aveva ancora provveduto. Il suo infiacchimento fisico aveva condizionato e minato persino la sua buona volontà, la quale in altri frangenti non avrebbe elusa per nulla, assumendosi le sue responsabilità, com’era sempre capitato finora. Ad ogni modo doveva esser stata solo una folata di vento ad essere penetrata all’interno; per un attimo aveva gonfiata come una vela la tenda appesa alla porta finestra, la quale si era sinuosamente sollevata, per poi ritornare alla sua posizione originaria.

Il padre scultore artista del legno aveva seguito con la coda dell’occhio l’intero processo con il cuore in tumulto. Si girò lentamente alle sue spalle; si voltò all’indietro subito dopo aver intravista la tenda scendere a perpendicolo, sfiorando così il pavimento della loro camera matrimoniale; e nessun altro movimento si sarebbe potuto avvertire attorno a lui. Si avvicinò allora al mobile comprensivo di specchio che gli stava di fronte addossato al muro, dentro al quale marito e moglie erano soliti riporre i loro indumenti.

Così appressatosi, abbassò automaticamente lo sguardo, che si concentrò subito su di un foglietto impolverato che si trovava proprio al centro del ripiano del mobile in questione; un ripiano spoglio di qualsiasi soprammobile o ammennicolo che si potesse ritenere evocativo di tempi che se ne erano andati e ormai non sarebbero più tornati indietro. Dal suo punto di vista invece, il marito scultore artista del legno, lui sì però, in un certo senso, sarebbe potuto tornare indietro a suo piacimento a ritrovare la moglie nell’unica manifestazione laconica dei suoi pensieri che considerasse come un riassunto conciso della sua stessa vita, conservata in poche parole organizzate e assemblate abilmente, tra gli svolazzi della sua raffinata calligrafia.

“Anche se ti sono sfuggita per lungo tempo, so per certo che il tuo Amore per me sarà Eterno,

La tua Arte(misia).

Lesse mentalmente queste semplici parole di una potenza evocativa straordinaria per lui, le quali aveva lette e rilette ormai innumerevoli volte, per lungo tempo. Teneva gli occhi incollati davanti a questo foglietto consunto che era stato vergato esibendo una grafia scevra da qualsiasi accenno di incertezza e avvertì distintamente che qualche altra lacrima sarebbe tornata a reclamare di sgorgare dai suoi occhi arrossati dal pianto precedente. Non avrebbe sollevato lo sguardo per osservarsi allo specchio che gli stava di fronte. Aveva timore che l’espressione sopraffatta dal dolore che era sicuro gli si fosse dipinta in volto lo potesse annichilire completamente.

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