Dopo una tale rivelazione, mi chiesi come avrebbe potuto sortire un effetto positivo su Guglielmo la presenza di un quadro del genere. Anselmo non ci mise molto a notare quanto la storia mi avesse sconcertato, tant’è che provò a rassicurarmi affermando che si trattava di una semplice suggestione. Secondo lui non sussisteva alcuna connessione tra il quadro e le scelte già indirizzate della ragazzina, la quale era fisiologico che, con il trascorrere del tempo e l’assunzione di una maggiore indipendenza, avesse deciso da sé sulla prosecuzione o meno della propria attività musicale.
Chissà perché, riflettendo su quanto raccontatomi, mi trovai però ad essere di tutt’altro avviso. A differenza del mio amico non ero poi così sicuro che il quadro non avesse avuta alcuna implicazione nella decisione di rinunciare a suonare da parte della ragazzina. Non ero affatto convinto che il quadro non avesse influito in modo negativo su di lei. Doveva aver giocato un ruolo rilevante, tale da spingerla ad abbandonare la sua attività musicale. Sospettavo che il quadro avesse fatta la sua parte nella scelta della giovane musicista e mi sarei dovuto a ragione preoccupare per questo.
Ad ogni modo, Anselmo aggiunse che, se anche si fosse dato il caso che il quadro avesse influito negativamente su Guglielmo, per lo meno noi due ne avremmo potuto trarre vantaggio. Se il quadro avesse fatto lo stesso effetto al nostro amico, agendo negativamente su di lui allo stesso modo che nei confronti della ragazzina, avremmo potuto sperare che il nostro quieto vivere, a seguito della decisione di smettere di suonare, potesse beneficiare della sua rinuncia.
Era chiaro come Anselmo stesse scherzando e non volesse che Guglielmo rinunciasse definitivamente alla sua passione per la musica. Era impensabile che potessimo fargli uno sgarbo, prendendoci gioco di lui con questo artifizio. Tuttavia, il ragionamento del mio amico nonché inquilino di mestiere mercante d’arte non era del tutto scorretto. Alla fin fine, se Guglielmo non fosse stato in grado di ottenere dei buoni risultati con la musica, per noi sarebbe stato preferibile che smettesse di tediarci o addirittura di infastidirci con le sue lamentele ricorrenti; per cui non ci saremmo dovuti preoccupare se il quadro avesse influito negativamente su di lui. Avremmo solamente reso meno dolorosa la sua agonia e magari il nostro comportamento non sarebbe stato così riprovevole al punto che ce ne saremmo potuti pentire.
Al termine di queste considerazioni, a conti fatti, avremmo dovuto evitare che riflessioni sul paranormale potessero condizionare il nostro pensiero. Per quel che mi riguarda, mi sarebbe convenuto rimanere con i piedi per terra e propendere per assecondare il mio amico Anselmo, allineandomi con l’idea che il quadro non avrebbe avuto alcun effetto su Guglielmo, il quale avrebbe di fatto ricevuto un semplice regalo, che per cortesia non avrebbe potuto disprezzare e gli sarebbe potuto servire magari d’ispirazione.
Decidemmo di comune accordo che il luogo ideale dove appenderlo fosse uno dei muri della stanza della musica, a imitazione dei suoi precedenti proprietari; perché anche in casa nostra era stata organizzata una stanza destinata allo scopo, probabilmente più piccola, ma la funzione alla quale assolveva era pressoché la stessa.
Al suo ritorno a casa verso ora di cena, Guglielmo trovò il quadro già appeso al muro. Intenzionati a fargli una sorpresa, non lo avvertimmo subito della novità e ci raccogliemmo nella stanza della musica assieme a lui allorché se ne accorse, per osservare la sua reazione. Sembrò apprezzare il regalo dell’amico mercante d’arte e sostenne che gli sarebbe servito da stimolo per migliorarsi. Mi meravigliai di questa esternazione, che dimostrava insolito ottimismo da parte sua. Mi sarei rallegrato con lui se avesse tratto un qualche beneficio da quell’opera di modesto valore.
Considerata l’accoglienza positiva mostrata da Guglielmo per il quadro, ci risolvemmo di non menzionargli la storia che poco prima Anselmo mi aveva raccontata. Non mi pareva il caso di smorzare il suo entusiasmo, a maggior ragione non sapendo se avessi potuto ritenerlo suggestionabile.
Nonostante si fosse esercitato tutto il giorno e dovesse sentirsi comprensibilmente stanco, contrariamente a qualsiasi aspettativa, estrasse il suo strumento e si mise a suonare con foga inusitata. Andò avanti così a oltranza per tutta la sera, senza mettere nulla sotto i denti. Io e Anselmo andammo a dormire che ancora suonava forsennato, con la speranza che potesse smettere a breve e non decidesse perciò di proseguire fino a notte fonda, così da permetterci di prendere sonno.
Durante la notte vissi l’esperienza traumatica di un incubo angosciante. La ragazzina della storia che mi era stata raccontata distruggeva rabbiosamente il suo violino e ringhiava in direzione dei genitori, i quali atterriti non avrebbero saputo come reagire di fronte a un’espressione del volto trasfigurata orribilmente da una ferocia spropositata. Atterrito, dovetti svegliarmi di soprassalto per porre fine a quell’indicibile tormento.
Avevo sudato copiosamente e mi sentivo sitibondo, per cui pensai saggiamente di avviarmi in cucina a prendere una bottiglia d’acqua fresca per dissetarmi. A metà del corridoio, la lama sottile di una timida luce soffusa, proveniente dalla stanza della musica, fendeva il passaggio. La curiosità mi soggiogò e rivolsi la mia attenzione alla porta socchiusa che immetteva all’interno. Non sentendo il suono del violino, immaginavo che il nostro amico musicista avesse smesso finalmente di suonare. Magari stava riponendo nella custodia il suo strumento prima di andare a dormire.
Usando prudenza gettai un occhio all’interno della stanza della musica e lo rivolsi direttamente a una candela appoggiata a un tavolino, la quale diffondeva la sua luce con un’intensità tale da abbracciare una porzione cospicua dello spazio circostante. Una lugubre penombra percorreva invece i muri e si insinuava negli anfratti della stanza. Irradiato dalla luce proveniente dalla fiamma della candela che aveva accanto, Guglielmo suonava virtuosamente il suo violino. Aveva lo sguardo rivolto al quadro avvolto nella penombra.
Rimasi sbalordito davanti alla scena alla quale assistetti. Mi ero concentrato sul suonatore di liuto, il quale davanti ai miei occhi viveva di vita propria all’interno del quadro. Ne seguivo i movimenti e lo sentivo pizzicare lo strumento tra le sue mani esperte. Non mi sarei potuto ingannare davanti allo spettacolo che mi si offriva alla vista, seppur appannata dal sonno.
Guglielmo fronteggiava orgogliosamente il collega musicista. Non gli era da meno per quel che riguardava la qualità dell’esibizione. L’archetto scivolava sulle corde del violino, generando un suono melodioso, che dapprima in corridoio non mi era stato dato modo di apprezzare. Sarebbe stato impossibile sentirlo al di fuori di quella stanza. Percorrendo ogni angolo, riempiva solamente la stanza della musica all’interno della quale diffondeva le sue note armoniose; non riusciva a uscire da quelle pareti, quasi vi fosse trattenuto da una forza sconosciuta.
Un’entità invisibile e impalpabile doveva aver pervaso lo spazio interno della stanza. Doveva aver risvegliato il soggetto del quadro affinché suonasse assieme a Guglielmo. Rimasi alcuni minuti a osservare meravigliato e al contempo estasiato la loro esibizione, prestando attenzione a non farmi notare per non disturbarli e non rompere così l’incanto, finché non me ne tornai a dormire. Tornando a ritroso verso la camera da letto mi chiesi se non stessi per caso sognando.
Il giorno seguente, mi giunse all’orecchio il suono melodioso del violino che mi servì da sveglia. Poiché lo sentivo valicare le mura della stanza della musica cercai di autoconvincermi che la notte precedente avevo solamente sognato. Per associazione d’idee dovevo aver vissuta un’altra esperienza onirica, susseguita all’incubo che aveva visto per protagonista la ragazzina imbestialita dell’aneddoto che mi era stata raccontato.
Era probabile che Guglielmo avesse ripreso le sue esercitazioni di mattina presto, in previsione del saggio imminente e la sera precedente se ne fosse andato a dormire a tarda ora. Mi affacciai all’interno della stanza della musica e lo vidi suonare con ammirevole ardore. Lo sguardo non era più rivolto al quadro.
Mi tranquillizzai, ma avrei dovuto indagare per capire se davvero ciò a cui avevo assistito la notte precedente fosse stato frutto della mia immaginazione. Avrei dovuto agire in solitaria per saperne di più. Non me la sentivo ancora di mettere a parte Anselmo della mia scoperta, figuriamoci coinvolgerlo se avessi avuto un piano che meritasse di essere messo in atto.
La notte successiva mi svegliai per andare in bagno. Pensavo che Guglielmo se ne fosse già andato a dormire da un bel po’, anche se a un orario successivo al nostro. Tuttavia, constatai come la luce che fuoriusciva dalla porta della stanza della musica lasciata semiaperta mi inducesse a pensarla diversamente. Dopo essermi recato in bagno per espletare le mie funzioni corporali, allungai il mio itinerario e qualche minuto dopo ero appresso alla porta a controllare la situazione.
Sbirciai all’interno preoccupandomi di non dare nell’occhio. Lo spettacolo che stavolta mi si offrì però era diverso da quello a cui assistetti la notte precedente. I due interpreti stavano sì esercitandosi assieme, ma avevano scambiata la loro collocazione nel contesto. Il suonatore di liuto era al centro della stanza della musica, mentre Guglielmo era all’interno del quadro. Entrambi suonavano il loro rispettivo strumento. Pure quella notte una candela era stata accesa e tendeva a mantenere in penombra il nuovo soggetto animato della rappresentazione. Stentavo a credere a quel che avevo di fronte, persino dopo essermi stropicciati gli occhi ed essermi dato qualche schiaffo per capire se non stessi dormendo in piedi.
Dovetti convincermi che non stavo sognando. Tornai a dormire dopo essermi accertato che non mi stavo ingannando e mi ripromisi di tenere per me anche quest’altro episodio. Avrei attesa la nottata successiva per approfondire l’arcano. Al terzo indizio avrei sperato in una prova rivelatrice. Stavolta però avrei fatto in modo di svegliarmi di proposito.
