Il Suonatore di Liuto (terza e ultima parte)

Il giorno dopo, sin dalla mattina che seguì, Guglielmo si esercitò come al solito. Mancavano due giorni al saggio di musica e non mostrava alcuna agitazione in previsione dell’evento programmato. Da quando il quadro con il suonatore di liuto era stato appeso nella stanza della musica, non si sentiva più angustiato. Non usciva più durante il giorno da casa per cercare un luogo ideale in cui esercitarsi. Contrariamente alle nostre sensazioni e previsioni, Guglielmo ne aveva tratto un effetto benefico. Aveva recuperata fiducia nelle sue capacità, per cui non avremmo potuto che rallegrarci per il miglioramento evidente del suo umore.

Arrivò la sera e poi la notte, la terza. Misi la sveglia per precauzione, anche se di fatto non sarebbe servito. Non ero riuscito a chiudere occhio. Ero rimasto in fremente attesa di ciò che sarebbe potuto accadere. L’eventualità di pervenire a una spiegazione logica mi aveva tenuto sveglio fino al momento in cui fosse stato il caso che mi dirigessi verso la stanza della musica. Mi sentivo risoluto ma al contempo inquieto. Ero seriamente preoccupato per la sorte di Guglielmo, dopo lo spettacolo al quale avevo assistito in occasione delle mie incursioni precedenti in una dimensione che avrei definito squisitamente paranormale.

L’ipotesi che fosse stato stregato o che lo spirito del suonatore di liuto si fosse impossessato di lui mi allarmava. Lo sguardo fiero del soggetto sornione raffigurato nel quadro non mi suggeriva nulla di buono. Eppure, sembrava finora che Guglielmo avesse affrontata la nuova sfida con entusiasmo, il che presentava lati evidentemente positivi. Non riuscivo però ad abbandonare l’idea che qualcosa di terrificante stesse attendendo il momento propizio per rivelarsi.

Vi era poi un altro aspetto non indifferente della questione che mi sconcertava ed era che il mio amico musicista non aveva accusata alcuna sonnolenza durante i giorni precedenti, nonostante fosse rimasto sveglio a suonare ininterrottamente per tutta la notte, come avevo potuto verificare con i miei occhi, semmai ciò a cui avessi assistito avesse avuta corrispondenza con la realtà vera e propria.

Mi ripresentai presso la porta più o meno alla stessa ora in cui mi ero svegliato le due nottate precedenti. Per mia fortuna continuavo a trovarla socchiusa. I due soggetti davanti a me avevano riguadagnate le loro posizioni originarie, ma non stavano suonando i loro rispettivi strumenti. Guglielmo aveva in mano il liuto del soggetto del quadro, dal quale si liberava una musica celestiale.

Mi meravigliai che sapesse suonare uno strumento tanto vetusto con tale abilità. Non potevo credere vi si fosse esercitato in passato, per cui doveva esser stato un qualche potere soprannaturale ad avergli conferito un talento specifico per quello strumento. Tornai a dormire con la sensazione che avrei avuto bisogno di una quarta incursione nella loro dimensione per formarmi un’idea definitiva. La notte successiva sarebbe stata l’ultima prima del saggio di musica e avrei dovuto approfittarne.

Rimasi sveglio finché non arrivò l’ora in cui sarebbe stato opportuno che mi presentassi davanti alla porta che immetteva nella stanza della musica. Diversamente dal solito, a metà strada avvertii una certa concitazione provenire dall’interno. Mi affacciai timoroso alla porta rimasta nuovamente socchiusa, per guardare cosa stesse succedendo e capire i motivi di quel trambusto. Vidi Guglielmo scuotere il quadro appeso al muro, inveendo in direzione del soggetto della raffigurazione.

Mi precipitai all’interno della stanza e mi accorsi che Anselmo era dietro di me. Probabilmente svegliato anch’egli dal trambusto. Bloccammo Guglielmo prima che facesse rovinare a terra il quadro e cercammo di capire cosa lo avesse portato ad alterarsi in quel modo. Prima di poterlo interrogare, scorgemmo che il suonatore di liuto aveva con sé tra le mani, compreso nella rappresentazione, anche il violino del nostro amico. Il motivo della collera di Guglielmo ci fu subito chiaro. Arrivò il momento in cui dovetti rivelare ad Anselmo quel che era accaduto le notti precedenti, mentre Guglielmo si era spostato in un angolo, sconfortato, a deprimersi per la sottrazione del suo strumento.

Cercammo di capire cosa avremmo potuto escogitare per farci restituire il violino. Il bicchiere vuoto sopra il tavolino ci suggerì che tipo di personalità l’autore del quadro avesse conferita al suo soggetto. Avremmo provato ad avvinazzarlo per bene e per il bene del nostro amico musicista, che il giorno dopo avrebbe dovuto sostenere un importante saggio e non avrebbe potuto e dovuto farsi prendere dallo sconforto a un passo dalla meta.

Il suonatore di liuto accettò l’offerta alcolica, allungò un braccio, uscendo dal quadro con il bicchiere saldamente in mano. Gli versammo del vino, fino all’orlo, che ingollò d’un fiato. Tornò subito dopo ad allungare il braccio chiedendo il bis. Avremmo esaudito il suo desiderio finché non si fosse scolata tutta la bottiglia. Ne portammo un paio in più per precauzione. Il suonatore terminò in breve tempo la prima bottiglia, ma continuava a chiedere da bere. Aprimmo una seconda bottiglia, che pure si scolò, ed anche una terza, la quale finì invece per metà, prima di assopirsi disteso sul tavolo.

Lo avevamo messo fuori gioco per avere campo libero. Eravamo pronti per entrare in azione. Preoccupandoci di non far rumore, recuperammo il violino con successo. Entrai nel quadro con le mani che cominciarono a ispezionarlo. Frugai finché non afferrai il violino. Stavo per ritirare la mano dal quadro, allorché mi sovvenne un pensiero stupendo, per cui arraffai con l’altra mano il liuto; il suonatore dormiente lo aveva incautamente abbandonato ai suoi piedi. Sostenuto da una gestualità silenziosa, mi ero adoperato egregiamente per recuperare il violino di Guglielmo. In più, per ripicca, mi ero impossessato del liuto che tra le mani appariva di una concretezza stupefacente.

Tornammo a dormire, ma solo dopo aver informato Guglielmo, il quale nel frattempo era rimasto rincantucciato in un angolo a struggersi per le conseguenze che la sottrazione avrebbe comportato e per mille suoi altri motivi, che avevamo recuperato il violino, nonché sottratto il liuto, per ritorsione. Avrebbe potuto farci quel che voleva. Il giorno dopo, verso tarda mattinata, Guglielmo avrebbe sostenuto il suo esame. Ora che avevamo recuperato il suo prezioso strumento, il nostro amico musicista avrebbe potuto dormire sonni tranquilli per qualche ora. Ci aspettavamo che il giorno successivo avrebbe fatto un figurone.

Il giorno fatidico, Guglielmo mi mostrò l’abbigliamento che aveva selezionato per l’occasione. Mi parve alquanto anacronistico. Si era messi addosso i vestiti del suonatore di liuto. Per un attimo temetti che l’avesse spogliato, vedendolo così addormentato, ma non avevo granché intenzione di sapere che astuzia avesse escogitato a tal fine, come non avrei voluto che se ne andasse in giro conciato a quel modo, con il rischio di farsi deridere.

Non avevo idea dell’accoglienza che avrebbe avuta il suo abbigliamento davanti agli esaminatori, ma potevo immaginare che lo avrebbero considerato un tipo un po’ eccentrico. Sarebbe stato meglio presentarsi in modo più consono per l’occasione, ma forse Guglielmo doveva aver inteso il suo abbigliamento come parte integrante della sua prossima esibizione al cospetto di una prestigiosa giuria.

Mi rallegrai nel vedere l’ottimismo con il quale si stava avviando verso il conservatorio di musica, mulinando la custodia del suo violino nella mano destra. Doveva aver dormito saporitamente le ore successive al misfatto. Dopo averlo congedato facendogli i migliori auguri, mi diressi verso la stanza della musica, vi entrai e osservai il quadro incriminato. Il personaggio contenutovi era sparito, mentre solo gli arredi erano rimasti parte integrante della rappresentazione. Me ne meravigliai e presi successivamente a spaziare con lo sguardo attraverso la stanza, quasi avessi un presentimento. Trovai infatti rincantucciato in un angolo il violino di Guglielmo.

Guglielmo non tornò a casa né quel giorno né i giorni a venire. Ci preoccupammo al punto che chiamammo la polizia affinché si attivasse per ritrovare il nostro amico incomprensibilmente scomparso da un giorno all’altro. Neppure al saggio si era presentato. Dopo ricerche infruttuose fummo costretti a rassegnarci all’idea che non lo avremmo più potuto riabbracciare.

Almeno finché un articolo di giornale non ci ridiede un po’ di speranza. Parlava di artisti di strada ed era accompagnato da una fotografia in cui era immortalato un personaggio vestito con lo stesso abbigliamento anacronistico del suonatore di liuto, il quale il nostro amico si era messo addosso l’ultima volta che lo avevamo visto con i nostri occhi uscire di casa per recarsi al saggio.

Notammo come la persona raffigurata nella fotografia di repertorio a corredo dell’articolo assomigliasse innegabilmente al nostro amico musicista. La posa assunta era quella caratteristica del quadro in cui il suonatore imbracciava e suonava il suo liuto, con lo sguardo orgoglioso di chi andava fiero delle sue capacità musicali. Doveva aver trovato il luogo ideale che andava sempre cercando.

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