Primi piatti

Scrivi della tua cottura più straordinaria o del fallimento della cucina.

Mah, devo ammettere che le poche volte che ho preparati primi piatti quali pasta all’amatriciana o alla puttanesca o alla carbonara non mi sono venuti affatto male. Non so se possa considerare questo traguardo come un piccolo successo, tuttavia, non potrei negare di saper fare qualcosa in cucina, come preparare piatti non così elaborati che possano ritenersi edibili.

Ricordo invece di un fallimento conseguente a una sorta di messa alla prova, in un certo senso una richiesta. In breve, dovetti preparare degli spaghetti al pomodoro per la festa della mamma, ma non per mia madre, bensì per la madre della mia host family che mi ha ospitato durante il mio periodo di studio in Giappone.

Ebbene, nella preparazione della pasta mi avvalsi dell’inesperienza di uno dei figli della famiglia, superiore pure alla mia. Il maggiore dei tre, un ragazzino di undici anni, dovetti accollarmelo in qualità di assistente. Il risultato fu pessimo: la pasta era colla e si intrecciava a formare dei pezzi di corda. La famiglia dal canto suo simulò bene finto apprezzamento, al quale credetti con riserva, fintanto che non seppi per vie traverse che avevano loro fatto schifo in realtà i miei spaghetti al pomodoro, com’era presumibile. Eravamo di fatto esseri umani consimili.

Orbene, al tempo del mio soggiorno nipponico non potevo affermare di avere dimestichezza ai fornelli.

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