Ogni qual volta mi capita di tornare indietro nel tempo, ripenso volentieri a un aneddoto significativo della mia prima giovinezza. Mi viene difficile dimenticarlo e perciò tuttora lo conservo gelosamente nei miei ricordi, considerato quanto rimasi soggiogato dallo stupore davanti allo spettacolo al quale assistenti, semmai il termine spettacolo possa ritenersi confacente in quella determinata occasione che avrò il piacere di raccontarvi.
Ebbene, ricordo che ai tempi della scuola media inferiore avevo preso a coltivare la passione per i fumetti. Apprezzavo in particolare un manga (nello specifico) che andava per la maggiore in quegli anni (metà 90′), tanto da vantare un grande seguito pure in TV con il relativo anime, e del quale mi ero impegnato a collezionare i numeri pubblicati in serie, cercando altresì di provare a recuperare gli arretrati, nonostante la mia giovane età e le mie scarse informazioni a riguardo dei luoghi in cui me li sarei potuti procurare. Il manga in questione era Dragonball.
Ad ogni modo, possedevo alcuni numeri della serie già avviata e bene o male avrei potuto affermare di conoscere la storia precedente, avendo seguito lo anime in tv, che si era poi interrotto, ma tutto sommato un’idea della storia ce l’avevo, almeno fintanto da poter comprendere come si sarebbe sviluppata nel prosieguo.
Per poter quindi avanzare nella lettura, a scuola avevo conosciuto chi avrebbe potuto farmi la cortesia di prestarmi il suo albo, per poterlo leggere dopo che lo aveva letto lui e prima però che uscisse nella mia edicola di fiducia, nel quartiere in cui vivevo. Evidentemente la tal persona, la cui passione avrebbe potuto corrispondere alla mia, se lo procurava nella fumetteria specializzata in materia che si trovava in centro città, ma al tempo non avrei potuto saperlo. Avrei avuta contezza dell’esistenza di questo luogo fornitissimo di fumetti di ogni genere solo successivamente, qualche tempo dopo, di sicuro al termine della scuola media inferiore.
Accade quindi un giorno che mi trovassi a scuola, non ricordo con precisione se durante la ricreazione oppure in pausa pranzo, che anticipava il rientro scolastico pomeridiano in uno dei due giorni della settimana che erano stati stabiliti per la sfera di indirizzo del mio (e nostro) programma di studi. Forse doveva proprio trattarsi di un rientro pomeridiano. Ad ogni buon conto, mi capitò di incrociare il possessore del nuovo numero di Dragonball. Ero abbastanza sicuro che lo avesse già acquistato, magari proprio in fumetteria, poiché parlandone lo aveva già letto e per di più lo aveva con sé in quel momento. Mi impegnai allora a ispirargli tutta la fiducia necessaria per far sì che mi prestasse il nuovo numero di Dragonball. Lo riempii di rassicurazioni sugli scrupoli che mi sarei fatti a prendermi cura del volume del suo manga e mi dedicai in seguito alla sua lettura, ovvero durante l’orario della lezione di educazione musicale.
Ricordo con assoluta precisione che non possedevo lo strumento musicale con il quale avremmo fatta lezione, una pianola elementare, per cui dovevo aver pensato, magari non proprio saggiamente, di poter leggere il volume del manga liberamente, mentre gli altri si sarebbero invece dedicati a suonare il loro strumento, durante la lezione. Ero già conscio che il nostro insegnante l’avrebbe tenuta a prescindere che ci fossero studenti sprovvisti del relativo strumento musicale.
Ahimè a causa della mia sbadataggine, disgraziatamente ricorrente, lo avevo dimenticato e forse o, meglio, era sicuramente per questo motivo che avevo chiesto l’albo in prestito al suo lettore appassionato. Sapendo che non avrei potuto esibire le mie discutibili doti musicali durante la lezione, ne avrei approfittato per immergermi nella lettura, ma senza mostrarmi troppo spudorato. Non dovevo assolutamente farmi notare. Di certo in quell’occasione particolare cercai di adoperare discrezione, mostrandomi opportunamente circospetto al fine di non essere scoperto. Tuttavia, non a sufficienza, come ebbi il dispiacere di constatare.
Ebbene, mentre i miei compagni di classe stavano partecipando attivamente alla lezione, suonando a turno e al meglio delle loro possibilità il loro strumento, il mio insegnante di educazione musicale, che si era messo a girovagare per la classe con le braccia dietro la schiena, canticchiando i motivi che gli giungevano all’orecchio, si era portato silenziosamente alle mie spalle, senza che me ne avvedessi. Pur avendo promesso a me stesso che mi sarei dimostrato accorto, lo avevo perso sciaguratamente di vista. Avevo commesso un errore imperdonabile e in quel momento me lo trovavo dietro le spalle, con la sua ombra che mi sovrastava, essendo io seduto e lui in piedi.
Purtroppo la lettura del nuovo albo di Dragonball mi aveva coinvolto a tal punto che avevo abbassate le mie difese finanche a sguarnirle, troppo preso dalle avvincenti peripezie dei suoi personaggi, che al tempo incontravano il mio gusto (e anche più tardi), descritte nella storia illustrata che scorreva davanti ai miei occhi rapiti. Ero giunto al punto in cui Goku si trasforma in uno scimmione gigantesco davanti alla luna piena, quando ebbi come l’impressione che il mio insegnante di educazione musicale, fermatosi alle mie spalle, si fosse interessato così tanto alla storia illustrata da essersi sporto in avanti per vederci meglio, ma non ricordo esattamente se la sua vicinanza mi avesse portato a percepire il suo fiato sul collo.
O probabilmente fu proprio perché mi stava alitando alle spalle che mi voltai lentamente, a dirla tutta in maniera abbastanza timorosa, quando in un primo momento non mi ero per nulla avveduto della sua presenza. L’ombra del mio insegnante di educazione musicale, del resto, non doveva essere poi così evidente. Pur ricoprendo la mia persona seduta e assorta nella sua lettura coinvolgente, i suoi contorni, ricavati dalla sua figura delineata goffamente sul pavimento dell’aula erano diluiti e smussati dalla luce che penetrava attraverso i finestroni allineati su una delle pareti della nostra classe.
Eppure mi voltai, molto lentamente, consapevole di come vi fosse qualcuno alle mie spalle, il quale non avrebbe potuto manifestarsi che come il mio insegnante. Chi altri? Benché non avesse ancora proferita parola in quei brevi attimi, per redarguirmi davanti al mio comportamento inammissibile, mostrato sfacciatamente proprio durante la sua lezione, mentre invece i miei compagni si esibivano a turno, accompagnati dal proprio strumento musicale. Come accennato in precedenza, il mio invece lo avevo dimenticato, ed era già una manchevolezza rimarchevole, alla quale si assommava il mio comportamento spudorato e spensierato, quello che avrebbe potuto considerarsi un affronto indirettamente (o forse direttamente) rivolto al mio insegnante.
Ebbene, pur non sentendomi richiamato al dovere a mezzo di un rimprovero, scaturito fuori dalla sua bocca e rivelatomi attraverso la sua voce inequivocabile, mi voltai per appurare con i miei occhi se fosse realmente lui.
Era lui…Chiaramente… E quando mi vide, e immagino fu sicuro che gli stessi dedicando la dovuta attenzione, si esibì riproducendo la caratteristica mimica dello scimmione disegnato nel fumetto, con le braccia allargate e le mani le cui dita erano ampiamente separate tra loro a formare un artiglio, il busto inarcato in avanti, orgogliosamente impettito, ma soprattutto emise il verso dello stesso scimmione, dopo averne lette e assimilate e memorizzate le onomatopeiche lettere, riportate all’interno del balloon sospeso accanto alla sua emblematica raffigurazione su carta.
Rimasi allibito, basito, esterrefatto, e potrei aggiungere anche altri termini che riescano a descrivere lo stato d’animo in cui mi trovavo di fronte alla sua inaspettata esternazione, che si mostrava come un’interpretazione personale della raffigurazione. Rimasi semplicemente sorpreso. Assieme ai miei compagni di classe (e non solo), ritenevamo il nostro insegnante di educazione musicale una persona eccentrica, bizzarra, ma non certo al punto da dimostrare la sua stravaganza in un modo che non avrebbe potuta ammettere alcuna vergogna.
Non ricordo esattamente che impressione avesse fatto ai miei compagni quell’insolito siparietto, ma non potrei negare che ne avessero un po’ sorriso, che di fatto è quel che feci io stesso, dopo aver atteso il termine della lezione, e aver rielaborato dentro di me l’episodio per potermi lasciare andare a riderne liberamente, ripensando al tipo di volto deformato dalla pretesa di riprodurre fedelmente il ruggito dello scimmione del fumetto, quando invece, considerato il suo nome, avrei potuto pensare che dalle sue fauci spalancate sarebbe fuoriuscito un ruggito che mi avrebbe dovuto ricordare invece un animale preistorico.
Forse in secondo momento ripensai alla fortuna che avevo avuta a non essere rimproverato dal mio insegnante di educazione musicale, per il mio comportamento riprovevole, per l’affronto che gli avevo mosso contro, con il mio atteggiamento spregiudicato, e che avrebbe potuto interpretare malevolmente, benché sapessi, come i miei compagni di classe, della sua indole acquiescente, non propriamente avvezza ai rimproveri.
L’avevo scampata bella ed ero riuscito persino a riderne su.
Non so se sono riuscito altresì a rendere l’idea di quanto la scena mi avesse suscitati sia un subitaneo sconcerto che una certa ilarità successiva, raccontandone lo svolgimento a voi lettori, interessati alle mie vicende personali, che ho avuto piacere a condividere e che spero abbiate apprezzate.
Ciò invece di cui potrei essere abbastanza certo è che non provai più l’azzardo di dedicarmi ad altro che non fosse seguire la lezione o fare finta di seguirla.
Pur essendo giovane e spensierato ero consapevole che non avrei potuta tentare la sorte una seconda volta. L’eccentricità fin troppo manifesta del mio insegnante di educazione musicale mi aveva salvato per quella volta, ma non vi era alcun tipo di indizio che mi avrebbe portato a credere che in un’altra occasione non mi avrebbe inflitta la giusta punizione, riportando all’occorrenza una nota (di demerito) sul registro di classe.
