La fotografia

Non era certo la fine che avevo in mente. Ahimè, non potrò più attuare i miei progetti futuri. O per lo meno dovrò adattarli alle nuove contingenze. Riconosco però di non potermi lamentare del mio attuale accomodamento. In fin dei conti mi trattano bene. Ciò di cui potrei lamentarmi invece è il motivo per cui mi trovo in questo posto. È ovvio che dovrei prendermela solamente con me stesso. Mi sono comportato in modo imprudente, commettendo un errore imperdonabile. Le mie azioni irriflessive mi sono risultate fatali.

Qualche tempo fa mi accadde di riuscire a sopravvivere alla maledizione lanciatami da Sadako: “morirai in sette giorni!”. Il ritornello fin troppo conosciuto mi spinse a sfidare la sorte. Confidavo sulla mia immunità di fronte all’influsso malefico dell’entità oltremondana che tante vittime aveva mietuto. Il sortilegio non sortì alcun effetto su di me. Sadako patì una sconfitta che la lasciò incredula, mentre io fui ricompensato per il mio coraggio.

Mai avrebbe pensato di capitolare davanti a un essere umano. Eppure, non avrebbe potuto negare l’evidenza. Mi ero mostrato imperturbabile al momento del confronto. La sua esibizione inquietante non mi aveva atterrito. Prontamente avevo spento il televisore, impedendole di tornare nel suo mondo. In seguito, distrussi la videocassetta dalla quale era uscita, prevenendo il rischio che potesse rientravi con qualche artifizio. Sapevo come d’ora in avanti non avrebbe avuto un posto in cui andare. Sarebbe stato difficile reperire una videocassetta oggigiorno, figuriamoci di quel tipo. Persino per me era stato complicato rintracciare un videoregistratore funzionante. Avrei quindi potuto impiegarla come ritenevo opportuno.

Le avrei assegnato un nuovo compito, benché fossi conscio che avrebbe potuto provare risentimento nei miei confronti, reputandolo ingrato. Ciononostante, non aveva alternativa; era stata sconfitta e non avrebbe potuto far altro se non accettare la mia proposta, per quanto indecente si fosse mostrata: la costrinsi a diventare la mia governante.

In un primo momento la considerò un’umiliazione. Con l’incedere inesorabile del tempo sembrò però adattarsi suo malgrado alla nuova condizione di asservimento. Dovette per forza di cose conformarsi alle nuove disposizioni. D’altronde, ai vinti si riservano sempre mansioni sgradevoli. Ad ogni modo, riconobbi come il risentimento nei miei confronti con il passare del tempo si fosse ammorbidito, finché arrivai a sentirmi confortato all’idea che avesse accettato il ruolo che le avevo assegnato. Si era rassegnata a riconoscere che il suo maleficio non aveva funzionato con me. La punizione che le avevo inflitto era stata inevitabile, per quanto le fosse dispiaciuto subirla.

Trascorsero alcune settimane di convivenza, durante le quali mi ero mantenuto vigile al fine di prevenire un agguato ai miei danni da parte della mia nuova fantesca. Non era peregrino immaginare che prima o poi si sarebbe potuta vendicare su di me per averla assoggettata al mio volere. In questo clima incerto, non mi sarei perciò dovuto trovare impreparato.

Accadde allora che una sera come tante altre ricevessi una telefonata al numero di casa del mio apparecchio fisso. Lo lasciai squillare per un po’ prima di accingermi a prendere in mano la cornetta. Ero placidamente seduto in poltrona e stavo guardando un film denotando parziale interesse. Avevo precisa cognizione di chi fosse il mio prossimo interlocutore all’altro capo del telefono. Cercai di convincermi che un’eventuale conversazione non mi avrebbe infastidito.

“Pronto…”, risposi svogliato, presentendo il tono di voce di chi mi aveva appena contattato.

“Ciaaao Ssspaaauraaacchiooo!!!”, rispose la voce familiare.

“Ah, ti sei ripreso in fretta, noto, almeno dalla voce, che sembra la stessa di sempre. Dopo il nostro ultimo incontro, immaginavo che ti saresti ritirato per un po’ di tempo, e invece ti sento rimesso a nuovo, mi compiaccio per la tua capacità di recupero…”, ironizzai, attendendo una sua reazione, e invece mi arrivò all’orecchio il solito discorso.

“Ti piacciono i film horror?”, replicò, ignorando la mia provocazione.

“Come no, e lo sai, in questo momento però sto guardando un film comico, perché mi sento di buon umore… E non è il caso quindi che ricominci ad attaccare con la solita tiritera trita e ritrita… dovresti essere più originale… Ad ogni modo non ho alcuna voglia di rovinarmi la serata con te…”, informai Ghost Face del mio stato attuale di assoluta tranquillità, che non avrei avuto alcuna intenzione di turbare.

Stavo così bene stravaccato sulla mia poltrona, che non avevo alcuna intenzione di confrontarmi con Ghost Face anche quella sera, considerato come finora l’avessi spuntata sempre io. Ormai i suoi trucchi non mi ingannavano più, l’avrei scovato in ogni dove.

“Lo sai che devo rispettare un copione… Non potrei esimermi dal recitare questa parte introduttiva, tanto più che un po’ mi diverto… E comunque non sei tu a interessarmi per questa sera, ti chiamavo invece per una cortesia…”, confessò Ghost Face, lasciandomi intendere che non avrebbe mai rinunciato al suo personaggio, ogni qual volta gli fosse capitato di entrare in azione. Aveva addirittura abbassato la voce sull’ultima parola, probabilmente per la vergogna che provava a doversi umiliare con una richiesta che pareva intenzionato a rivolgermi.

“Di che si tratta?”, lo sollecitai.

“Ebbene mi servirebbe una fotografia del volto di quella stracciona che sei riuscito ad addomesticare dopo aver resistito alla sua maledizione e che tieni ora in casa come donna delle pulizie…”, enunciò la sua richiesta, che un po’ mi sorprese.

“Come lo sai che la tengo in casa come governante?”, domandai, meravigliato che fosse informato sugli sviluppi degli ultimi tempi.

“Io sono dappertutto… E so tutto… E ho orecchie ovunque… Dovresti saperlo!”, rispose, con voce canzonatoria.

“Va bene, potrei anche esaudire la tua richiesta… Ma sono curioso, per cui ti chiederei cosa ci dovresti fare… Non potrei credere a quello che sto pensando in questo momento… Ha una faccia orrenda, assolutamente priva di attrattiva!”, espressi candidamene la mia opinione, preoccupandomi che la mia voce non avesse assunto toni derisori in merito ai suoi gusti discutibili.

“Spiritoso… Ovviamente non ci devo far nulla di quel che immagini… Devo solo capire se il suo volto mi potrebbe terrorizzare, nel momento in cui decidessi di giocare a nascondino con lei…”, espose il suo proposito, che fece sorgere in me un certo sconcerto.

“Non credo che ti servirebbe a granché, a me non ha fatto alcun effetto la sua faccia…”, ammisi onestamente.

“Ah, l’hai vista in faccia, quindi?”, domandò, curioso.

“Eccome, mi ha fatto pure le linguacce per cercare di terrorizzarmi, ma senza alcun effetto… Almeno, mi guardo allo specchio ogni giorno…”, dichiarai, cercando di fargli capire quanto fosse inutile la sua richiesta.

“Non ti ha mostrata la sua vera faccia!”, intervenne, così, di colpo, con questa rivelazione.

“Ma smettila, che ne vuoi sapere tu, la vedo ogni giorno e non mi fa alcun effetto…”.

“Ti sta solo fregando… E quando te ne accorgerai, sarà troppo tardi… Fidati di me!”, espresse il suo sospetto a cuore aperto.

“E dovrei fidarmi di un individuo subdolo come te? Vuoi solo cercare di privarmi della mia governante con i tuoi stupidi giochetti… È questo che vuoi!”, sbottai, manifestandogli la mia diffidenza.

“Vedrai se non ho ragione… Del resto, che ti costa esaudire la mia richiesta… Guarda, se mi fai questo favore, sono disposto a lasciarti in pace per sempre. Ho sempre vittime sacrificabili a disposizione sulle quali contare!”.

“Ok, quando dovrei farle questa fotografia, non dirmi proprio adesso?”.

“Esatto!”.

“Ma è impegnata a fare a maglia il mio berretto per l’inverno, in questo momento… Non posso certo scomodarla per una sciocchezza del genere…”.

“Ora o mai più! Rimango in linea!”.

“Devo mettermi a cercare la macchina fotografica, immagino che ci vorrà un po’ di tempo…”, addussi una scusa plausibile.

“Puoi sempre usare il cellulare per scattarne una e inviar…”, ma si bloccò sul più bello.

“Non ho il tuo numero, chiaramente… E so che non me lo darai…”.

“Merda… Che fare?”.

“E lo chiedi a me? Rinuncia, è la cosa migliore!”.

“No! Hai una Polaroid?”, domandò Ghost Face, deciso. Insospettabilmente ne possedevo una e avrei voluto mentire spudoratamente in un primo momento, ma poi decisi che per il mio quieto vivere avrei fatto meglio ad esaudire la sua richiesta.

“Sì, ne ho una…”.

“Bene, falle una foto con quella, ma fai attenzione a non fissarla mentre la scatti… Inquadra Sadako solo con la macchina fotografica ma a occhi chiusi, per precauzione, siamo intesi? Non farti fregare! Dille poi di ritornare alle sue occupazioni, e non metterti a fissare l’immagine che comparirà… La voglio vedere prima io!”, mi espresse le sue raccomandazioni con voce concitata.

“Sì, va bene… E poi che ci faccio, tu dove sei?”, gli risposi, comunicandogli che mi sarei fatto questo scrupolo, anche se mi pareva eccessivo.

“Sono qui sotto, dentro la cabina telefonica… Come sempre…”.

“Ah, già, giusto… Va bene, allora te la lancio dal terrazzo, siamo intesi?”.

Ghost Face fu d’accordo con me. Terminammo la nostra bizzarra conversazione. Riagganciai. Mi sollevai dalla mia poltrona per andare a prendere la polaroid. Recuperatala, chiamai Sadako e le comunicai la mia richiesta. Con mia enorme sorpresa fu lieta di accoglierla. Scattata la fotografia, non la guardai, come suggeritomi, e mi affacciai invece al cornicione della finestra del soggiorno. Richiamai l’attenzione di Ghost Face, che si era rintanato nel classico appostamento che gli era più congeniale.

Gli lanciai la fotografia. Caduta che fu, andò a recuperarla da terra. La guardò e crollò subito al suolo. Lo stavo osservando, ma non mi feci condizionare dal suo atteggiamento teatrale. Immaginai mi volesse incastrare con quella pantomima inscenata di proposito.

Scesi in strada. Mi avvicinai al corpo disteso di Ghost Face e recuperai la fotografia che era caduta a terra, capovolta lì accanto. La girai e vidi ciò che vi era impresso.

Con una semplice fotografia Sadako ci aveva ingannati entrambi! Si era presa la sua rivincita!

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