Mia moglie mi vide rincasare subito dopo che l’ambulanza se n’era andata via a sirene spiegate, con il suo passeggero tanto malconcio quanto riluttante a bordo, il quale doveva esser trasferito al pronto soccorso, affinché gli fossero prestate le cure necessarie, a seguito dell’infortunio sciaguratamente occorsogli, qualche minuto prima.
Qualche minuto prima, me ne ero uscito di casa furtivamente, poiché avevo il presentimento che si sarebbe svolto un conciliabolo dai toni accesi tra il mio vicino di casa e un signorotto che si professava collezionista d’oggetti d’arte, bramoso di discutere di una questione che gli stava a cuore e che sperava si potesse risolvere (per lui) nel migliore dei modi.
Ero consapevole che la situazione tra i due contendenti sarebbe potuta divenire elettrizzante, per cui non esitai a nutrire la mia incontenibile curiosità, cercando il modo opportuno per assistere allo spettacolo imminente, il quale immaginavo non avrebbe tardato ad animarsi, come infatti accadde.
Per quel che riguarda lo stupore mostrato da mia moglie nel vedermi tornare a casa senza mostrare alcun tipo di preoccupazione a riguardo di una situazione che la presenza dell’ambulanza al di fuori della nostra abitazione avrebbe potuto rivelare quanto fosse grave, le esibii in risposta un ampio sorriso a trentadue denti, al quale non seppe dare un’interpretazione coerente e precisa. Mi fissò sconcertata, con un leggero cipiglio, che mostrava quanto fosse perplessa per la mia reazione, che non riusciva a comprendere e non sembrava affatto gradire; una reazione a suo avviso enigmatica, dopo ciò che presumeva fosse accaduto qualche minuto prima.
Dal canto mio, reputai la sua reazione ampiamente giustificata, considerato come avesse ritenuto potesse essermi accaduto qualcosa di spiacevole. La mia dolce metà aveva chiaramente notato, dopo che me ne ero uscito di casa, come fosse sopraggiunta un’ambulanza, la quale era rimasta parcheggiata al di fuori del muro che delimitava la nostra proprietà, per un tempo sufficiente a metterla in apprensione, ma al contempo insufficiente a darle la possibilità di uscire per verificare se la situazione potesse considerarsi davvero così grave come aveva presunto.
Con l’intenzione precipua di rassicurarla che la questione non mi aveva riguardato in prima persona, come avrebbe potuto facilmente evincere dallo stato dell’arte e dalla mia presenza di spirito, dal momento che l’ambulanza se ne era andata via senza caricarmi a bordo, mi predisposti a raccontarle nel dettaglio cosa fosse accaduto, ovviamente dopo aver frenata la mia ilarità che lei stessa, aggiungerei, contribuì a smorzare con il suo sguardo significativo.
Le confessai candidamente che il nostro burbero vicino di casa si era fracassata la mano tirando un pugno vigoroso contro il muro divisorio, che delimitava la sua proprietà dalla parte esterna che dava sul marciapiedi che vi passava a fianco. Mia moglie cambiò leggermente espressione e si mostrò contrariata; aggrondandosi visibilmente, mi lanciò uno sguardo carico di disapprovazione, criticando quello che avrebbe potuto considerare sadismo da parte mia, per ciò che era accaduto al nostro vicino di casa, come se invero godessi delle disgrazie altrui, quando invece la mia reazione divertita era una diretta conseguenza della soddisfazione che avevo provato nell’appurare che l’atteggiamento fuori dagli schemi di quell’individuo scostante, resosi antipatico a tutto il vicinato, era stato frustrato a dovere e il personaggio in questione aveva avuto finalmente quel che meritava. Il destino gli aveva presentato un conto salato per i suoi intollerabili comportamenti.
Mia moglie, pur conoscendo il carattere intrattabile del nostro vicino di casa, era decisamente all’oscuro di alcuni particolari che l’avrebbero reso ancor più inquietante. Con l’intenzione di volerla rassicurare sulla genuinità della mia reazione divertita, mi preparai allora a raccontarle un fatto risalente a una decina d’anni prima, convinto che recepita l’informazione che le avrei fornita non avrebbe potuto condannarmi e sarebbe quindi riuscita a comprendermi.
Si dà il caso che non volessi lasciarla sulle spine, per cui mi sentii in dovere di raccontarle un fatto emblematico accaduto un decennio prima, che sicuramente avrebbe qualificato il personaggio in questione, per quel che riguardava i suoi atteggiamenti scostanti, il cui racconto avrebbe giustificato la mia reazione compiaciuta.
Previamente e contestualmente però il dovere di cronaca mi invita a descrivere a grandi linee il rapporto che intercorreva ormai da diverso tempo tra me e il mio vicino di casa. Ci conoscevamo di vista da quando ero venuto ad abitare da scapolo una delle abitazioni che rappresentava una delle unità che componevano un complesso di case a schiera, organizzate in un condominio, diversi anni prima che arrivasse mia moglie a condividerla con me, a seguito del nostro matrimonio. Lui invece si era insediato in casa sua qualche tempo prima di me e aveva continuato ad abitarla da solo.
Nonostante le nostre contigue esistenze avessero appurato quanto il tempo trascorso fosse stato considerevole, non avevamo mai avuto il piacere di approfondire la nostra conoscenza, andando al di là di un mero saluto o qualche frase di circostanza, magari che gravitasse attorno a questioni generiche di poca importanza. Caratteri diversi avevano fatto sì che, nonostante il tempo trascorso in qualità di vicini di casa fosse stato ragguardevole, le distanze tra di noi non tendessero mai ad accorciarsi.
Il piacere che avrei potuto trarre da una chiacchierata qualsiasi si era trasformato ben presto in dispiacere. In genere non è improponibile che si sviluppi uno scambio di battute innocuo che corrobori un rapporto di buon vicinato. Per quel che ci riguardava era capitato diverse volte che ci fossimo incrociati sul marciapiedi di fronte alle nostre abitazioni ed io avevo provato a mostrarmi ben disposto nei suoi confronti, propositivo ed entusiasta, ma avevo sempre trovato un muro a pararmisi davanti, per cui avevo finito per non insistere.
Avevo desistito, mi ero arreso all’ineluttabilità della nostra incompatibilità di carattere, limitandomi a qualche innocuo saluto, a qualche frase di circostanza espressa a monosillabi impregnati di cortesia fasulla, solo al fine di non voler apparire visibilmente maleducato. Non tardai a trarre le mie conclusioni, forse troppo azzardate o affrettate ma al contempo sostenute da solide fondamenta, desunte dalla mia capacità deduttiva; ritenni di trovarmi ad abitare una casa adiacente a quella di un misantropo, refrattario a qualsiasi tipo di rapporto con individui della specie umana. Annoverandomi come esemplare di questa specie, ero recisamente tagliato fuori dai rapporti cordiali che si sarebbero potuti instaurare.
Un fatto emblematico avrebbe suffragate le mie teorie, dimostrando quanto fossero ineccepibili. Era accaduto infatti diverso tempo addietro, per la precisione dieci anni prima, che ci si trovasse nel periodo di Halloween. Benché nel nostro paese non sia usanza celebrare questa ricorrenza come ci si suole comportare oltreoceano, capita talvolta che alcuni bambini o ragazzini esterofili si adoperino per replicare alcune modalità con le quali festeggiare, ben diffuse per l’appunto negli Stati Uniti d’America.
Succede non di rado qui in Italia, che nugoli di bambini o ragazzini se ne vadano di casa in casa a riprodurre l’usanza del “dolcetto/scherzetto” la notte di Halloween, immaginando o magari, più precisamente, dando per scontato che le famiglie interpellate, alle quali fanno visita, abbiano in casa loro l’occorrente per esaudire la loro legittima richiesta. Ribadendo come non sia uso nel nostro paese riprodurre una tale modalità di festeggiamento, all’evidenza scherzosa e innocente, è alquanto difficile che le famiglie o le persone singole in casa abbiano il necessario per soddisfare una richiesta del genere (e di una tale portata), ma nel caso del nostro personaggio ingestibile la reazione che manifestò di fronte a un gruppo di ragazzini desiderosi di ricevere qualche succulento dolcetto fu davvero esagerata, finanche passibile di denuncia. Fingendo di voler esaudire la loro richiesta rientrò in casa a prendere un fucile e minacciò di voler loro sparare.
In quel momento ero in veranda a godere di un po’ di aria fresca autunnale e non riuscii ad evitare di assistere all’intera scena, che si mostrò davanti ai miei occhi allibiti. Fortunatamente non corsi il rischio di farmi scoprire. Divenni in un attimo e inconsapevolmente testimone di un fatto assurdo, di un’azione decisamente inconsulta, irragionevole.
Feci perciò tanto d’occhi, i quali strabuzzarono alla vista del fucile imbracciato e poi spianato in direzione di quei giovani malcapitati, i quali scapparono all’istante, vendendosi in pericolo, ovviamente immaginando l’anziano signore incollerito volesse loro sparare, prendendoli a bersaglio della sua follia. Invero un colpo partì, mentre stavano fuggendo a gambe levate, ma per fortuna fu solo una detonazione a salve.
I ragazzini, che dopo aver fatto visita a quello squilibrato sarebbero dovuti passare molto probabilmente per casa mia, decisero altrimenti, per preservare la loro incolumità e si dileguarono nell’oscurità, ovviamente senza azzardare a ripassare nelle vicinanze. Il nostro condominio, formato da una lunga fila di case a schiera dalle accoglienti facciate, sarebbe divenuto per loro off-limits, inaccessibile in quella serata particolare di spensierati festeggiamenti.
