Avendo intuito agevolmente come fossimo i vicini di casa del proprietario del muro sul quale era stato realizzato quel disegno emblematico che aveva destata la sua ammirazione, il signorotto ci rivolse la parola per chiederci alcune informazioni che potessero tracciare un profilo sommario del personaggio con il quale avrebbe voluto parlare, per trattare una questione importante che concerneva il murale sul quale aveva messo gli occhi. Aveva di fatto bisogno di elementi sulla personalità del nostro vicino, i quali lo potessero aiutare ad affrontare una discussione con lui, benché presentisse quanto sarebbe stato complicato impostarla nella maniera corretta; tuttavia, pareva risoluto a non tirarsi indietro di fronte alle difficoltà che sapeva avrebbe incontrate.
Poiché moriva dalla voglia di metterci a parte delle sue intenzioni, non si mostrò affatto riservato e ci illustrò perciò il motivo che lo spingeva a desiderare di conferire con il nostro vicino di casa. Ci spiegò che avrebbe voluto appropriarsi di quel muro con quella peculiare raffigurazione impressavi sopra, per cui comprendemmo come volesse sapere da noi se sarebbe stato difficile persuadere il nostro vicino a spossessarsene.
Chiaramente il nuovo venuto, che doveva esser giunto di lì per caso, per non rischiare di mostrarsi scortese e preoccupandosi di non apparire indiscreto o inopportuno, al punto da immaginare potessimo rimanere perplessi e diffidare delle sue domande, mirate a raggiungere il suo obiettivo, che avremmo potute ritenere a ragione sconvenienti, si presentò qualificandosi come collezionista d’oggetti d’arte, fortemente interessato al murale, del quale comprendemmo come avesse fatta la scoperta qualche ora dopo che ce ne eravamo andati al cimitero; si trovava quindi davanti al muro in contemplazione del murale già da diverso tempo.
Ci spiegò brevemente come un’attenta valutazione lo avesse portato a credere a ragione che si trattasse di un’opera dell’artista di strada chiamato Banksy, famoso per quel tipo di riproduzioni dallo stile peculiare. Molti pensano sia originario di Bristol e quindi si presupporrebbe giunto dall’Inghilterra appositamente nella nostra città per farci dono di una sua creazione.
Dal canto mio, a riguardo delle sue entusiastiche supposizioni avrei voluto avanzare delle riserve, ma preferii al suo cospetto non azzardare commenti che mi avrebbero mostrato in evidente disaccordo. Non avrei saputo dire come questo signorotto avrebbe potuto reagire a un’osservazione che si proponeva di mettere in dubbio le sue competenze. Non avendo io di fatto le competenze necessarie per discutere di un argomento simile, decisi che sarebbe stato meglio assecondarlo, come del resto fece mia moglie, optando per un silenzio colmo di dignità e di rispetto per l’aura di autorevolezza che il collezionista d’oggetti d’arte pareva emanare. Ciononostante, avendo una visione contraria rispetto alla sua, mi immaginai come le sue certezze prima o poi si sarebbero potute sgretolare, assieme a quel murale dalla bizzarra raffigurazione.
Io e mia moglie ci concentrammo allora a descrivere a grandi linee, sommariamente, il nostro vicino, cercando di non sbilanciarci troppo a riguardo soprattutto della sua indole fumantina; preferimmo rimanere sul vago, ma senza nascondere al signorotto che avrebbe incontrate difficoltà a parlare della questione che aveva in mente con un tale personaggio, il quale per l’età avanzata si sarebbe dimostrato alquanto diffidente, a prescindere dalla richiesta incredibile che avrebbe potuto finire per procurargli una forte irritazione.
Era presumibile che il nostro vicino, per come lo conoscevamo, sarebbe stato fortemente contrario a privarsi di parte del muro che delimitava la sua proprietà. Era inevitabile che lo avrebbe dovuto successivamente ricostruire ex novo, a prescindere che il signorotto avesse nobili intenzioni e proponesse cifre irrinunciabili per assicurarsi la parte interessata dal disegno riprodotto.
Giunti a quel punto, evitammo di comunicargli quanto per noi una tale operazione ci sembrasse inattuabile, ma lo mettemmo nondimeno in guardia, ribadendogli le complicazioni che avrebbe sicuramente incontrate a trattare con il proprietario del muro. Benché dubitassimo che avrebbe ottenuto da chicchessia il permesso per attuare ciò che aveva in mente, principalmente sarebbe stato il nostro vicino di casa a mortificare il suo entusiasmo, con il suo carattere intrattabile, il quale tendeva a rifuggire compromessi di ogni genere, per partito preso. Non arrivammo a dissuaderlo dal suo proposito, ma almeno gli suggerimmo di riflettere meglio sui passi che avrebbe voluti intraprendere per accaparrarsi quel pezzo di muro.
Rientrando in casa nostra dopo quella breve conversazione, ci rendemmo conto entrambi che il signorotto in questione non si sarebbe arreso di fronte al nostro consiglio di riconsiderare il suo obiettivo. Ciononostante, in un primo momento, pur avendoci comunicato che avrebbe fatto un tentativo per parlare di quell’argomento con il nostro vicino, avremmo potuto credere che avesse accettato il nostro suggerimento, dal momento che lo avevamo visto allontanarsi dal nostro condominio, andandosene via per la sua strada, ma non era detto che non tornasse prima o poi sui suoi passi, magari a qualche altra ora del giorno, o il giorno dopo, oppure qualche altro giorno successivo.
Ad ogni modo, i nostri consigli gli sarebbero potuti servire da monito, nel caso in cui avesse deciso di mostrarsi più saggio e agire perciò con più giudizio. Tuttavia, immaginando quanto fosse pervicace, non saremmo rimasti sorpresi se prima o poi in quella giornata il sedicente collezionista d’oggetti d’arte se ne fosse tornato dalle nostre parti (probabilmente dopo pranzo), per andare direttamente a suonare al campanello del nostro vicino.
Conscio che il signorotto sarebbe potuto tornare incautamente sui suoi passi, riappropriandosi della sua strenua ostinazione, mi misi all’erta in veranda, davanti a un caffè da sorseggiare con calma, subito dopo aver pranzato. Escogitai di posizionarmi in modo tale da non farmi notare e rimasi guardingo. Per rendere ancor più credibile la mistificazione in atto, ero munito di un libro che tenevo disinvoltamente tra le mani; cercai di leggerlo, nell’attesa di veder di nuovo comparire quel pomeriggio quell’individuo dalle imprese ardite, il sedicente collezionista d’oggetti d’arte, appellativo con il quale si era presentato, riportato pure sul biglietto da visita che ci aveva orgogliosamente consegnato.
Ormai mi ero persuaso potesse realmente ricomparirmi davanti agli occhi. Forse non è bello da dirsi, ma mi sentivo riprovevolmente e morbosamente desideroso di assistere al confronto che si sarebbe potuto svolgere di lì a poco. Fingendo di concentrarmi sul libro, lanciavo di sottecchi qualche sguardo al cancelletto che immetteva all’interno della proprietà del mio vicino. Non passò molto tempo che vidi tornare il signorotto, il portamento fiero e impettito, che denotava quanto fosse sicuro di sé, troppo sicuro di sé, ma forse si trattava solo di pura apparenza.
Come immaginavo, si appostò di fronte al cancelletto d’ingresso, armato della risolutezza necessaria a gestire un’occasione straordinaria, forse irripetibile, che per nulla al mondo si sarebbe lasciata sfuggire, ora che il momento fatidico era arrivato e la buona sorte avrebbe potuto assisterlo. Sembrava sicuro di riuscire ad accaparrarsi l’oggetto dei suoi desideri.
Tuttavia, non mi sarei ingannato affatto se l’atteggiamento di indefettibile sicurezza avesse celato una tensione latente in previsione dell’imminente confronto, che avrebbe potuto pregiudicare il risultato positivo che si sarebbe aspettato. Cercò allora di sciogliersi e prendere fiato prima di suonare il campanello.
Sorrisi vedendolo quel poco turbato (non era escluso che la tensione ben mascherata lo stesse divorando), ma soprattutto immaginai come probabilmente stesse riconsiderando i nostri consigli, affinché potesse affrontare nel miglior modo possibile il confronto imminente, ma forse stava solo ripensando a come avrebbe potuto reagire il suo interlocutore alla sua ardita richiesta.
Alla fine, e finalmente, il signorotto suonò il campanello, allungò il braccio, che durò fatica impegnandosi affinché non tremasse. Il nostro vicino di casa uscì fuori aprendo il portone d’ingresso e rimase sulla soglia esortando (sgarbatamente) il nuovo venuto a comunicargli il motivo della sua visita, inaspettata (e presumibilmente sgradita). Il sedicente collezionista d’oggetti d’arte non si lasciò condizionare dall’umore insofferente del padrone di casa e provò a spiegare le ragioni della sua visita, avventurandosi in un discorso astruso, senza però enunciare chiaramente il vero motivo del suo interesse, affrontando quindi di petto la situazione.
Il discorso imbastito con poco criterio non sollecitò tuttavia il suo interlocutore a fare dietrofront e a ritornare dentro casa, chiudendosi il portone alle spalle, anzi, al contrario, il padrone di casa, sorprendentemente e per nulla indispettito, fu convinto dalle argomentazioni espresse dal signorotto e si predispose a raggiungere il nuovo visitatore, per sentire meglio cosa avesse da dirgli di così importante. Forse persuaso dall’atteggiamento distinto di quel signorotto il cui fine mi era ben noto, il nostro vicino gli si fece appresso, raggiungendo il cancelletto d’ingresso, chiaramente ignaro di quel che avrebbe appreso di lì a poco.
Sembrava che si fosse stabilita un’intesa tra i due, ancorché labile, mentre così parlavano all’altezza del cancelletto che li separava; un’intesa che avrebbe nondimeno potuto determinare un invito rivolto al signorotto a entrare dentro casa, per discutere dell’argomento in questione. Tuttavia, poiché l’oggetto del loro discorso verteva sul murale, il nostro vicino, desiderò con i suoi occhi verificare di cosa si trattasse, non avendo ancora potuto accertarsi del cambiamento avvenuto quella mattina sul muro della sua abitazione.
Non potendo scavalcare il cancelletto per ragioni d’età, dopo aver comunicato al collezionista d’oggetti d’arte di attendere che ritornasse, il nostro vicino rifece la strada che lo riportò dentro casa, aprì il cancelletto e tornò a ripercorrere il vialetto che l’avrebbe riportato al cancelletto d’ingresso, dove il nuovo venuto era rimasto ad attenderlo, senza mostrarsi agitato in previsione di ciò che avrebbe dovuto mostrargli. Il nostro vicino uscì perciò dal cancelletto e si fece guidare dal collezionista d’oggetti d’arte verso il muro incriminato. Svoltarono l’angolo, scomparendo alla mia vista.
