Dal momento che non avrei voluto perdermi il confronto che quei due avrebbero presto inscenato davanti al murale, che si configurava come l’oggetto della loro discussione, dopo aver scesi gli scalini della veranda, presi anch’io a percorrere il vialetto d’accesso, per raggiungere il cancelletto di casa, celermente ma premurandomi di non fare eccessivo rumore.
Dovevo mantenere vigile la mia copertura, finché non fosse giunto il momento di rendere manifesta la mia presenza. Non feci a tempo e mettermi dietro il muretto d’angolo, per godermi il siparietto che quei due avrebbero inscenato, spiandoli a mio bell’agio, senza farmi notare, che il mio vicino di casa, soggiogato dallo stupore improvviso, emise un urlo acuto e fece per scagliarsi addosso al muro a pugni stretti.
Il signorotto, decisamente interessato a preservare il murale intatto, evitando che potesse subire danni impronosticabili, cercò di prevenire che il mio vicino prendesse a pugni il muro o deturpasse in un modo o nell’altro il disegno riprodotto; lo bloccò e lo scongiurò di ritornare alla ragione. Aveva pronta per lui una proposta irrefutabile. Provò a riportare il padrone di casa a più miti consigli, anche se dovette durare fatica al fine di prevenire qualche altra azione impulsiva. Notavo sin troppo bene quanta rabbia stesse covando il mio vicino di casa, la dentiera gli stava scricchiolando in bocca dall’intensità che stava esercitando e le narici soffiavano furenti.
Com’era prevedibile, il padrone di casa non aveva apprezzato il murale riprodotto, ma poteva darsi semplicemente che la sua ira fosse scaturita solamente dall’aver constatato come il suo muro fosse stato deturpato da qualcuno che ce l’avesse a male proprio con lui. Prendendo atto del suo disprezzo, sorrisi sardonicamente sotto i baffi, notando quanto si fosse alterato. La ferocia scaturita dall’effetto sorpresa si manifestava in tutta la sua comica irruenza. Frattanto rimasi nella mia posizione nascosta a godermi il prosieguo di quella irresistibile pantomima. Attendevo sviluppi ancor più buffi, prima di palesarmi ai loro occhi.
Nessuno dei due aveva ancora notata la mia presenza, ma se fosse stato necessario l’avrei rivelata, senza alcun problema, anzitempo, qualora mi avessero scoperto a spiare le loro mosse. In realtà mi stavo preparando alla mia entrata in scena, perché consapevole che quella pantomima sarebbe arrivata a una svolta quanto prima. Mi sarei attivato di mia sponte, come avevo deciso sin dal principio. Inoltre, non era escluso che potessi esser chiamato in causa in prima persona da un momento all’altro; che potesse essere proferito il mio nome, come di fatto accadde, dopo alcuni minuti di fitto conciliabolo, in cui il mio vicino di casa arrivò ad accusarmi di essere l’autore del murale, non risparmiandosi con le offese rivolte direttamente alla mia persona, per cui finii per sentirmi fortemente vilipeso.
Prefigurandomi che avrebbe potuto esagerare con i suoi improperi, senza provare alcuna vergogna, decisi di anticipare la mia entrata in scena, allo scopo di preservare il mio amor proprio e la mia dignità, difendendomi dalle accuse che in totale libertà mi stava rivolgendo.
Il mio vicino, con il quale non avevo mai avuto alcun rapporto, neppure di cortesia (e molto probabilmente non l’avrei avuto neppure nel prossimo futuro), notò immediatamente come il riferimento a una mia implicazione mi avesse rapidamente chiamato in causa, facendomi uscire allo scoperto, ma non si meravigliò della prontezza con la quale ero entrato in scena (non immaginava fossi rimasto appostato a seguire il loro conciliabolo); si preoccupò invece di trasferire l’obiettivo delle sue invettive verso la mia figura in carne e ossa, finanche a scagliarmisi fisicamente contro, sempre a pugni stretti.
Il signorotto, che in cuor suo non avrebbe voluto esser parte di quella situazione incresciosa, per una questione morale dovette adoperarsi per provare a far da paciere, a modo suo, suo malgrado ma cercando di impegnarsi al massimo delle sue possibilità o della sua voglia, connessa al suo interesse verso la faccenda che stava divenendo incandescente, cercando di bloccare ancora una volta quel vecchio intemperante e insolente. Stavolta il collezionista d’oggetti d’arte durò fatica a tenere a bada il mio vicino e un pugno mi avrebbe raggiunto, se non avessi avuta la prontezza di schivarlo al momento giusto.
Poiché mi trovavo quasi addossato al muro e ricoprivo in buona parte il personaggio a figura intera riprodotto sul murale, il quale con il suo fucile stava sparando caramelle in aria, il pugno chiuso del mio vicino andò a colpire il volto messo di profilo e sbriciolò una parte d’intonaco, che prese a scivolare a terra quasi fosse pioggia in polvere, depositandosi sul marciapiedi in piccole scaglie.
Il volto messo di profilo dell’uomo con il fucile spianato, raggiunto dal suo pugno chiuso, era stato sgretolato in piccoli crateri che mostravano increspature bianchicce. Il murale era stato danneggiato dal padrone di casa, irrimediabilmente perduto, con buona pace del collezionista d’oggetti d’arte, che ora non avrebbe potuto far altro che rammaricarsene. Se ne sarebbe fatta una ragione.
Alla fin fine il mio vicino l’aveva spuntata, aveva distrutto quel murale, anche se in minima parte, ma non ero così sicuro che fosse andata come avrebbe voluto. Poiché di sicuro non avrebbe voluto farsi del male. La mano che aveva raggiunto il muro con foga inusitata era in condizioni pietose. Un urlo dalla natura diversa ma di un’intensità simile alla precedente occasione, che ne aveva rivelata la sorpresa sgradita alla vista del murale, ci fece subito sospettare si trattasse di una cosa alquanto seria.
Intravidi del sangue colare dalle nocche aperte della mano destra, mentre cercava di nascondere la ferita che si era procurata e provava stoicamente a reprimere altre urla di dolore, forse per vergogna di mostrarsi vulnerabile ai nostri occhi. Alla vista di quello spettacolo non avrei potuto fare a meno di provare compassione nei suoi confronti, senza però chiedere troppo alla mia sensibilità, visto il soggetto che avrei dovuto eleggere quale destinatario pronto a riceverla.
Ad ogni modo, il mio vicino di casa incontenibile non parve sconfitto al punto da darsi completamente per vinto. Non passò molto che tornò alla carica. Nonostante le pessime condizioni in cui versava la mano destra avrebbero dovuto dissuaderlo dal voler riprovare a colpirmi, si avventò nuovamente su di me per la seconda volta; con rinnovato vigore riabbracciò il suo desiderio vendicativo mai sopito e stavolta con la mano sinistra provò ad assestarmi un altro pugno in pieno volto.
Ero preparato a una nuova aggressione, per cui non dovetti sforzarmi di schivare l’ennesimo colpo, un altro diretto che puntava alla mia faccia, mentre nel frattempo il collezionista d’oggetti d’arte, doppiamente mortificato per ciò che era accaduto, provvedeva a chiamare un’ambulanza perché venisse a soccorrere l’infortunato, il quale però non la voleva smettere di agire in maniera sconsiderata e per lui improduttiva. Il mio vicino di casa non avrebbe dovuto sprecare le energie residue che ancora lo tenevano in piedi alla sua età.
Il collezionista d’oggetti d’arte si era perciò portato prontamente il cellulare all’orecchio e confabulava con il suo interlocutore all’altro capo della linea. A rigor di logica, l’infortunio occorso al mio vicino di casa non avrebbe dovuto richiedere che si chiamasse un’ambulanza. Invero non è che ci fosse un reale bisogno di una tale assistenza. Eppure, il collezionista d’oggetti d’arte doveva aver valutato che le condizioni della mano destra fossero a tal punto gravi da non ritenere esagerato scomodare un’ambulanza, affinché lo portasse di corsa al pronto soccorso e gli somministrasse le relative cure del caso.
Ci si sarebbe aspettati ora che il recupero dal grave infortunio alla mano destra durasse un bel po’ di tempo, precludendogli la possibilità di impugnare un qualche oggetto contundente, un qualche oggetto con il quale offendere o spaventare il prossimo, come il fucile del quale si era servito in occasione della notte di Halloween di una decina d’anni prima (e di premere il grilletto). Non era peregrino figurarsi che gli fosse rimasto questo vizio, pur essendo trascorso un considerevole lasso di tempo. E magari allorché avesse recuperato totalmente dall’infortunio, era auspicabile la smettesse completamente, una volta per tutte, con quegli atteggiamenti deplorevoli.
L’ambulanza arrivò alcuni minuti dopo che accadde l’inconveniente, mentre si cercava entrambi di farlo rinsavire, riportandolo alla ragione ma inutilmente. Mentre ci si adoperava a caricare quella furia scatenata che vomitava improperi a ruota libera, benché si riuscissero a giustificare i suoi lamenti dati dal dolore lancinante che stava provando in quegli istanti, non potei fare a meno di provare ammirazione per i paramedici che si stavano mostrando così professionali nei suoi confronti, senza farsi influenzare dalla sua aggressività e senza rimanere delusi dalla mancanza di riconoscenza verso il loro operato.
Dopo che l’ambulanza se ne andò, accompagnata dalla scontrosità del mio vicino di casa, che non mi risparmiò ulteriori contumelie fino all’ultimo istante, dando fondo a tutte le sue energie residue, mi congedai dal collezionista d’oggetti d’arte. Notai quanto fosse dispiaciuto per ciò che era accaduto, soprattutto per quel che riguardava il murale sul quale aveva messo gli occhi con così tanto interesse.
Dal momento che avevo un’opinione diversa per quel che riguardava il mio vicino di casa, che aveva avuto ciò che si meritava, mi dispiacqui con il signorotto solamente per il danneggiamento del murale. Tuttavia, avrebbe potuto sentirsi sollevato all’idea che non si trattasse di un’opera di Banksy. Era pur vero che non avrebbe potuto saperlo con assoluta certezza e quindi se ne andò via affranto, amareggiato, poiché l’opera ormai per lui non aveva più alcun valore. Sentenziò quanto fosse irrecuperabile e se ne andò via affranto.
Ne convenni anch’io per assecondarlo senza avanzare obiezioni di sorta e me ne ero ritornato a casa, senza mascherare la mia soddisfazione a mia moglie, la quale ora che aveva avuto modo di conoscere l’intera vicenda poteva pervenire a sue personali conclusioni. Guardandomi sorniona, con sguardo astuto, non esitò a domandarmi se davvero fossi io l’autore del murale; come il nostro vicino di casa mi aveva identificato sin dall’inizio senza ammettere alcun dubbio in proposito, sostenendo la fondatezza delle sue congetture inoppugnabili.
La guardai e tornai a sorridere a trentadue denti, allietato e per nulla sorpreso da quella logica e ineludibile domanda, che in realtà dopo essermi impegnato in quella lunga esposizione dei fatti mi sarei aspettato da lei; al che anche lei di rimando non poté stavolta far altro che imitare la mia reazione divertita.
Ci lasciammo andare a una risata liberatoria, ce la gustammo appieno, saporitamente; una risata inarrestabile, che scrosciò argentina tra le nostre labbra, come una cascata impetuosa, che ricopriva e trascinava via l’intera vicenda, facendo riecheggiare nell’aere un suono atavico e caratteristico.
