Il guanto dimenticato (racconto sospeso dallo sviluppo incerto) 1/2

Oggetti fatti cadere a terra sbadatamente o inconsapevolmente dimenticati in qualche spazio pubblico, talvolta potrebbero divenire preda di persone invogliate ad appropriarsene indebitamente.

Persone qualsiasi si troverebbero casualmente a passarvi accanto, d’un tratto individuerebbero l’oggetto in questione e non si farebbero alcun problema a recuperarlo, animate da intenzioni discrezionalmente discutibili.

Senza alcun pudore se lo potrebbero intascare di soppiatto, ovviamente dopo essersi guardate attorno circospette, usando le dovute precauzioni, atte a raggiungere il loro scopo. Basta voltare il capo a sinistra e a destra, senza mostrare incontrollata agitazione, agendo con la giusta calma, che in tali frangenti fungerebbe da ambigua consigliera, così da verificare che non vi sia anima viva attorno a sé. Se del caso, non sarebbe così improbabile che si possa diventare automaticamente oggetto dell’attenzione esclusiva di persone integerrime che giungerebbero sciaguratamente a intralciare le operazioni di recupero, mettendovi i bastoni tra le ruote.  

Sarebbe preferibile allora non farsi scoprire da altre persone che si trovino a passare proprio nello stesso momento nei pressi dei luoghi in cui si stanno svolgendo operazioni simili, vòlte ad assicurarsi l’oggetto in questione. La persona che secondariamente si aggirasse in zona potrebbe rimanere indignata o considerare riprovevole il gesto appena compiuto da chi per primo abbia avvistato l’oggetto giacente a terra, dimenticato o smarrito da chicchessia. Chi per secondo dovesse arrivare potrebbe facilmente persuadersi che l’oggetto non sia di proprietà della persona che lo ha appena raccolto.

La sopravvenienza di un qualche scrupolo di coscienza non sarebbe d’intralcio all’immediata bramosia che avvincerebbe l’accaparratore, il quale perciò non si farebbe alcun problema ad agire con estrema disinvoltura, magari fulmineamente così da prevenire la possibilità di essere intercettato, senza alcuna remora che rischiasse di portarlo a riconsiderare moralmente il gesto avventato, volendo in taluni casi improvvido e azzardato, fintantoché l’oggetto sia di un qualche valore o stimoli magari la sua curiosità.

Per quel che concerne il mio caso, sarebbe stata principalmente la curiosità e non certo il valore a spingermi ad appropriarmi di un oggetto che mi capitò di notare per un certo lasso di tempo in un certo luogo, mentre da passeggero dell’autobus che abitualmente prendevo percorrevo l’abituale itinerario che conduceva alla stazione ferroviaria, dove avrei cambiato mezzo di trasporto, salendo sul treno che mi avrebbe portato alla sede dell’università che frequentavo al tempo del mio avvistamento. In quel periodo infatti transitavo sempre presso un luogo specifico in cui qualcuno che si sarebbe considerato suo precedente possessore aveva dimenticato l’oggetto che aveva catturato così intensamente il mio preciso interesse.

Ebbene, l’oggetto del quale sto parlando, che aveva attirata la mia attenzione e stimolata la mia curiosità era un guanto adagiato su uno dei due muretti di un ponticello che immetteva in centro città. Entrambi i muretti innalzantisi ai lati si ergevano alla medesima altezza fungendo da parapetto protettivo.

Il ponticello era frequentato sovente da persone di passaggio che lo attraversavano per entrare nel centro storico, delimitato dall’acqua che lo circondava, assieme alle mura difensive che lo attorniavano subito accanto, ormai in gran parte crollate, se non per qualche tratto la cui sommità era stata resa camminabile, data la presenza di acciottolati liberamente calpestabili e indubbiamente ameni, i quali invogliavano la gente a servirsene per le loro oziose passeggiate.  

Le persone che solevano attraversare il ponticello non erano però mai state attirate da quel guanto, anche se di buona fattura (o forse solo non vi avevano fatto caso), che proprio perché spaiato doveva esser stato ignorato da eventuali accaparratori occasionali. Si dà il caso, perciò, che per lungo tempo avesse seguitato a rimanere collocato in quella stessa posizione di desolante abbandono, prima che mi risolvessi ad avvicinarmi, per vederlo meglio da vicino e valutare il da farsi. Lo avrei scrutato minuziosamente per capire se mi avrebbe potuto offrire un collegamento con un’altra dimensione; avrei dovuto comprendere se potesse guidarmi verso un mondo alternativo.

La mia immaginazione lo aveva trasformato in un guanto di sfida. Avevo finito per dimenticarmi eventuali attinenze con la realtà nuda e cruda. Avrei voluto recuperarlo solamente per capire cosa mi sarebbe potuto accadere di insolito. Sentivo di non provare alcuna vergogna a vagheggiare situazioni surreali che mi avrebbero visto magari impegnato a misurarmi in una singolar tenzione con un duellante immaginario, ma costituito di carne e ossa, reso tangibile alle mie percezioni, il quale per l’appunto mi si sarebbe potuto materializzare davanti agli occhi, che avrebbero vinto l’incredulità, qualora avessi indossato il guanto dimenticato (o lo avessi solo toccato con fermezza), desideroso di provare una nuova esperienza che mi avrebbe catapultato in situazioni avventurose.

Se la mia immaginazione avesse prospettato eventualità del genere nel mondo reale, non mi sarei fatto alcun problema e avrei accettata la sfida che mi sarebbe stata lanciata, o almeno a parole me ne stavo convincendo, effettivamente senza sapere come si sarebbe potuta profilare la faccenda. Non era poi così chiaro se mi sarei mostrato impavido di fronte al pericolo che avrei dovuto fronteggiare, risolutamente pugnace, poiché stavo solo riflettendo su quel che per assurdo sarebbe potuto accadere, senza considerare i rischi che di certo avrei potuti correre nel concreto.

Eppure, fantasticare in tal senso non mi sarebbe costato nulla, a prescindere dal pericolo a cui sarei potuto andare incontro. Per il momento mi sarebbe bastato credere che tutto ciò potesse accadere per davvero. Il mio mondo immaginario avrebbe allora coinciso con la realtà vera e propria e quindi non avrei potuto che rallegrarmene, sprezzante di fronte al pericolo, in qualsiasi forma si fosse presentato al mio cospetto.

Certo quindi che avrei fatto di tutto per mostrarmi indefettibilmente impavido, quel che mi restava da fare era decidere se fermarmi a mezza via e scendere anzitempo dal mio mezzo di trasporto, l’autobus che mi portava in stazione, accorciando il mio tragitto consuetudinario, o magari scegliere un giorno diverso per recarmi di proposito nel luogo in questione e valutare eventuali mosse successive. In una circostanza del genere avrei ponderato se fosse saggio o meno appropriarmi del guanto di sfida.

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