Considerazioni finali a margine dei fatti accaduti quel pomeriggio (zuccherose tentazioni per munizioni)

Il mio vicino era tornato a casa dal pronto soccorso con una vistosa fasciatura alla mano destra. Vedendolo rincasare così conciato, la prima cosa che mi venne in mente era che d’ora in avanti i nostri rapporti sarebbero peggiorati sensibilmente. Per come si erano svolti i fatti di quel pomeriggio turbolento e fatidico, ero fin troppo consapevole che i nostri rapporti d’ora in avanti sarebbero stati pessimi. Ormai laceratisi irrimediabilmente, avremmo durata fatica a ricucirli, qualora vi fosse stata la volontà reciproca di recuperarli. Non che me ne fregasse alcunché, eppure avere un vicino di casa animato da un sentimento ostile nei miei confronti non sarebbe stata certo una buona notizia per il quieto vivere al quale avevo sempre aspirato.

L’avevo fatta grossa, ma anche lui non era stato da meno. Gli avevo giocato un brutto scherzo, ma pure lui ci aveva messo del suo irritandosi oltremisura. Sarebbe stato preferibile che avesse riflettuto sul guadagno che avrebbe potuto ricavare da quel murale, se fosse stato più saggio, invece di prendersela con me; avrebbe potuta ottenere una cifra interessante, notevole, inimmaginabile. Si sarebbe spossessato di quel muretto, che delimitava la sua proprietà, ma non si sarebbe trattato di una grossa perdita, nulla di trascendentale. Rappresentava un’inezia, alla quale avrebbe posto rimedio, a conti fatti, in un futuro prossimo. Il guadagno lo avrebbe consolato ampiamente, poiché le spese per ricostruire il muretto sarebbero state prevedibilmente inferiori alla cifra che avrebbe ottenuta. L’offerta che il signorotto presentatosi come collezionista d’arte gli avrebbe proposta sarebbe stata ragguardevole, irrefutabile.  

Per il momento, erano altre le preoccupazioni alle quali avrei dovuto badare, strettamente connesse all’impronosticabile deriva umorale che caratterizzava il mio vicino di casa. Speravo che l’attuale impedimento fisico rappresentato dalla mano ingessata gli potesse suggerire un comportamento più equilibrato in futuro e una riflessione più responsabile su eventuali atteggiamenti che chiunque avrebbe considerati riprovevoli. Egli stesso di per sé li avrebbe dovuti ritenere inconcepibili, perfettamente coscio che stesse patendo tuttora conseguenze dolorose; avrebbe così evitato di assecondare la sua indole dispettosa, per non dire subdola e insolente. L’infortunio occorsogli alla mano destra l’avrebbe tenuto a riposo per un po’ e si auspicava l’avrebbe allontanato dall’idea di commettere azioni sconsiderate.

Ero davvero contento che fosse andata a finire così, eppure non avrei potuto non sentirmi colpevole di averlo indotto a procurarsi un infortunio simile, anche se a mia discolpa potrei affermare che non si fosse trattato d’altro se non di un atto di autolesionismo involontario, per il quale avrebbe dovuto prendersela solo con sé stesso e con la sua foga incontenibile. Avrebbe dovuto tenere le mani a posto, senza dare in escandescenze, e non sarebbe accaduto nulla di così grave. Non avrebbe dovuto considerarmi un capro espiatorio delle sue frustrazioni; mi aveva attaccato furiosamente, pensando che fossi l’autore di quel murale evocativo. A suo buon diritto aveva tratte queste conclusioni e io certamente non avrei potuto mostrarmi in disaccordo con lui.

Era evidente che non avrei potuto negare il mio effettivo coinvolgimento. Avevo fatta anch’io la mia parte, ma non sentivo di dovermi rimproverare per questo. Ad ogni modo, il mio vicino di casa non avrebbe dovuto sentirsi in diritto di aggredirmi, eleggendomi a bersaglio di pugni indirizzati direttamente alla mia persona. Per fortuna che i colpi avevano peccato di imprecisione; ero riuscito a schivarli abilmente, scartando di lato al momento opportuno, con il risultato che la sua mano aveva subito un tremendo infortunio, entrando in collisione con il muretto di casa sua. Aveva mancato il bersaglio che ero io e si era sfracellata sul muretto, danneggiando irrimediabilmente il murale impressovi sopra, senonché aveva addirittura procurato un dispiacere enorme al collezionista d’arte, giunto appositamente per discutere dell’affare che avrebbe pensato di concludere positivamente.

Costui aveva perciò ritirata l’offerta d’acquisto, vedendosi privato di quella che immaginava fosse per davvero un’opera d’arte, realizzata nient’altro che da Banksy in persona, secondo il suo discutibile punto di vista. Era convinto di potersela accaparrare, almeno fino a quando l’imprevisto non era accaduto, fino a quando non provò profonda amarezza assistendo all’impensabile, così di botto, senza alcuna avvisaglia. Dopo essersi rallegrato per la scoperta, se ne era andato via amareggiato, ma non avrebbe dovuto aversene a male, poiché le sue convinzioni sull’identità dell’autore del murale fondamentalmente erano errate.

Da parte mia non volli rassicurarlo di quanto si fosse sbagliato nell’aver riconosciuto in Banksy l’artista che la notte precedente aveva realizzata quella riproduzione evocativa. Se candidamente mi fossi lasciato impietosire dal suo rammarico, a tal punto da propendere per una confessione liberatoria, sarebbe stato automatico che gli enunciassi una rivelazione esaustiva, la quale sarebbe stato preferibile nascondere, accantonare nell’oblio, celare alle orecchie di chiunque. La prudenza non sarebbe stata mai troppa, se all’orizzonte avrei potuto intravedere un’accusa di vandalismo. A malincuore decisi di lasciare che si struggesse per la triste perdita, evitando di mettere in dubbio le sue convinzioni. Sebbene la mia coscienza stesse cercando di persuadermi a rivelargli chi fosse il vero autore, la mia sensibilità (e soprattutto il mio tornaconto) non si sarebbe spinta sino a quel punto.  

Contestualmente, vorrei terminare il mio ragionamento, le mie riflessioni finali, con una considerazione in merito a mia moglie, probabilmente la vera vittima (involontaria) di quanto accaduto quel pomeriggio. Dovrei ammettere che si sarebbe dovuta risentire comprensibilmente dell’iniziativa che mi ero assunta. Forse sarebbe stato meglio che l’avessi consultata, esponendole la mia idea, prima di architettare il mio bizzarro stratagemma. Avremmo potuto riflettere di concerto se fosse stato il caso di attuarlo.

Innegabilmente avevo giocato un ruolo attivo nella piega presa dagli eventi e l’idea che avessi potute muovere le fila di quello spettacolo indecoroso a lungo andare l’avrebbe potuta indispettire. Dato il mio riprovevole comportamento, il nostro vicino avrebbe potuto renderci la vita impossibile d’ora in poi, per cui doverci avere ancora a che fare sarebbe stata una vera seccatura. L’unica soluzione sarebbe stata quella di cambiare casa, così da evitare possibili ritorsioni, ma per il momento quest’opzione non era contemplabile. Sarebbe perciò cresciuto in lei un risentimento ampiamento giustificato, benché in un primo momento ci avesse riso su assieme a me, rallegrandosi per la brillante trovata che avevo escogitata, senza valutare le conseguenze alle quali saremmo potuti andare incontro.  

Se non avessi realizzato quel murale probabilmente non sarebbe accaduto alcunché. Che ci potevo fare, ora come ora? Era andata così e avremmo dovuto convivere con un vicino di casa che ci avrebbe trattato nel peggiore dei modi, nei giorni a venire, per ripicca; avrebbe potute mettere in atto vendette ai nostri danni, almeno finché non se ne fosse dipartito da questo mondo, considerata la sua età avanzata. Nessun problema, finché fossimo stati vicini di casa mi sarei sentito sempre pronto ad affrontarlo.

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