Nostalgia

Ho come la sensazione di voler scolpire nella memoria la serata che giorni addietro ho trascorsa assieme ai miei amici di un tempo, perché il suo ricordo vi rimanga impresso il più a lungo possibile.

L’occasione per una rimpatriata tra fedelissimi si è presentata alcuni giorni fa. Impegni permettendo, eravamo riusciti a trovare un giorno utile che potesse andare bene per tutti. Siamo stati contenti di rivederci per poterci finalmente stringere in un abbraccio caloroso dal retrogusto nostalgico.

Per motivi giustificabili dal corso di ogni esistenza, alcuni anni prima le nostre strade si erano comprensibilmente separate. Diversi anni erano passati senza che avessimo avuto modo di riunire il nostro gruppo storico. Se ne avessi la seria intenzione, potrei quantificare gli anni inesorabilmente accumulatisi uno dopo l’altro, ma rischierei di divenire esageratamente malinconico. Preferirei perciò evitare l’infelice e inappropriato conteggio.

Per celebrare il nostro ritrovo avevamo scelto come ambiente in cui cenare la trattoria del quartiere in cui vivevamo al tempo della nostra giovinezza. Ci sembrava il giusto luogo rievocativo che avrebbe fatto da cornice ideale per il nostro raduno collettivo. Ci avrebbe riportato in un attimo ai nostri tempi spensierati.

Il locale aveva cambiato gestione non molto tempo prima, ma da quanto riportato dal gran numero di commenti entusiastici trovati in rete si sarebbe potuto sostenere avesse mantenuti gli standard qualitativi di un tempo. In un passato non così remoto ci capitava di frequentarlo con una certa assiduità. Era un luogo aggregativo, frequentato da gente di periferia che si dava convegno per mangiare, ovviamente, o solo per un aperitivo che spesso fungeva da pretesto per una partitina a carte.

Ebbene, ci eravamo organizzati per un’uscita collettiva sotto i migliori auspici, augurandoci di rendere la nostra serata davvero speciale. Ci eravamo chiaramente ripromessi di non alzare i toni, come sarebbe potuto accadere ai tempi della nostra giovinezza. L’età che anagraficamente non avremmo potuta contestare suggeriva di mantenerci opportunamente morigerati.

Non ci sarebbe stato dato il permesso di esagerare. Non avremmo potuta assumere l’attitudine propria di un periodo della vita in cui fondamentalmente ci si poteva mostrare quasi impunemente trasgressivi e incoscienti. Se ci fosse capitato di indulgere in atteggiamenti sconvenienti, la nostra rispettabilità ne avrebbe irrimediabilmente sofferto. Saremmo dovuti assolutamente rimanere all’interno dei giusti confini della decenza.

Se durante la nostra serata collettiva ci fossimo comportati allo stesso modo del periodo in cui eravamo giovani vivaci e irresponsabili, al di là delle conseguenze immediate che avremmo di sicuro subite (non avrei certo voluto fare una figuraccia ed essere sbattuto fuori dal locale), avremmo sentito altresì il peso degli anni corrispondenti alla nostra età attuale, la quale sicuramente non avrebbe esitato a presentarci il conto prima o poi. Ne avremmo risentito e non poco, soprattutto a livello fisico. Era doveroso quindi che ci impegnassimo a non trascendere. Le nostre aspettative per la serata si sarebbero dovute posizionare su un livello di divertimento adeguato agli anni trascritti sulla nostra carta d’identità.

Al di là di atteggiamenti fuori dagli schemi che avremmo dovuto stigmatizzare, contribuiva a rendere alquanto nostalgici il pensiero che alcune abitudini dalla natura innocua non si potessero riprodurre tali e quali a come si soleva fare un tempo. Dal momento che l’età adulta dovrebbe stimolare chiunque a preservare la propria dignità qualsiasi situazione si trovi ad affrontare, sarebbe sconveniente che determinati atteggiamenti propri di un’età spensierata vengano replicati a un’età apparentemente responsabile. Se ciò accadesse, si farebbe fatica a mostrarsi comprensivi al cospetto di persone adulte; sarebbe impossibile evitare di muovere loro un rimprovero. Volendo addurre un esempio pertinente, sarebbe impossibile nella realtà comportarsi come nel celeberrimo film: “Amici miei”.

Non potendo abbandonarci a qualche scherzo innocuo che giungesse a ispirare simpatia in chi avendolo subito quale vittima non l’avrebbe presa a male, le nostre idee avrebbero potuto solamente convergere verso ben altri tipi di passatempi che risalissero ai tempi della nostra giovinezza. Sorrisi all’idea che vi fosse in realtà un qualcosa appartenente a un’altra casistica che avremmo potuto riprodurre, tale da non esser considerato inadatto alla nostra età anagrafica.

Mi sovvenne che avremmo potuto dilettarci a giocare a scopone scientifico. Dopo un tempo di sospensione alquanto lungo, avremmo avuta l’opportunità di organizzare una partita in coppia, nuovamente, magari davanti a un buon digestivo, terminata la nostra cena.

Mentre così ci dirigevamo verso la trattoria di periferia che avevamo eletta per fare da cornice alla nostra serata collettiva, raggruppati tutti assieme all’interno della stessa vettura che ci avrebbe condotto alla nostra meta, deducendo come fossimo in numero esatto per organizzare una partita a coppie, o qualche partita in serie, mi trovai a dover decidere se proporre ai miei amici d’un tempo la mia idea.

Nutrivo la speranza che il mio entusiasmo potesse rivelarsi contagioso, benché fossi conscio che si sarebbe potuto spegnere a seguito di una risposta negativa. Poiché ci si divertiva a giocare a carte appassionatamente ai tempi della nostra giovinezza, immaginavo che anche i miei amici volessero cogliere l’occasione per richiamare un po’ alla memoria i tempi andati, con un passatempo al quale capitava che ci dedicassimo con buona regolarità.

Presumendo che parallelamente al mio vi fosse interesse pure da parte loro, mi sarei realisticamente aspettato una risposta affermativa alla domanda che mi premeva porre. Ci saremmo mostrati d’accordo e avremmo dimostrato un reale coinvolgimento collettivo. Tuttavia, ero consapevole che assecondando l’umore del momento avrei avute più possibilità di ottenere una risposta positiva. Avevo una precisa idea di quando si sarebbe presentato il momento ideale per formulare questo tipo di domanda. Decisi di attendere il dopo cena. Ritenevo che fosse ancora presto e avrei probabilmente ricevuta una risposta vaga o forse contraddittoria.

Sospesi il mio entusiasmo a tempo determinato. Avrei atteso pazientemente il momento propizio per domandare loro se avessero intenzione di fare una partita a scopone scientifico. Presumibilmente il momento opportuno sarebbe giunto allorquando avessimo terminato di consumare la nostra cena e ci fossimo trovati a dover decidere i programmi immediatamente successivi.

Era già intuibile di cosa avremmo parlato, allorché ci fossimo trovati a pasteggiare allegramente attorno al nostro tavolo, se non proseguendo a oltranza finché non si fosse fatto troppo tardi: avremmo rivangati i tempi andati, la molta acqua passata sotto i ponti, avremmo sviscerati alcuni episodi memorabili che li avevano connotati.

Ci saremmo diffusi a parlare di scherzi di vario genere, ad esempio, persino in merito a quelli il cui sviluppo era stato caratterizzato da una certa complessità d’esecuzione, la cui ideazione avevamo orchestrato di concerto, per cui a distanza di tempo saremmo arrivati a chiederci i motivi della pianificazione di determinate operazioni o trovate goliardiche; se a grandi linee riuscivamo a ricordarcene il perché, se riuscivamo a ottenere conferma di qualche ricordo vago da chi credeva di vantare una buona memoria sui fatti, oppure se questo perché riuscivamo solamente a immaginarlo.

Nessuno di noi avrebbe potuto negare di esser stato tormentato o vessato da qualche scherzo dal gusto discutibile, attuato ai suoi danni in giovane età. Chiunque doveva averlo subito, almeno una volta nella vita; poi c’erano quelli che avevano dovuto farci i conti di più in qualità di vittime involontarie, ma si erano organizzati per rimanere guardinghi e talvolta capitava che lo prevenissero, difendendosi astutamente come si conveniva.

Anche gli scherzi peggiori rivalutati con il tempo sarebbero stati oggetto d’indulgenza. Ci si sarebbe fatti addirittura una risata fragorosa tutti assieme all’unisono al solo ripensarci. Non ci sarebbe stato spazio per alcun contrasto che rischiasse di minare l’atmosfera gioviale che si sarebbe creata durante la serata. Considerato come fosse stato concepito come un ritrovo amichevole, sarebbe stato spiacevole se fossero riemersi vecchi dissapori ormai sepolti sotto una coltre annosa destinata all’oblio.

Chiaramente non si sarebbe potuto affermare che i rapporti di amicizia fossero uniformi tra i vari componenti del nostro gruppo storico, esistevano diversi grandi di reciproca intimità; eppure, il tempo avrebbe dovuto mitigare alcune incomprensioni, così da favorire la prospettiva di un riavvicinamento.

Ad ogni modo, almeno da parte mia, non vi era alcuna volontà di riportare a galla vecchi screzi risalenti al passato. Sarebbe risultato antipatico a chiunque se fossero state riportate alla luce vecchie magagne risalenti alla notte dei nostri tempi spensierati. Avrei fatto in modo, speravo come tutti, di contribuire a rendere piacevole la serata con la mia presenza; avrei fatto in modo di far valere la mia presenza di spirito.

Dopo aver consumata la cena, caratterizzata come ci si era ripromessi da frizzi e lazzi contenuti, la quale ci trovò di ottimo umore, scoprendoci ben disposti a lasciarci trascinare tra i ricordi più disparati, decisi che era arrivato il momento di proporre ai miei amici lì riuniti una partita a scopone scientifico.

Ero preparato a sentirmi contrapporre idee alternative per la prosecuzione della serata. Mi sarei potuto aspettare che i miei amici d’un tempo se ne venissero fuori con idee più attraenti, che avremmo potuto mettere in atto per proseguire o eventualmente terminare la serata del nostro ritrovo collettivo. Tuttavia, mi resi conto invece, con mio sommo piacere e parimenti prudente stupore, che la mia proposta era stata accolta di buon grado da quella combriccola moderatamente scatenata e mutevolmente turbolenta.

Immaginai che i miei amici dovessero essersi fatti nostalgici al pari mio. Ad ogni modo, non vi sarebbe stato nulla di strano se avessimo organizzata una partita rievocativa. Di sicuro, diversamente dalla giovane età che ci caratterizzava quando eravamo soliti dedicarci a questo appassionante gioco di carte, ora si sarebbe registrata una differenza d’età minore con un gruppo di quattro allegri giovinastri attempati che sedava al tavolo vicino al nostro e già da un po’ si stava dedicando con encomiabile e invidiabile trasporto a una partita a scopone scientifico.

Sperando che non arrivassero a pensare li stessimo emulando al fine di volerli canzonare per il loro passatempo, ci mettemmo a giocare a scopone scientifico davanti al nostro digestivo. Dopo un periodo iniziale di smarrimento, dovuto alla prolungata lontananza dal gioco nella pratica effettiva, che ci fece apparire un po’ arrugginiti, riprendemmo il ritmo di un tempo e l’entusiasmo crebbe sempre di più.

Ad un certo punto, quando il digestivo aveva ormai lasciato spazio a qualche ombra di vino e le partite si stavano susseguendo senza riscontrabili cali di concentrazione, colsi un cenno del capo seguito da un ammiccamento proveniente dalla tavolata accanto alla nostra. Lo reputai amichevole, bonario, al punto che rimasi sollevato all’idea che non avessero frainteso la nostra precisa scelta di giocare al loro stesso gioco di carte. Ovviamente non era mai stata nostra intenzione imitare il loro ammirevole coinvolgimento al fine di prenderli in giro.

Mi rasserenai subito, immaginando come i nostri vicini stessero apprezzando la nostra dedizione verso un passatempo che chiaramente ci accomunava. Mi compiacqui di ricambiare alla stessa maniera il riconoscimento ottenuto. Quel gruppetto aveva genuinamente compreso quanto nutrissimo il loro stesso interesse verso un gioco di carte quale lo scopone scientifico, per cui non si sarebbe potuto negare che al nostro tavolo fossimo impegnati in un serio confronto.

I nostri passatempi ludici non erano granché cambiati e forse in futuro, prossimo o remoto, sarebbero rimasti tali e quali a com’erano in passato. Non avremmo mai smesso di apprezzarli. Sin dal periodo della nostra spensierata giovinezza avevano allietati innumerevoli momenti trascorsi in compagnia, per cui non ci saremmo potuti esimere dal tributare loro la nostra incondizionata riconoscenza.

Ne avremmo conservata gelosamente la conoscenza, attraverso regole che sarebbero rimaste impresse nella nostra mente fino alla fine dei nostri giorni, terreni e forse anche oltre; avremmo fatto in modo che le nostre tradizioni non si trascinassero stancamente nella dimenticanza, avremmo lottato strenuamente, affinché non si strascicassero fiaccamente fino a guadagnare una remota obsolescenza.

Con un po’ di buona volontà le avremmo tramandate queste tradizioni, poiché non si sarebbe potuto mai sapere se prima o poi non ci saremmo ritrovati di nuovo, magari solamente con l’intento di riorganizzare l’ennesima partitina nostalgica. Ci si augurava che la nostra specifica conoscenza delle regole del gioco non ci abbandonasse per sempre.

Come nella serata che avevamo saputo rendere emozionante con i nostri discorsi intensi, in un futuro impronosticabile nel tempo, in un periodo della nostra vita in cui avremmo potuta raggiungere l’età approssimativa dei componenti del tavolo accanto al nostro, non era escluso che ci venisse in mente di ritrovarci un’altra volta tutti assieme per una nuova rimpatriata collettiva del nostro gruppo storico, anche solo per una partita sentita a scopone scientifico. Dal canto mio, impegni a parte, avrei fatto in modo di rendermi disponibile per quanto possibile… E presumo che anche i miei amici la possano pensare in questi termini.

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