L’arciere provetto

Robin Hood era sempre stato convinto di essere un arciere formidabile, contro il quale qualsiasi avversario avrebbe avuto la peggio. Nessuno nel mondo conosciuto avrebbe potuto contestare la sua supremazia nel tiro con l’arco. Gli erano stati rivolti numerosi elogi a riguardo delle sue straordinarie capacità, che lo avevano reso comprensibilmente orgoglioso. Grazie ai traguardi raggiunti in diverse competizioni si era accertato di non avere rivali che potessero contrastarlo. Nessuno riusciva a superarlo in abilità nelle gare di tiro con l’arco. Capitava che prendesse parte alle giostre medioevali e aveva ottenuto svariati riconoscimenti che certificavano le sue incomparabili abilità di arciere, le quali con il passare degli anni erano divenute un viatico indispensabile che serviva a sostenere una nobile causa.

“Rubare ai ricchi per donare ai poveri” era il suo motto, che gli aveva procurato molti volenterosi alleati. Gli abitanti della foresta di Sherwood si erano ispirati a questa frase d’effetto per giustificare lo scopo della loro missione solidale. Robin Hood si accompagnava a loro in qualità di capo per elezione e non avrebbe potuto esimersi dall’esibire le sue capacità di arciere per un fine condiviso.

Eppure, le sue certezze erano state messe in discussione in una dimensione altra rispetto a quella terrena. Da quando l’inconscio aveva partorito un personaggio mitologico che si era mostrato in grado di competere con lui nel tiro con l’arco, l’esibizione delle sue strabilianti capacità nel mondo reale ne aveva enormemente risentito.

Era da un po’ di tempo ormai che il Sagittario si era permesso di diventare protagonista dei suoi sogni. L’inconscio continuava a proporgli, con snervante assiduità e indesiderata invadenza, sulla scena delle sue rappresentazioni immaginifiche, il personaggio in questione, intento a esercitarsi al tiro con l’arco. Il prode arciere residente nella foresta di Sherwood non avrebbe saputo però affermare se fosse stato il suo subconscio ad aver concesso al personaggio mitologico un tale privilegio.

Le capacità esibite dal Sagittario erano stupefacenti. Chi lo avesse visto in azione non avrebbe potuto sostenere il contrario. Neppure Robin Hood si sarebbe spinto a esprimere un’opinione che rischiasse di sminuire il suo valore. Per quanto autorevole potesse apparire il suo parere nel caso in cui avesse voluto denigrarlo, si sarebbe indovinato facilmente come un’eventuale detrazione fosse condizionata dall’invidia.

L’arciere provetto della foresta di Sherwood era conscio che sarebbe stato messo a dura prova nel caso in cui si fosse trovato a misurarsi con il Sagittario al fine di decretare chi dei due fosse il migliore. Tuttavia, ciò non era mai accaduto, poiché Robin Hood, mentre il personaggio mitologico si esercitava alacremente, si era sempre manifestato sulla scena nelle vesti di semplice osservatore.

Paradossalmente, nei suoi stessi sogni non gli era mai capitato di apparire equipaggiato con gli strumenti del mestiere, che tanto gli erano cari, così da poterli utilizzare alla bisogna. Nelle vesti di semplice astante, l’unica cosa che gli era permesso fare era assistere a uno spettacolo che tendeva a ripetersi con buona frequenza. Tuttavia, non avrebbe saputo dire se fosse mosso da curiosità o solamente da mancanza di alternative.

Compreso nel suo stesso sogno, Robin Hood si trovava a stazionare ai piedi di un monte dalla forma affusolata che si innalzava a un’altezza elevata. Il promontorio si ergeva al di sopra di una cortina di nubi, dalla quale spuntava la vetta sulla quale era tratteggiato un pianoro circoscritto di dimensioni ridotte. Dalla sua posizione sottostante, che modificava leggermente la sua prospettiva, quando guardava verso l’alto, il monte gli appariva come una colonna rastremata. Lungo il percorso visivo incontrava nuvole per lo più diafane, che per sua fortuna non gli impedivano di procedere oltre con la sua perlustrazione. Piegato il capo all’insù, gli bastava aguzzare la vista e mettere a fuoco ciò che si trovava al di là di quello strato lattiginoso che tendeva a distribuirsi uniformemente a ricoprire l’ambiente sovrastante. Riusciva così a inquadrare il picco del monte, il quale emergeva in buona parte dalla coltre nuvolosa, quasi fosse un iceberg che troneggiava su un mare lattiginoso.

Sfidando le leggi di gravità che minacciavano di farlo cadere rovesciandolo al suolo, il Sagittario risaliva verticalmente al galoppo il declivio di quel monte dalla forma singolare, finché non raggiungeva la cima sulla quale arrestava la sua corsa. Il personaggio mitologico si distendeva in una postura slanciata e, con arco e faretra a tracolla, sfrecciava all’interno della coltre di nuvole che lo nascondeva per alcuni istanti alla vista. Poco dopo riemergeva, sbucava da essa, mantenendo un’andatura celere. Attraversato un cielo tinteggiato con colori tenui, raggiungeva la sommità della rupe, dove si fermava e maestoso si predisponeva a compiere l’esercizio che il subconscio aveva autorizzato.

Alla prima occasione in cui il suo inconscio lo aveva messo di fronte al personaggio mitologico, Robin Hood si era impegnato ad analizzare l’insolita situazione. In qualità di osservatore più o meno partecipe di quanto si stava verificando nel suo mondo immaginario, aveva pensato che il Sagittario avrebbe proseguito la sua corsa sfrenata con un balzo che l’avrebbe portato dalla parte opposta. Presumeva che sullo slancio avrebbe raggiunto la rupe che si innalzava agli antipodi rispetto alla posizione del promontorio sul quale era salito (in un confronto diretto i due massicci affusolati per conformazione si somigliavano a tal punto da poterli considerare gemelli). Invece era accaduto tutt’altro, per cui dovette divenire involontario testimone di una prova che tendeva a ripetersi costantemente ogni qual volta il personaggio mitologico entrava spavaldamente in scena.

Senza ostentare alcuna presunzione, il Sagittario manifestava un atteggiamento solenne che gli conferiva un aspetto altamente rispettabile. Si fermava sul picco che fungeva da basamento per i suoi esercizi con l’arco. La natura sembrava averlo predisposto affinché assolvesse precisamente alla funzione di piedistallo. La natura doveva aver preso meticolosamente le misure del personaggio mitologico, conformando il territorio a beneficio del suo ospite perché perseguisse i suoi scopi. I garretti della parte animale poggiavano su uno spazio circoscritto che riusciva a contenerlo completamente, prevenendo l’eventualità che scivolasse dal dirupo, purché non avesse azzardato movimenti che avrebbero rischiato di sbilanciarlo. Su quel piedistallo predisposto per i suoi fini esperienziali, il personaggio mitologico dava sfoggio delle sue superbe qualità balistiche. La sua parte umana si esercitava nel tiro con l’arco, svolgendo una prova che si ripeteva ogni volta che l’inconscio di Robin Hood lo collocava sulla scena.

Prima che il Sagittario raggiungesse la vetta del monte dalla forma affusolata, un tronco d’albero si materializzava dal nulla. Assumeva gradatamente contorni precisi che ne suggerivano la concreta consistenza. Occupava l’intervallo tra le due rupi e si bloccava nella posizione in cui si era rivelato, senza che agenti atmosferici ne alterassero la collocazione originaria. Rimaneva sospeso in aria ad attendere l’arrivo del personaggio mitologico. Sulla corteccia che lo ricopriva erano conficcate dodici scuri equidistanti tra loro; ognuna aveva un anello attraverso il quale il personaggio mitologico faceva passare una freccia dopo averla scoccata. La dimostrazione denotava incontrovertibilmente quanto la sua bravura fosse impareggiabile. Nel momento in cui la freccia usciva dall’ultimo anello, il tronco precipitava, scendendo a terra a una velocità vertiginosa.

Robin Hood, che si trovava subito sotto, doveva scansarsi in tempo per non farsi schiacciare, benché si fosse potuto illudere fino all’ultimo istante che il tronco vantasse una consistenza impalpabile. Capitava che si scostasse dalla sua posizione appena in tempo, tanto il suo sguardo estatico era impegnato a osservare ammirato lo svolgimento della prova. Il tronco proseguiva quindi la sua discesa attraverso i confini del suo mondo immaginario esente da fronzoli e scompariva così alla vista.

Alla presenza di Robin Hood la prova era eseguita impeccabilmente dal candidato ideale che popolava il suo sogno. Non era mai accaduto, dacché aveva avuto modo di assistere a quello sfoggio di abilità, che il Sagittario fallisse il suo esercizio abituale. La freccia tagliava l’aria con un sibilo prolungato, procedeva linearmente, passando attraverso gli anelli al primo tentativo. Al termine di ogni esercitazione, il prode arciere della foresta di Sherwood faticava a contenere la sua comprensibile insofferenza, ma in qualche modo si industriava per riuscirvi.

Considerata la perfezione dimostrata nel maneggiare l’arco da colui il quale aveva cominciato a ritenere un pericoloso antagonista che avrebbe potuto minare la sua autostima, Robin Hood provava invidia ogni qual volta nei suoi sogni si riproponeva la prova compiuta dal Sagittario. Cominciò a dubitare delle sue capacità, finanche ad abbattersi, immaginando di non essere all’altezza del personaggio mitologico. Eppure, se avesse riflettuto seriamente sulla sua situazione, sulle conseguenze che una simile presenza avrebbe determinato, non vi sarebbe stato motivo di scoraggiarsi, considerato come il novello antagonista fosse meramente un prodotto del suo inconscio.

Il Sagittario si presentava solamente nei suoi sogni, per cui non avrebbe dovuto temere che giungesse a manifestarsi nel mondo reale per reclamare il suo primato. Sapendo che sulla terra non sussisteva alcun rischio di esser spodestato, Robin Hood poteva stare tranquillo, anche se non si sarebbe detto che potesse dormire sonni tranquilli. Confidando in questa verità inoppugnabile, il suo primato nel mondo reale non sarebbe stato messo in discussione. Nessuno si sarebbe azzardato a scalfirlo.

Eppure, non riusciva a darsi pace, sapendo che qualcun altro gli era superiore, pur trattandosi di un essere immaginario, divenuto incontrastato protagonista di sogni ricorrenti che tendevano a mantenersi sullo stesso sconfortante tenore. Benché la sua dimensione corrispondesse al mondo reale, per cui avrebbe potuto felicemente gloriarsi del suo primato, un complesso d’inferiorità aveva cominciato a condizionarlo pesantemente allorché esibiva le sue abilità nel tiro con l’arco. Sentiva che sarebbe potuto uscire di senno, se non avesse rimediato in qualche modo ai suoi patemi e posto così fine a un’ossessione incontrollabile che lo stava destabilizzando in modo preoccupante.

Avrebbe dovuto trovare una soluzione al suo problema. Si arrovellava per cercarne una che potesse ritenersi percorribile. Avrebbe dovuto levarsi via dalla testa quell’imbarazzante fissazione che contaminava costantemente la sua capacità di pensare in modo lucido ai suoi obiettivi primari ed essenziali. Sarebbe bastato che quel personaggio mitologico mezzo uomo mezzo animale scomparisse per sempre dai suoi sogni. Sgravato dall’angoscia che lo opprimeva, sarebbe così riuscito a tornare a vivere la sua vita, ordinaria o straordinaria che fosse, com’era accaduto prima che facesse la sua conoscenza. Si ingegnò per reperire un rimedio che potesse reputarsi efficace. Sperava che le sue astute riflessioni lo portassero sulla giusta via. Ci rimuginò per qualche tempo, finché non credette di aver trovato un’idea che potesse fare al caso suo. L’avrebbe applicata augurandosi che non lo portasse a una capitolazione definitiva.

Si convinse che avrebbe dovuto confrontarsi con il Sagittario a viso aperto. Allorquando si fosse ripresentato come spettatore all’interno del suo sogno, avrebbe richiamato l’attenzione del personaggio mitologico e gli avrebbe domandato se vi fosse margine per concedergli la possibilità di svolgere al posto suo la prova sulla rupe. Non avendo il potere di manovrare il suo stesso sogno a suo piacimento, non gli rimaneva altro da fare se non avanzare per forza di cose una richiesta direttamente al suo ospite.

Sperava che il Sagittario rispondesse affermativamente alla sua richiesta. Se Robin Hood fosse riuscito a far passare la freccia attraverso gli anelli delle scuri infisse sul tronco sospeso, magari il suo inconscio l’avrebbe liberato dal suo scomodo antagonista. Valeva la pena di tentare l’azzardo, per quanto il risultato potesse non corrispondere alle sue aspettative. Se la vicenda si fosse svolta secondo le sue previsioni, presentiva che avrebbe smesso di soffrire di un complesso d’inferiorità nei confronti di un personaggio immaginario.

Sebbene nessuno gliel’avesse dato a intendere, chissà perché Robin Hood si convinse che si sarebbe potuto sbarazzare del personaggio mitologico, qualora avesse ottenuto un successo. Basandosi su tali ragionamenti, avrebbe dovuto solamente chiedere al Sagittario se avesse potuto svolgere la prova alla quale il personaggio mitologico era stato indirizzato dal suo subconscio. Inoltre, avrebbe dovuto sperare che quest’ultimo fosse inconsapevole che sarebbe potuto svanire per sempre dai suoi sogni, se la medesima prova fosse andata a buon fine. Non era escluso che il Sagittario non fosse d’accordo nel concedergli di svolgere la prova al posto suo. Contrariamente ai desideri dell’arciere della foresta di Sherwood, il personaggio mitologico avrebbe potuto intuire che avrebbe arrischiato la sua immaginifica esistenza all’interno dell’ambiente onirico nel quale veniva ripetutamente calato.

Robin Hood non era del tutto sicuro di poter confidare nella sua idea. Tuttavia, non vi era altro modo se non quello di fare un tentativo per verificare l’effettiva correttezza di un ragionamento che sarebbe potuto apparire a suo modo strampalato. Interpellò il Sagittario, confessandogli il suo desiderio. Benché avesse timore di ricevere una risposta negativa, riuscì invero a convincerlo a portarlo in groppa sulla rupe, per compiere la prova che per quella volta avrebbe svolto al posto del personaggio mitologico. Il Sagittario acconsentì con sorprendente arrendevolezza. Robin Hood si sarebbe potuto perciò ritenere soddisfatto per il momento. Non gli sarebbe rimasto altro da fare ora se non conseguire il successo che in cuor suo avrebbe sperato, di fronte alla terribile prospettiva di fallire miseramente.

Cavalcò montando a pelo della parte animale e di gran carriera in breve tempo arrivarono in cima. Si inerpicarono procedendo in verticale dopo aver assunto una posizione aerodinamica. Robin Hood si preoccupò di non cadere di schiena a terra, tenendosi ben saldo a cavalcioni del personaggio mitologico. Sulla vetta del monte, preso in prestito l’arco del Sagittario, scoccò una freccia sfilata dalla faretra. Il dardo disegnò nell’aria una traiettoria perfetta e passò al primo colpo attraverso gli anelli delle scuri messe in fila e si perse dalla parte opposta. Scomparve alla vista, confondendosi nella foschia che delimitava il suo mondo immaginario. Scomparve anche tutto il resto e Robin Hood, perso l’appoggio, finì per cadere assieme alla sua cavalcatura.

Si svegliò di soprassalto, prima di arrivare a contatto con il suolo indefinito sul quale si innalzavano le due rupi. Aperti gli occhi, percepì di esser tornato nel mondo reale, disteso sul suo giaciglio, appagato per aver conseguito un successo tanto anelato quanto inaspettato e per aver raggiunto finalmente il suo obiettivo. Si sentiva rassicurato all’idea che il Sagittario non si sarebbe più ripresentato nel suo mondo immaginario. La convinzione gliela diede l’idea che l’ambientazione che aveva caratterizzato i suoi sogni ricorrenti avesse perso consistenza, sgretolandosi in modo da non potersi più riformare. Non era mai accaduto che si sfaldasse fino al punto di svanire dalla scena.

Robin Hood era persuaso che qualche altro palcoscenico imprevedibile avrebbe preso il suo posto. Stavolta però sarebbe riuscito a mettere più giudizio nella gestione degli aspetti onirici della questione, per quanto complicata potesse rivelarsi ai suoi occhi nel momento in cui avesse dovuto affrontarla.

Robin Hood si ridestò convinto che fosse ancora notte, ma l’alba già filtrava tra i rami della foresta di Sherwood, illuminando un nuovo inizio. Si era già fatto giorno e l’avrebbe atteso il consueto impegno quotidiano a favore dei più deboli. Come sempre gli oppressi avrebbero tratto giovamento dai risultati encomiabili della sua dedizione indefessa.

Nonostante il risveglio fosse stato brusco, a seguito dello sfacelo catastrofico occorso al suo mondo immaginario mentre stava sognando, avrebbe potuto affermare di sentirsi di ottimo umore. Rassicurato per aver ottenuto il successo desiderato, era ormai sicuro che tutto si fosse sistemato. Si convinse che d’ora in poi non si sarebbe più dato il caso che provasse alcun complesso d’inferiorità verso rivali che avrebbero messo in discussione il suo primato nel tiro con l’arco.

Si preparò quindi ad affrontare una nuova giornata sotto i migliori auspici. Uscito dal suo rifugio, Robin Hood trovò però ad attenderlo colui il quale sarebbe stato pronto a diventare suo alleato nel mondo reale, se avesse provato a convincerlo a unirsi a lui per abbracciare una nobile causa. Il Sagittario era proprio davanti ai suoi occhi e dava l’impressione che la sua presenza fosse concretamente tangibile sullo sfondo racchiuso nella sua visuale.

Robin Hood lo fissò attonito. Stava cercando di capire se non stesse ancora sognando e l’ambientazione attorno a sé non fosse mutata, rimanendo però all’interno di un contesto prettamente onirico. Tuttavia, dopo essersi sincerato che non si trattasse di una visione proveniente da un’altra dimensione, si persuase che non avrebbe potuto respingerlo, avendolo trovato proprio lì nell’ambiente reale in cui viveva, in un simile frangente.

Nell’inconscio, fecondo di variegate suggestioni, lo aveva considerato (forse a torto) un antagonista contro il quale mettersi in competizione. Ora, però, lasciati da parte eventuali dissapori o ignorate potenziali controversie, Robin Hood avrebbe potuto tentare di persuaderlo a usare il suo arco per una nobile causa, o semplicemente accettare il suo autorevole appoggio, qualora la proposta di unire le forze fosse giunta dallo stesso Sagittario.

Non era escluso che il personaggio mitologico condividesse lo stesso entusiasmo riguardo alla missione a cui Robin Hood si era votato. Probabilmente si sarebbe sentito inorgoglito al pensiero che il suo contributo potesse essere utile alla causa alla quale il suo omologo si era consacrato con tutto sé stesso. In definitiva, due arcieri formidabili avrebbero agito meglio di uno soltanto, combattendo fianco a fianco e condividendo il medesimo obiettivo.

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