L’incubo

Beniamino non immaginava che la visita alla casa di Goethe durante la gita scolastica svoltasi a Francoforte avrebbe avuto un influsso negativo sulla sua esistenza. Allorché si era trovato al cospetto dell’opera di Fussli denominata “L’incubo” (The Nightmare) era caduto improvvisamente in deliquio. Ai docenti accompagnatori parve corretto giudicare quella momentanea perdita di coscienza come una manifestazione episodica della sindrome di Stendhal.

Gli astanti che avevano assistito impotenti alla scena erano stati a tal punto suggestionati da quell’avvenimento da non aver potuto che trarre una conclusione simile. Testimoni avrebbero potuto affermare che il malcapitato fosse stato preda di sintomi ascrivibili a quel tipo di sindrome, quali un forte senso di vertigine che aveva per l’appunto provocata una perdita di coscienza momentanea. D’altronde l’alunno era stramazzato a terra trovandosi proprio di fronte a un’opera d’arte, la quale doveva avergli procurata una forte emozione.

Fortunatamente l’alunno aveva in breve ripresa conoscenza, per cui non sarebbe stato necessario un periodo di osservazione in ospedale. Convinti che la loro idea romantica avesse fondamento, i compagni di classe sentenziosi e persino i docenti accompagnatori non sospettarono nemmeno un istante che quella momentanea perdita di coscienza potesse ricondursi a un attacco di panico. Ad ogni modo, la gita scolastica era giunta pressoché al termine, senza che l’episodio imprevisto avesse potuto condizionarla. Il giorno dopo sarebbero partiti per rimpatriare come da programma.

Beniamino tornò a casa decisamente turbato. La notte successiva al suo svenimento era stato assalito da un incubo. Il cavallo del dipinto di Fussli era apparso sulla scena e avvicinatosi al suo giaciglio gli aveva sussurrato che il Tristo Mietitore presto sarebbe venuto a reclamare la sua vita. Benché si fosse trattato di un incubo, la rivelazione lo mise in seria apprensione.

Beniamino immaginò di avere i giorni contati, tutt’al più che ebbe un incontro emblematico mentre passeggiava nei paraggi di casa sua. Un cavallo che incrociò lungo la strada, con in sella il suo fantino, gli preannunciò che il Tristo Mietitore gli avrebbe fatta visita a breve. Beniamino atterrito se ne era scappato lasciando il fantino attonito.

Era improbabile che il cavallo gli avesse parlato, eppure in un tale stato d’animo Beniamino non poté far altro che convincersi che il messaggio gli fosse stato trasmesso. Si persuase non potesse trattarsi d’altri che dello stesso cavallo del dipinto, calatosi nel mondo reale per ribadirgli lo stesso avviso che gli aveva comunicato in una dimensione inconscia.

Beniamino si fece ancor più apprensivo. Non riusciva a capacitarsi del motivo per cui fosse divenuto oggetto di una fine prestabilita. Immaginava di non aver fatto alcunché di male che potesse legittimare il Tristo Mietitore a togliergli la vita. Non era scampato alla morte come nel film Final Destination. In tal caso avrebbe potuto comprendere i motivi per cui lo si stava mettendo al corrente della sua prossima dipartita.

Visse i giorni successivi nell’angoscia più totale. Si preoccupò di non uscire di senno. Soprattutto avrebbe dovuto sobbarcarsi l’ingrato compito di far buon viso a cattivo gioco di fronte ai suoi genitori, ai suoi amici e alle persone di sua conoscenza. Chiunque avesse riconosciuto in lui un cambiamento d’umore avrebbe potuto indagare sui motivi che l’avevano determinato.

Beniamino non avrebbe però saputo prevedere per quanto tempo sarebbe riuscito a trincerarsi dietro a una maschera di tranquillità imperturbabile. Dissimulare la sua angoscia gli richiedeva uno sforzo notevole, per cui da un giorno all’altro non si sarebbe potuto escludere che la pazzia rischiasse di prendere il sopravvento sul suo lucido raziocinio.

Al fine di accorciare l’attesa, se si fosse presentata l’occasione, avrebbe fatto sì di presentarsi egli stesso al cospetto del Tristo Mietitore. Poiché moriva dalla voglia di sapere di che morte sarebbe dovuto morire, avrebbe preferito per assurdo accelerare i tempi. Avrebbe dovuto trovare una soluzione prima che l’angoscia giungesse a divorarlo.

I giorni passavano e le occasioni propizie per un incontro pareva non volessero presentarsi al cospetto di un Beniamino divenuto sempre più ansioso, finché arrivò il giorno in cui non poté fare a meno di cogliere un segnale inequivocabile, mentre si trovava a fare un giro in bicicletta nelle vicinanze di casa sua. Costeggiando un campo di grano, Beniamino si accorse di come il fattore avesse collocato un nuovo spaventapasseri.

Essendosi documentato in merito al tipo di vestiario con il quale il Tristo Mietitore veniva rappresentato, riconobbe in quello spaventapasseri l’antagonista che attendeva da tempo. Immaginando di aver trovato il suo avversario, Beniamino avrebbe dovuto decidere la strategia da adottare per opporglisi.

Tuttavia, nonostante avesse riflettuto sul modo in cui avrebbe potuto contrastarlo, non era riuscito a escogitare alcun piano soddisfacente. Tutt’al più che non immaginava che proprio quel giorno sarebbe avvenuto il loro incontro. Purtroppo, non aveva alcuna idea di come attaccarlo o per lo meno di come difendersi, qualora avesse dovuto opporsi a un attacco diretto per proteggere la sua incolumità.

A portata di mano non gli rimaneva altra soluzione che quella di scappare. Il Tristo Mietitore a cui era stata assegnata la funzione di spaventapasseri, benché fosse infisso sul terreno dal quale si innalzavano le spighe di grano, sulle quali incombeva con la sua lugubre figura, avrebbe potuto animarsi di vita propria e prendere a inseguirlo, finché non avesse realizzato il suo crudele proposito.

Conscio di averlo alle calcagna, Beniamino intensificò la sua pedalata. Volendo sincerarsi se il suo presentimento fosse fondato, si voltò per guardarsi alle spalle. Inquadrò il Tristo Mietitore che guadagnando sempre più terreno quasi lo raggiungeva. Il volo aerodinamico che la veste favoriva permise al suo avversario di allungare la falce che teneva nelle mani scheletriche al punto da riuscire a menare un fendente con il quale avrebbe voluto tagliargli la testa. Beniamino fu però lesto ad afferrare la falce prima di esser decapitato. Se ne impossessò, la impugnò e ricambiò il fendente. Tranciò il teschio che rotolò a terra. Il cappuccio si afflosciò e lo scheletro crollò al suolo. Aveva vinto la morte e avrebbe potuto andarne fiero.

I mesi passarono e un nuovo spaventapasseri fu messo al posto di quello assente. Tuttavia, il Tristo Mietitore si ripresentò alla sua porta la sera di Halloween. Un amico che lo era venuto a prendere per andare a una festa in maschera si presentò indossando il costume della Morte Personificata.

Beniamino corse di sopra in camera sua e andò a prendere la falce che teneva nascosta sotto il letto. Tornò alla porta d’ingresso dove l’amico lo stava attendendo e gli tagliò la testa di netto con quell’arnese. La testa cadde a terra ma non il corpo dell’amico, il quale si chinò, prese in mano la testa che aveva appena perduta e la ricollocò sul collo. Beniamino cacciò un urlo e si riscosse dal sonno. Era uscito ansimando dall’incubo che aveva appena vissuto.

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