Delitti d’autore

Il sicario era bravo. I suoi movimenti erano talmente fluidi ed essenziali che lo facevano apparire disinvolto, quasi spensierato. Non avrebbe potuto fare altrimenti se avesse voluto avere successo in determinati contesti. Il sicario aveva riflettuto a lungo su quale modus operandi fosse preferibile adottare in luoghi in cui il suo abbigliamento fosse risultato troppo appariscente. Qualcuno avrebbe potuto mostrarsi sospettoso nei suoi riguardi.

L’ambiente in cui viveva non era il posto più adatto in cui aggirarsi vestito da cowboy. La sua tenuta sollevava i commenti più disparati. Molti dissentivano con una scelta che ritenevano inappropriata. Pur sapendo che si sarebbe trovato in difetto al cospetto di persone che avrebbero potuta manifestare la loro disapprovazione a riguardo del suo stravagante abbigliamento, il sicario non si era per nulla preoccupato di salvare le apparenze di fronte a una quasi unanime riprovazione propendendo per un tipo di vestiario più sobrio, adatto ai luoghi che sarebbe stato obbligato a frequentare.

Poiché mai e poi mai si sarebbe adeguato a un tipo di vestiario che gli avrebbe impedito di divenire oggetto di un qualsiasi tipo di sospetto, era giunto alla conclusione che durante le missioni assegnategli avrebbe dovuto mantenere un profilo basso. Era un accorgimento che avrebbe potuto funzionare. Se fosse riuscito a passare inosservato, la gente non si sarebbe concentrata sul suo abbigliamento da cowboy. Era chiaro che avrebbe dovuta gestire la tensione che sarebbe potuta sopraggiungere in qualsiasi momento. Era costretto a rimanere perennemente in allerta, senza abbassare la guardia. Avrebbe dovuto fingere di mostrarsi disinvolto per non divenire oggetto di sguardi indagatori. Se fosse stato riconosciuto, per lui sarebbe stata la fine, con tutte le conseguenze spiacevoli che ne sarebbero derivate.

Arrivò il giorno in cui il sicario avrebbe dovuto adempiere all’impegno che si era assunto nei confronti di un cliente che era ricorso ai suoi servigi. Gli era stato commissionato un delitto che avrebbe dovuto commettere in occasione di un vernissage di un artista conosciuto ma non apprezzato dal suo cliente, organizzato all’interno di un palazzo contraddistinto da una squisita eleganza formale. Il sicario, più che avanzare riserve sulle difficoltà che avrebbe incontrate nel realizzare un compito così delicato in un luogo in cui si sarebbero raccolte numerose persone, non poté che realizzare che le sue preoccupazioni fossero rivolte più che altro all’eventualità che il suo abbigliamento eccentrico da cowboy probabilmente non sarebbe passato inosservato. Cercò di convincersi che avrebbe mantenuto un atteggiamento discreto.

Non era richiesto un particolare tipo di dress code. Tuttavia, l’abbigliamento si sarebbe dovuto conformare all’esclusività dell’evento. Il suo cliente si preoccupò di iscriverlo nella lista degli invitati e lo munì di una convincente lettera di presentazione. Il sicario si chiese se il suo abbigliamento eccentrico avrebbe rischiato di attirare l’attenzione su di sé, per cui l’esecuzione del lavoro commissionatogli sarebbe potuta divenire decisamente problematica. Provò a rasserenarsi nell’animo, confidando nella speranza che le sue credenziali elaborate ad arte potessero far sì che la stravaganza del suo abbigliamento non assolvesse alla funzione di catalizzatore di una peculiare forma d’attenzione rivolta alla sua persona. D’altronde, si sarebbe trovato in compagnia di artisti o appassionati d’arte, i quali con la loro sensibilità avrebbero potuto sorvolare su questo aspetto. Cercò di persuadersi che l’importante fosse non venir meno a una certa forma di eleganza.

Qualche giorno prima che si tenesse l’evento in quel palazzo raffinato fu raggiunto da un altro cliente che ricorse ai suoi servigi. Il sicario cercò di dissimulare una comprensibile meraviglia allorché il nuovo cliente lo informò che avrebbe partecipato anch’egli al vernissage, ma non pretese come il precedente cliente che il delitto fosse commesso all’interno del palazzo, durante l’evento in programma, sebbene gli avesse sottolineato quanto l’occasione potesse considerarsi propizia per un delitto il cui assassino lo si sarebbe dovuto individuare tra le numerose persone presenti all’inaugurazione.

Il sicario, che non avrebbe voluto commettere due delitti in un lasso di tempo così breve, dovette però accettare di assumersi l’impegno che gli era stato richiesto, se non altro per evitare che il secondo cliente potesse indovinare il motivo di un suo eventuale diniego. Nulla sarebbe dovuto trapelare della prima commissione che gli era stata richiesta. Il secondo cliente non avrebbe dovuto intuire alcunché che avrebbe potuto renderlo pensieroso e di cui sicuramente si sarebbe lamentato con il sicario. Era indispensabile che fosse mantenuto il segreto d’ufficio sulla questione. Era inevitabile in un frangente simile che il sicario tenesse reciprocamente all’oscuro entrambi i clienti delle loro rispettive richieste, le quali avrebbero potuto confliggere in uno spazio e in un tempo limitati.

Andò a finire che il sicario liquidò il secondo cliente che era stato indicato quale vittima dal primo cliente. L’aveva seguito in bagno e lì lo aveva ammazzato. Lo aveva annegato nell’acqua del W. C. per evitare di fare rumore. Nessuno aveva seguiti i suoi movimenti, dal momento che gli invitati erano impegnati ad ascoltare la spiegazione di un’opera d’arte da parte dell’artista a cui era stata dedicata l’inaugurazione.

Il sicario aveva propeso per un lassativo che aveva sciolto furtivamente nel bicchiere che era stato offerto per il brindisi iniziale alla vittima segnalata dal primo cliente. Se l’avesse avvelenata avrebbe agito imprudentemente. Avrebbe dovuto evitare che si scatenasse il panico in sala e magari si arrivasse ad additarlo quale colpevole. Benché si fosse preoccupato di mantenere un contegno dignitoso al fine di allontanare l’eventualità che si giungesse a sorvegliare le sue mosse, non avrebbe potuto escludere che qualcuno si fosse mostrato vigile nei suoi confronti.

Nel frattempo, il primo cliente aveva abbandonato il vernissage, senza che il sicario fosse riuscito a informarlo di aver commesso il delitto. Immaginando dove avrebbe potuto trovarlo, il sicario si diresse verso l’appartamento in cui viveva la fidanzata del cliente a cui aveva da poco tolta la vita. La donna aveva una relazione con il fratello della vittima. Quando il sicario raggiunse l’appartamento, realizzò come la donna fosse stata appena uccisa dal suo amante. Il sicario notificò al primo cliente il successo ottenuto con il primo delitto e gli comunicò come il secondo cliente lo avesse designato quale prossimo obiettivo.

Il sicario rispettò i due impegni che si era assunto, dando priorità a quello che gli era stato commissionato prima. I due fratelli morirono per mano del sicario che si era assunto l’onere di entrambi i delitti, tenendo all’oscuro entrambi i clienti che li avevano richiesti. Nel mezzo era stato persino commesso l’omicidio di una donna, la quale non era riuscita a sopravvivere alla competizione tra i due fratelli artisti, che alternativamente si erano contesi il suo amore.

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