La vastità di un lago insondabile si estendeva a perdita d’occhio. Raggiungere l’altra riva richiedeva una determinazione che sentiva essersi illanguidita con il trascorrere del tempo. Il crescente sconforto gli impediva di coltivare un minimo barlume di speranza.
Gli stregoni avevano conseguito su di lui una vittoria inoppugnabile. L’aveva saputa riconoscere, ma non era in grado di affermare se si potesse ritenere fortunato a essere ancora vivo nella condizione in cui versava. I suoi antagonisti avevano preferito non consegnarlo alla morte. Avevano deciso di risparmiargli la vita, ma in compenso gli avevano strappato l’anima dal corpo. La sua energia vitale era deperita. Gli avevano inflitto una punizione categorica che si era convertita in una lenta agonia: lo avevano relegato in un’isoletta dalla quale non sarebbe potuto fuggire.
Gli stregoni avevano ritenuto che confinarlo in quell’appezzamento di terra galleggiante fosse una scelta sadica che riflettesse una crudeltà creativa. La morte sarebbe sopraggiunta lentamente in quell’arido territorio ristretto che non offriva alcun tipo di sostentamento. Si erano persuasi che il loro prigioniero non avrebbe azzardato tentativi estremi per escogitare una via di fuga. Eppure, non era poi detto che non ci avrebbe provato, se avesse mantenuto la lucidità necessaria per pensare a una soluzione percorribile. Sussisteva una percentuale minima di rischio che confliggeva con le loro più rosee previsioni.
Prima o poi si sarebbe potuto opporre al suo destino. Non era escluso che la disperazione in ultimo lo esortasse a sfidare la sorte con rinnovato vigore. Per cautelarsi di fronte a ipotetiche ribellioni dell’ultima ora si erano visti perciò costretti a lanciare sul lago una maledizione che potesse trattenerlo dal mettere in atto l’idea di compiere la traversata a nuoto per raggiungere la riva opposta. Avevano trasformato l’acqua in un liquame torbido. Si sarebbe potuto solo indovinare che sorprese si celassero nelle sue profondità, intuire quali orrori raccapriccianti nascondesse. Il lago aveva assunto un aspetto angosciante che dissuadeva chiunque dal provare solo a immergervisi. L’acqua contenutavi si era oscurata al punto da assumere una tonalità nero pece.
La speranza albergante in un animo la cui vitalità era stata dilaniata da sconvolgimenti esistenziali che lo avevano portato a un abissale sconforto si era affievolita e non avrebbe tardato a spegnersi del tutto. Il tempo gli era tiranno e contribuiva ad ammorbidire un temperamento che si era sempre mostrato risoluto di fronte alle difficoltà che la vita gli aveva presentato. Se avesse desiderato guadagnarsi la salvezza, avrebbe dovuto compiere uno sforzo di volontà immane, che si sarebbe tradotto in un trionfo sulle sue paure ancestrali. Gli stregoni presentivano che in lui non si sarebbe manifestata una simile eventualità nelle condizioni in cui versava. Si erano convinti che non avrebbe ritrovato la determinazione necessaria a intraprendere una nuova battaglia.
Il lago era troppo tenebroso per apparire reale. Il prigioniero si era chiesto allora se le forme di vita che vi abitavano prima che il sortilegio fosse stato messo in atto avessero mantenuto le loro caratteristiche primigenie. Non era escluso che fossero state annientate dall’incantesimo malevolo formulato dai suoi stessi antagonisti stregoni. Se anche vi fossero rimaste forme di vita a popolare quel lago, avrebbe nondimeno avuto difficoltà a decidersi a tuffarsi con tutto il corpo in quel liquame per dedicarsi alla pesca a mani nude. La diffidenza sui pericoli che si annidavano al suo interno gli avrebbe consigliato di riflettere prudentemente se fosse stato realmente imprescindibile provarci.
Eppure, sapeva che avrebbe dovuto procacciarsi il sostentamento del quale aveva bisogno nel caso in cui avesse desiderato continuare a vivere. Non si era ancora risolto a lasciarsi andare a una morte silenziosa. Reputava corretto alimentare la speranza che la situazione potesse migliorare in futuro o cambiare definitivamente, benché sapesse che procurarsi del cibo avrebbe solo prolungato la sua agonia. D’altronde era probabile che la fauna lacustre avesse subito una mutazione. Nessuno avrebbe potuto garantirgli fosse commestibile. Si sarebbe preso il suo tempo prima di decidere il da farsi, ovvero prima che la debolezza fisica e mentale finisse per abbatterlo prendendo il sopravvento.
La magia doveva aver trasformato qualsiasi risorsa potesse accorrere in suo aiuto. Non poteva sapere quali creature popolassero quel liquame nero come la pece. La semplice vista umana di cui era dotato non glielo avrebbe permesso. I poteri extrasensoriali che l’avevano assistito nelle campagne avventurose dalle quali era uscito vittorioso non sarebbero serviti nel caso in cui avesse perlustrato l’ambiente acquatico.
Travolto da un’inquietudine liquida e oppresso dallo sconforto, l’unica cosa di cui si sarebbe potuto ritenere sicuro era che avrebbe vissuto i suoi ultimi giorni in quel confino, se non avesse trovato la forza per lasciare l’isoletta e addentrarsi risoluto in quel liquame. Avrebbe dovuto guadagnare la riva opposta per raggiungere la salvezza tanto agognata. Tutt’al più, morire di inedia appariva come una prospettiva concreta nell’impossibilità di avere certezza di riuscire a procurarsi il cibo quotidiano. Prigioniero di un destino che ormai sentiva come fosse già segnato, vergato nitidamente da soggetti spietati e inclementi, si sarebbe dovuto allora rassegnare a un tremendo finale già scritto della sua esistenza. Stava a lui decidere se rielaborarlo in una forma a lui più congeniale.
Era chiaro che non si sarebbe mai tuffato in acque dalle caratteristiche simili, se la sensazione di isolamento non l’avesse spinto a cercare una soluzione grazie alla quale potersi affrancare dal suo confinamento. Certamente in situazioni diverse da quella attuale non si sarebbe mai immerso, senza sapere quali forme di vita ospitasse quel lago. Nella situazione in cui si trovava sentiva però che avrebbe dovuto tentare la via dell’evasione. Si vedeva obbligato a prendere l’iniziativa.
Non vi era altra soluzione che lasciare l’isolotto nel quale era stato relegato e compiere la traversata a nuoto per raggiungere la riva dalla quale era stato prelevato contro la sua volontà. Nessuno però gli avrebbe assicurato che all’interno del lago non sussistessero minacce che avrebbero potuto attentare alla sua incolumità. Era titubante al pensiero di doversi prendere un simile rischio, presumendo il pericolo onnipresente. Avrebbe dovuto mostrarsi temerario al punto da riuscire ad affrontare eventuali imprevisti che gli sarebbero potuti capitare. Avrebbe dovuto percepire dentro di sé un’urgenza che lo sollecitasse ad annegare la sua esitazione e a lasciare finalmente l’isolotto nel quale era stato confinato.
Sarebbe stato preferibile che l’acqua del lago avesse vantato un grado di limpidezza tale da permettere al suo sguardo indagatore di scandagliare eventuali pericoli che si sarebbero potuti annidare in ambiente subacqueo. Sarebbe bastato che l’acqua fosse stata sufficientemente trasparente al punto da potersi rendere conto di cosa contenesse. Avrebbe potuto condurre una meticolosa ispezione visiva perlustrando le profondità lacustri al fine di scovare se presenze indesiderate non avessero avuto dimora in quei fondali. Purtroppo per lui la distesa d’acqua era a tal punto nera che non sarebbe riuscito a individuare nulla di ciò che nascondeva a diversi metri di profondità l’insondabile mistero.
Si chiedeva a quali minacce sarebbe andato incontro se impavido avesse deciso di tuffarsi in quell’acqua nera come la pece. Rimaneva immerso in un’ignoranza abissale. Sicuramente avrebbe voluto evitare di imbattersi in presenze bellicose che potessero attentare alla sua incolumità. Avrebbe dovuto in caso ingegnarsi per trovare un modo efficace con cui difendersi. Sarebbe stata una vera fortuna se avesse potuto nuotare verso la riva opposta in totale sicurezza. Seppur nell’incertezza non avrebbe avuto altra alternativa se non quella di addentrarsi in quel misterioso ambiente dalla liquida consistenza. Gli si richiedeva un grande sforzo di volontà per compiere l’impresa.
Poiché era stato confinato in un isolotto come un naufrago, avrebbe dovuto trovare una soluzione efficace per attraversare la distesa d’acqua che lo separava dalla riva opposta. Sapeva che avrebbe dovuto centellinare le forze a qualsiasi condizione, non avendo cognizione di quanta distanza avrebbe dovuto coprire. Sebbene avesse aguzzato la vista per spingersi il più in là possibile scrutando l’orizzonte e fosse riuscito a intravedere la riva opposta, non avrebbe saputo quantificare la distanza con assoluta precisione. La foschia aleggiava nell’aria e certo non gli aveva facilitato il compito di misurazione. Inoltre, avrebbe dovuto preservare le energie qualora gli fosse capitato di imbattersi nei nemici che lo avevano abbandonato al suo destino. Allorquando compiere la missione vendicativa che sentiva di dover intraprendere fosse divenuto imprescindibile quale rivincita, avrebbe dovuto trovare dentro di sé il coraggio per affrontare i suoi avversari: coloro i quali avrebbe definito come nemici di una vita intera.
Ciò che non lo preoccupava era compiere la traversata nel suo costume adamitico. Era stato costretto dagli eventi a doversi accontentare di quello, essendo stato spogliato di qualsiasi cosa gli fosse cara o lo potesse proteggere. Non temeva di trovare troppo bassa la temperatura dell’acqua dopo essersi immerso. L’avrebbe considerato un male minore che avrebbe agilmente sopportato.
Non gli rimaneva altra soluzione se non determinare il proprio destino. Purtroppo, per verificare se in ambiente subacqueo esistessero presenze ostili avrebbe dovuto inevitabilmente buttarsi in acqua. Tentare la sorte era l’unica soluzione praticabile di fronte alla prospettiva di lasciarsi morire in quell’isolotto solitario.
Pregò che non gli accadesse nulla e si tuffò in quella distesa d’acqua nero pece. Con la paura in corpo prese a nuotare a velocità sostenuta, benché si fosse ripromesso di dosare le energie, per non doversi trovare poi sfinito al termine della traversata impegnativa o malauguratamente desistere durante il percorso. Poiché le entità a lui avverse lo avevano trasportato sull’isolotto solo dopo averlo tramortito, non aveva avuto modo di rendersi conto di quanto distasse la riva opposta. L’aveva scorta prima di tuffarsi e poteva intravederla nonostante la visuale offuscata mentre procedeva di bracciata in bracciata, attraverso la foschia lattiginosa che si addensava adagiandosi a pelo d’acqua.
Dopo alcune bracciate percepì avvolta attorno alla pelle una morbida pellicola di un colore nero simile al liquido lacustre. Non gli procurava alcun solletico al contatto diretto con l’epidermide. Non prudeva affatto nella sua consistenza, tant’è che gli sembrò di avere addosso un costume che stesse migliorando lo scivolamento acquatico. Si rallegrò all’idea che avrebbe accorciato il tempo che avrebbe altrimenti impiegato se avesse continuato a nuotare ignudo.
D’un tratto percepì come numerosi mostri dalle fameliche intenzioni aggregatisi tra loro avessero preso ad assalirlo, quasi all’unisono. Realizzò come avesse avuto ragione a credere che sott’acqua si annidasse un pericolo costante. I mostri con cui era venuto a contatto ne erano la prova lampante. Si compiacque di avere indosso un nuovo costume plasmato attorno al corpo. La membrana elastica lo aveva protetto convenientemente, respingendo i ripetuti attacchi provenienti da ogni lato. Con sua enorme sorpresa li aveva resi del tutto inefficaci.
Lo scivolamento attraverso quel liquido nero pece gli aveva consentito di regolare l’andatura, senza dover aumentare troppo l’intensità della bracciata, tant’è che non dovette compiere uno sforzo notevole per raggiungere il traguardo che si era prefissato. Frattanto diverse entità subacquee di varie dimensioni e bizzarri sembianti si erano accanite famelicamente su di lui al fine di divorarne le carni, senza però ottenere il successo sperato dai loro ripetuti assalti, finché dovettero desistere loro malgrado, allorché la preda si trovò in prossimità della riva tanto agognata che gli avrebbe restituita la libertà. Almeno in apparenza avrebbe potuto però credere di aver raggiunto la salvezza.
Raggiunse la riva. Emerse finalmente da quel liquame nero pece. Riconobbe di non avere esaurito le energie durante la traversata. Se ne compiacque, considerato come una nuova sfida lo stesse attendendo. Si palesò imminente, dal momento che si trovò a fronteggiare quelli che a una prima valutazione visiva identificò come nemici. Dovevano essere coloro i quali lo avevano trasportato in passato sull’isolotto per confinarvelo. Con la coda dell’occhio aveva scorto una barchetta spiaggiata lì appresso che confermò le sue supposizioni.
Il trasferimento nel luogo di prigionia era accaduto in un intervallo temporale che corrispondeva a un periodo della vita del quale non aveva più nitida memoria. Il ricordo però non era così annebbiato da impedirgli di riconoscere chi lo avesse consegnato a un destino inclemente. I traghettatori avevano obbedito agli ordini impartiti dagli stregoni con la dovuta solerzia e ora si stavano rilassando in riva al lago.
Si stavano riposando, ma rimanevano sempre vigili. Sembravano in qualsiasi momento pronti ad assolvere ad altri compiti che i padroni avrebbero loro assegnato quando fossero stati necessari i loro servigi. Nella situazione venuta però a crearsi in quegli ultimi istanti sarebbero dovuti intervenire per difendersi dalle intenzioni bellicose di colui il quale avevano parimenti riconosciuto quale nemico.
L’uomo ormai libero ma ancora privo della sua anima aveva osservato l’ambiente circostante. Aveva inquadrato i fedeli servitori nel suo campo visivo. Li aveva sorpresi che stavano sostando attorno al fuoco in riva al lago. Erano intenti a svolgere i preparativi per rifocillarsi. Si era concesso qualche attimo per capire come si sarebbe dovuto comportare. Uno sguardo truce era rivolto al loro indirizzo. Rievocò brandelli di un passato infelice. Di rimando occhiate ostili avevano corrisposto ai suoi propositi. Entrambe le parti in gioco erano pronte a darsi battaglia.
Sentendosi minacciati, subito i traghettatori si erano mutati in mostri lacustri, simili a quelli dai quali si era difeso durante la traversata. Erano rimasti stupiti nel momento in cui era apparso loro uscendo dall’acqua nero pece. Si scoperse già pronto a fronteggiarli. Sapeva di poter contare sul costume che continuava a indossare. Fu felice di notare come non si fosse dissolto dopo esser tornato in superficie.
I suoi avversari sferrarono il loro attacco multiplo. Optarono per il fuoco con il quale stavano cuocendo un organo che gli sembrò un cuore pulsante. Gli scagliavano tizzoni ardenti, con foga inusitata. Gli piovve addosso una gragnuola di colpi, che fu abile a contrastare. Lo affrontarono con tenacia, nonostante il costume avesse acquisito un nuovo potere divenendo ignifugo. Il suo corpo non prese fuoco e lasciò i suoi nemici impietriti dallo stupore nel constatare come avessero raccolto solo un insuccesso con la loro aggressione.
Si era preparato al contrattacco. Arrivò a eliminarli a uno a uno, senza che si fosse dovuto munire di attrezzi contundenti. Dopo aver reso le loro armi inoffensive, si avvalse delle funzionalità prodigiose che il nuovo costume gli fornì, il quale ancora una volta accorse in suo aiuto, infondendogli la forza necessaria a portare a termine l’ennesima missione. Non dovette far altro se non stritolare i mostri lacustri tra le sue braccia, fattesi nerborute, finché non spirarono, esalanti l’ultimo respiro.
Riportò allora la sua attenzione sul cuore che stava ardendo avvolto dalle fiamme. Si preoccupò di liberarlo con la giusta cautela. Si raffreddò tra le sue mani, che lo accudirono teneramente, finché non giunsero a compiere un’operazione miracolosa. Subito dopo, il costume gli scavò, in completa autonomia all’altezza del petto, un varco profondo che si inoltrava tra gli organi interni e portava infine al posto in cui si sarebbe dovuto localizzare il cuore. La momentanea assenza di quest’organo vitale venne convertita in una presenza stabile, poiché lo ricollocò nella sua posizione originaria. Il respiro gli si fece più lieve. Il turbamento era svanito.
I suoi nemici erano stati sconfitti. La sua avventura si poteva dire conclusa… Ma solo per il momento. L’inoppugnabile vittoria non rappresentava alcunché di definitivo. Le sue paure ancestrali non erano ancora svanite, si erano solo un po’ attenuate con il successo appena ottenuto. I padroni stregoni sarebbero stati i prossimi avversari. Non avrebbero tardato a comparire al suo cospetto, dopo aver avuto contezza della sua evasione e delle relative conseguenze. Tuttavia, dal momento che aveva riacquisito la sua anima perduta dopo essersi riappropriato del cuore, percepiva ora le sue membra infuse da nuovo vigore.
Avrebbe dovuto tornare ad avere fiducia in sé stesso e nelle sue capacità e non temere di incorrere di nuovo in una sconfitta. In occasione del loro prossimo scontro l’attuale equipaggiamento dalle prodigiose funzionalità avrebbe potuto proteggerlo efficacemente dagli incantesimi che gli stregoni gli avrebbero scagliato contro. Avrebbe dovuto convincersi di essere in grado di contrastare il potere che gli stregoni, attraverso i loro sortilegi, gli avrebbero opposto,
