La missiva

L’autoreclusione che si era imposto durava ormai da tempo. Se non fosse stato per questioni di vitale importanza, quali recarsi a lavoro, difficilmente sarebbe uscito di casa. Non riusciva a trovare un valido motivo che lo convincesse a tornare a confondersi tra la gente. Se non fosse stato obbligato a guadagnarsi il pane quotidiano, la sua alienazione sarebbe stata totale. Inoltre, pensava che ai suoi amici e conoscenti non fosse dispiaciuto che avesse preso questa decisione.

Riteneva di esser riuscito a trovare una stabilità emotiva, compreso nella sua nuova condizione di isolamento. Nonostante sentisse di non avere una necessità impellente di instaurare rapporti umani, non disdegnava talvolta l’idea di gettare uno sguardo all’esterno dalla finestra della sua camera da letto al fine di sopperire a questa mancanza. Spesso osservava come si svolgesse la vita sociale che aveva rigettato, pur non essendosi ancora pentito della sua decisione di estraniarsi.

Si divertiva a interrogare il suo acume. Si chiedeva cosa pensassero le persone che transitavano sul marciapiedi antistante la casa in cui viveva. Inseguirle con lo sguardo era divenuto ormai un passatempo ricorrente. Dedicandosi così a questa pratica eccentrica, sentiva di potersi considerare ancora parte del consesso umano, pur non essendo coinvolto direttamente nei rituali che lo caratterizzavano.

Un giorno qualsiasi si mise davanti alla finestra della camera da letto. Si era predisposto come d’abitudine a scrutare le varie esistenze transitanti all’esterno della sua abitazione. Errando con lo sguardo per seguire l’occasionale andirivieni, non aveva mancato di localizzare una missiva infilata nella cassetta della posta. Si focalizzò su di essa, includendola nella sua visuale. Stava provando nei suoi confronti un’ingiustificata seppur minima soggezione. L’espressione del volto da apatica si fece perplessa, attraverso un leggero cipiglio indotto dalla novità inattesa. Pareva che una nuova emozione si fosse prodigata per scuoterlo dal suo torpore.

Aveva notato come dalla cassetta della posta spuntasse il lembo di quella che dalla foggia avrebbe potuto presumere fosse una lettera diversa dalle altre. Immaginava non si trattasse di corrispondenza ordinaria che altri inquilini ritiravano per lui. Inaspettatamente la curiosità la vinse su un’innata diffidenza. Si persuase perciò a uscire di casa per recuperare la missiva, benché non riuscisse ad accantonare completamente l’idea che all’interno della busta potesse nascondersi un’insidia. Aveva percorso il vialetto che portava al cancelletto d’ingresso e l’aveva recuperata.

Di primo acchito non poté dissimulare la sua meraviglia davanti a una missiva che era stata spedita proprio a lui: i dati suoi personali riportati sulla busta non avrebbero potuto dare adito a fraintendimenti. La grafia si mostrava comprensibile e denotava squisita eleganza. Era rimasto piacevolmente sorpreso inoltre dal fatto che era stata selezionata per l’occasione una carta di gran pregio.

Pur apprezzando e approvando la ricercatezza formale con la quale era stata confezionata la missiva, ritenne superfluo che qualcuno si fosse preso il disturbo di usare una tale accortezza nei suoi confronti. Questo qualcuno peraltro non aveva voluto fornire notizie preliminari sulla sua identità.

Maneggiò perplesso la busta e improntò il volto a una smorfia che trasudava insofferenza. Se la rigirò più e più volte tra le mani e canalizzò i suoi pensieri allo scopo di intuire quale fosse l’identità del misterioso mittente. Poiché non era stato riportato il nome sulla busta, avrebbe dovuto fare dei tentativi per cercare di indovinare di chi si trattasse.

Parrebbe assurdo, ma esitava ad aprirla; un semplice gesto avrebbe potuto fugare i suoi dubbi. Di una sola cosa era certo: aveva ricevuto la conferma tattile che la busta conteneva una lettera al suo interno. Palpeggiandola con delicatezza era riuscito ad assicurarsi che non sussistesse il rischio che la busta racchiudesse un piccolo marchingegno che potesse attentare alla sua incolumità. Poiché la paranoia l’aveva indotto a pensare di esser divenuto oggetto di persecuzione, si era convinto che qualcuno avesse potuto nutrire il desiderio di eliminarlo dalla faccia della terra.

Con ancora lo stupore impresso sul volto, indotto dall’evento inatteso, si era adoperato per effettuare un’altra operazione: provare a passare in rassegna le sue conoscenze al fine di rintracciare la persona che si sarebbe potuta prendere il disturbo di contattarlo. Il mittente aveva preferito non rivelare la sua identità. Non si era annunciato con le proprie generalità riportate sull’involucro esterno. Aveva inserito solo le informazioni necessarie a consegnare la busta alla persona designata a riceverla. Aveva riportato il destinatario e il relativo indirizzo al quale recapitare la missiva.

Il destinatario si impegnò quindi a costituire un elenco di ipotetici mittenti, persone magari interessate a saperne di più sulla sua condizione attuale. Stava passando un periodo complicato per quel che concerneva i rapporti umani, per cui avrebbe preferito che le persone che godevano di maggiore intimità evitassero di “marcarlo stretto”. L’elenco immaginario non era però così lungo. Più il tempo passava più arrivava a dimenticarsi persino dei confidenti che più gli erano rimasti affezionati.

Il destinatario ripensò ai nomi contenuti nell’elenco immaginario che aveva appena stilato. L’aveva organizzato tra pensieri che si impegnavano a convergere in un’unica direzione, per cercare di intuire la persona che si era presa la briga di contattarlo; chissà per quale motivo poi, tendeva a chiedersi, non ancora sicuro che aprire la busta per svelarne il contenuto fosse la mossa giusta da farsi. Nonostante si sentisse ancora indeciso sul comportamento da adottare, rifletté se non fosse stato il caso di trovare un luogo consono in cui attuare una tale operazione.

Benché non si stesse aggirando alcun passante nei paraggi che fosse incuriosito dalla prolungata persistenza nella medesima posizione d’attesa, per cui avrebbe potuto agire con comodo senza attirare l’attenzione, sarebbe stato consigliabile rompere il sigillo della busta dentro casa, magari comodamente seduto in poltrona, all’interno della sua esclusiva zona di comfort. Si sarebbe trovato a suo agio tra le pareti domestiche. Si sarebbe potuto sentire al sicuro protetto dalle sue affidabili comodità e avrebbe potuto ragionare meglio sulla scoperta che avrebbe fatta aprendo la busta opportunamente sigillata, ma solo se non avesse deciso di sbarazzarsi in altro modo della missiva.

Tergiversare fissando la busta chiusa da un sigillo in ceralacca non avrebbe portato ad alcun risultato. Avrebbe dovuto decidere in breve cosa farne. Avrebbe anche potuto cedere all’impulsività e gettarla via senza verificare cosa contenesse. Il bidone per la raccolta differenziata con la dicitura “carta” che rimandava alla categoria assegnatagli era lì appresso. Non sarebbe sopravvenuto il rimorso se l’avesse destinata a quel contenitore di rifiuti. Avrebbe raggiunto il bidone lì vicino e con gesto indolente ve l’avrebbe gettata dentro, per confonderla con altra cartaccia e consegnarla così all’oblio.

Esisteva però una soluzione alternativa. Se si fosse convinto a propendervi, si sarebbe potuto ricordare di essere ancora un “animale sociale”, per cui avrebbe potuto riconsiderare la severa punizione che si era autoinflitta con il proprio isolamento. Avrebbe dovuto e potuto riabilitarsi senza complicazioni e cercare di reintegrarsi nel consesso umano al quale apparteneva.

Aveva scelto di sua sponte per quanto possibile di allontanarsi da tutto e da tutti. Se non fosse stato obbligato a svolgere mansioni che lo costringevano al contatto umano, la reclusione all’interno della propria zona di comfort avrebbe rischiato di divenire totale, al punto che non si sarebbe pentito di rifiutare visite da parte di persone che si professavano sue amiche.

Tastò la busta ripetutamente, ma fece particolare attenzione a non sgualcirla con movimenti maldestri. Adeguò la sua gestualità al fine di non rovinare l’abile confezionamento. Nonostante ignorasse l’identità del mittente, la qualità della carta lo dissuase dallo stropicciarla.

Fugò la sua diffidenza e lasciò che la curiosità trionfasse sull’esitazione che lo paralizzava. Non rientrò dentro casa e ruppe il sigillo lì dove stava su due piedi. Sgranò gli occhi dalla meraviglia allorché si accorse di avere tra le mani un invito a nozze, recapitatogli su indicazione di una persona che si sarebbe potuta considerare ancora sua amica.

Per nulla impressionato dalla rivelazione, inquadrò impassibile d’istinto il bidone denominato “carta”. Gli angoli della bocca si sollevarono riproducendo un sorriso che suggeriva quali sarebbero state le sue prossime mosse. Se non altro avrebbe potuto giustificare il proprio atteggiamento corrivo sostenendo che lo sposo si sarebbe dovuto presentare di persona a consegnargli a mano l’invito.

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