Le mura di Treviso, rimaste per buona parte integre con il trascorrere dei secoli, sono composte da mattoni affastellati tra loro e cingono il centro storico della città per un tratto che si potrebbe quantificare più o meno in cinque chilometri. Lungo la loro estensione si aprono tre porte principali, costruite rispettando una disposizione ragionata che le colloca ognuna su un lato dei bastioni che circondano il centro città. Porta San Tommaso venne costruita nella parte a Nord, Porta Santi Quaranta nella parte Ovest, mentre Porta Altinia la si può individuare collocata in direzione Sud.
Oltre alle porte appena citate, vi sono alcuni varchi che si aprono tra i bastioni. Si possono considerare come brecce attraverso le quali è possibile accedere al centro storico. Tali aperture disadorne sono distribuite nei diversi lati delle mura quadrangolari della città, a suo tempo concepite e progettate per assumere una forma rettangolare. In direzione Nord, ad esempio, sono rintracciabili Porta (o varco) Manzoni e Porta Fra’ Giocondo. A quest’ultima è stato attribuito il nome di colui il quale progettò le mura cinquecentesche allo scopo di difendere la città da aggressori esterni: l’ingegnere e frate umanista Giovanni Monsignori, detto Fra’ Giocondo. Sostanzialmente tali accessi non si riuscirebbe a definirli “porte”, ma lo si fa probabilmente per comodità e per consuetudine, quando la scelta della denominazione dovrebbe essere differente, poiché si tratterebbe esclusivamente di brecce, ovvero accessi spesso ricavati dalla rimozione di edifici costruiti in precedenza.
Quando si parla delle cinta murarie della città di Treviso, allo stesso modo in cui si potrebbe parlare di quelle della città di Lucca, le si potrebbe definire mura percorribili a piedi e quindi calpestabili principalmente da pedoni (anche se a volte si può notare come vi siano vetture autorizzate a servirsene). Diversi cittadini le utilizzano abitualmente per le loro passeggiate, ogni giorno ma specialmente nei fine settimana, quando si è più liberi di godere di un ambiente confortevole e di mostrarsi perciò quel poco spensierati e rilassati, trasferendosi in un luogo all’aria aperta in cui trovarsi a proprio agio.
Ergendosi al di sopra della città, qualora ci si trovi a percorrerne il tratto calpestabile o semplicemente a stazionarvi, le mura di Treviso offrono uno spazio vitale per nulla contaminato dalla commistione eterogenea di rumori urbani che si impegna a circoscrivere. Tali sonorità denotano una certa industriosa operosità, caratteristica di un fermento incessante, e dimostrano come sia agevolmente rilevabile un brulichio di anime impegnate a interagire tra loro. L’atmosfera chiassosa e vivace rimane allora contenuta all’interno del centro storico, senza riuscire a raggiungere contesti rialzati. Il rumore sommesso dello scalpiccio prodotto dai pedoni sul tracciato calpestabile accompagna il cammino attraverso un percorso prestabilito e non corre perciò il rischio di confliggere con altre sonorità di più alta intensità. Tale tracciato sopraelevato conserva la sua importanza storica, poiché secoli addietro è stato ricavato dal terrapieno approntato per assolvere a funzioni difensive.
Incluse in una dimensione fattasi ovattata, anime appiedate sogliono servirsi perciò di questa amena percorrenza. Incedono sopra il brecciolino che ricopre il percorso, largo a tal punto da permettere a più gente possibile di transitarvi, prevenendo il rischio di accalcamento. Passo dopo passo, i pedoni che percorrono questo itinerario al di sopra delle mura, venendo a contatto con il pietrisco minuto che ricopre il terrapieno, sono in grado di saggiarne la consistenza. Vi posano sopra a una a una le loro calzature e provocano uno stridio simile al rumore di qualcosa che viene accartocciato. Vi transitano regolarmente e capita a volte che lungo il tragitto decidano di sostare su di una panchina per riposarsi, o prendere fiato nel caso in cui si opti per una corsetta salutare; oppure solo per concedersi attimi sublimati dalla passione (finanche svenevolezze o effusioni spinte), nel caso si tratti per l’appunto di coppiette intente ad amoreggiare o coccolarsi a vicenda.
Il tratto di mura sopraelevato viene utilizzato per la sua conformazione, con cadenza più o meno regolare, come sito in cui organizzare festival caratteristici del territorio. Durante tali ricorrenze si possono individuare molteplici stand a lato dell’itinerario percorribile. Banconi allineati tra loro offrono sia prelibatezze culinarie provenienti dal territorio (e non solo) sia oggettistica di diverso genere; in più è allestito pure un palco per esibizioni musicali, sopra il quale salgono artisti entusiasti di potersi esibire in quel particolare contesto.
Da una posizione sopraelevata, si può poi scendere a livello del suolo urbano su cui si sviluppa il centro storico, servendosi di scalette esterne, e si penetra all’interno delle mura da altri accessi per raggiungere ambienti ipogei. Esiste una Treviso sotterranea che è consentito visitare su prenotazione, avvalendosi dei servigi di una guida, predisposta per un genere di clientela desiderosa di addentrarsi in cunicoli e gallerie e passaggi angusti, soprattutto incline a scoprirsi interessata ad apprezzare le opere difensive e idrauliche che si possono rintracciare contenutevi al suo interno.
Attorno alle mura scorrono canali deviati del fiume Sile. Li si può osservare assieme al paesaggio che è stato ricreato all’occorrenza ed è divenuto habitat di diverse specie animali: la “Penisola del Paradiso”. Si passa da ovini quali capre, che possono vantare un proprio alloggiamento nella forma di casette realizzate ad hoc a loro beneficio, a una compagine aviaria che include diversi generi di uccelli, quali galli, galline e oche, che vi stazionano, o volatili quali anatre, cigni e folaghe, che vi transitano a profusione. Gli uccelli si frammischiano usualmente ai mammiferi che affollano questo habitat, si appoggiano al terreno o planano sopra i canali, volando a pelo d’acqua, o si accomodano sulla superficie del canale stesso; il quale segue il suo corso ordinario, trascinandosi dietro frequentemente pennuti che talvolta sembrano non riuscire a governare la corrente, per cui non è raro che si lascino placidamente trascinare alla deriva.
Tali scorci di vita naturale li si può osservare gettando lo sguardo al di fuori del mezzo di trasporto che si è soliti utilizzare per raggiungere il centro storico, oppure solamente percorrendo a piedi o in bicicletta il viale alberato che si dipana parallelamente al corso d’acqua. Chi si trova ad esempio in autobus in qualità di passeggero e non è quindi impegnato alla guida, può voltarsi verso i bastioni, svettanti fino a raggiungere una ragguardevole altezza, e osservare con sguardo interessato e partecipe, magari estatico, la vita alacre che si svolge sullo sfondo.
Il paesaggio sottostante, di là dalle mura, occupato dai suoi ospiti animali, probabilmente ignari di essere presi a oggetto di curiosità ed attenzione, è tenuto ben curato da chi è stato incaricato di assolvere a una tale mansione. Potrebbe capitare che gli ospiti di quel territorio vengano tristemente considerati abbellimenti caratteristici del paesaggio fuori le mura da chi si sentisse moralmente esortato a esprimere un’opinione in merito, ma continuerebbero a vivere la loro vita, forse inconsapevoli del ruolo che è stato loro assegnato.
Talvolta usufruisco delle mura cittadine per qualche passeggiata e ogni volta rifletto su quanto sia fortunato a vivere in questa città. A parer mio, Treviso conserva squisite caratteristiche che la rendono affascinante agli occhi di persone che scelgono appositamente di visitarla in qualità di turisti. È bene riportare però come ve ne siano che si risolvano ad alloggiare a Treviso con la precisa intenzione di visitare la città di Venezia. Ci arrivano in treno dalla stazione ferroviaria, sita in una zona facilmente raggiungibile da chiunque alloggi in centro storico. Vi sono turisti che optano scientemente per questa soluzione, per pura praticità e altresì per ridurre comprensibilmente i costi di pernottamento che dovrebbero sostenere per un eventuale alloggio in laguna. Tuttavia, è piacevole riscontrare come ve ne sia una buona parte interessata alla città di Treviso, la quale riesce a ritagliarsi tempo sufficiente per visitarla. Turisti appassionati ne riconoscono il valore e la sanno apprezzare per ciò che di bello e caratteristico può offrire.
Succede allora che a seguito di riflessioni di tal fatta, le quali si sono impegnate ad argomentare l’oggetto della mia dissertazione, voglia trasferirmi a passeggiare attraverso il viale alberato che costeggia le mura cittadine. Ovviamente il mio sguardo si rivolgerebbe ai bastioni posizionati a lato e riuscirebbe, risalendo gradualmente, a rilevare magari la presenza di una coppietta appollaiata sul muricciolo sovrastante. Potrei scoprirla intenta ad amoreggiare e potrei intuire come non si dia pensiero di una propria prolungata esposizione a sguardi estranei che si rivelerebbero indiscreti. Qualche persona di passaggio che si configurerebbe come estranea potrebbe infatti concentrare la propria attenzione verso momenti di intimità che sarebbe preferibile mantenere privati.
Accettando il prezioso consiglio, farei meglio anch’io a spostare il mio sguardo altrove; scenderebbe automaticamente verso il basso e si accorgerebbe di come una capretta stia rincorrendo un coniglio attraverso il territorio all’interno del quale è permesso a questo tipo di fauna di aggirarsi indisturbata. Sembrerebbe che abbiano avuto un diverbio, mentre intuisco come una folaga voglia intromettersi per partecipare al bisticcio. La vedo calare in picchiata sul capo della capretta e prendere a stuzzicarla con il becco appuntito. Ha cominciato ad affondare a intermittenza con assoluta precisione i suoi colpi, rintuzzando ripetutamente i suoi affondi, per poi desistere e volare via verso altri lidi.
Sorrido malinconico di fronte al siparietto al quale ho appena assistito e scuoto la testa al pensiero di come la scena appena rappresentata si ponga in contrasto con la scena precedente in cui la coppietta assisa sul bordo delle mura era impegnata ad amoreggiare senza preoccuparsi di poter essere scrutata nella propria intimità, disinteressata all’idea di divenir oggetto di morbose attenzioni. Risalendo con lo sguardo non la scorgo più però la coppietta. Deve aver accettato l’implicito consiglio ed essersi defilata in tutta fretta.
