Il Dilemma

Erano rimasti in pochi a credere che il mondo sarebbe tornato a mostrarsi tale e quale a quello che l’umanità aveva conosciuto prima che si scatenasse l’apocalisse. La guerra contro gli androidi lo aveva reso invivibile: il terreno si era fatto improduttivo e una nuova forma di sostentamento era giunta a sostituire il cibo tradizionale.

La popolazione terrestre era impegnata da anni a combattere un nemico formidabile. Era stata decimata e sembrava destinata a un triste epilogo nella dura lotta che stava sostenendo contro forme di vita artificiale che aveva creato a sua immagine e somiglianza. Il genere umano si era visto tradito dagli androidi e non avrebbe potuto che contrastare i suoi antagonisti nella speranza che le sorti del conflitto si ribaltassero a proprio vantaggio.

All’origine degli accadimenti che avevano sconvolto il mondo si era collocato il problema del sovrappopolamento globale in relazione all’approvvigionamento alimentare. Si sarebbe dovuto provvedere a soddisfare i bisogni di una popolazione che aveva raggiunto numeri elevati. Cibo proveniente da risorse naturali non sarebbe bastato per tutti. Si sarebbe dovuto trovare una soluzione alternativa in tempi ragionevoli.

Si pensò di produrre cibo artificiale. Erano stati svolti in passato numerosi studi che ne avevano attestata l’affidabilità. Si giurava avesse le stesse proprietà nutritive del cibo tradizionale che si impegnava a imitare. Il cibo esistente nel mondo si mise allora in competizione con il suo corrispettivo sintetico, il quale era stato immesso sul mercato in notevole quantità. Il prezzo soprattutto si presentava più appetibile per le disponibilità economiche del consumatore medio.

Gli androidi avevano fornito una valida alternativa al cibo tradizionale. Tuttavia, i loro propositi erano tutt’altro che benigni. L’esecuzione del piano prevedeva che gli alimenti fossero contaminati da una sostanza nociva che non si sarebbe potuta rilevare. Il veleno aveva mietuto diverse vittime tra gli umani, tant’è che la popolazione terrestre si ritrovò in minoranza.

Allorquando il conflitto scoppiò, gli androidi si presentavano in sovrannumero. Erano convinti che al termine dello scontro epocale che li vedeva contrapposti ai loro creatori sarebbero risultati vincitori. Avrebbero spodestati i loro antagonisti dalla loro posizione di supremazia sugli altri esseri senzienti e sarebbero divenuti così i padroni del mondo.

Risoluti a mettere in atto il loro piano, gli androidi erano riusciti a passare inosservati tra gli esseri umani replicandone la somiglianza. Avevano combinato i loro intrighi senza che i loro omologhi ne avessero avuta la minima avvisaglia. Se gli umani si fossero dimostrati più accorti avrebbero potuto presagire il realizzarsi dell’imminente catastrofe.

Gli androidi si erano mescolati alla gente comune assumendone i sembianti. Si erano fatti assegnare posizioni di rilievo nella filiera alimentare. Gestivano il ciclo produttivo. Il cibo artificiale era stato contaminato di proposito da una sostanza di loro invenzione sulla quale però non si avanzò alcun sospetto.

Non fu mai determinato il motivo che prospettava alla gente una morte lenta e dolorosa. Ci si misero pure le materie prime che iniziavano a scarseggiare. Di cibo tradizionale cominciò a esserne prodotto in minor quantità, a beneficio di quello sintetico, il quale fu generalmente accettato con riluttanza.

La diffidenza nei confronti del cibo artificiale non si sopì mai. Si fece sempre più insistente il desiderio di maggiore trasparenza. Gli androidi furono così costretti a rivelare le loro sordide intenzioni. L’umanità si accorse troppo tardi dell’inganno. La popolazione era diminuita a seguito delle ripetute morti causate dalla contaminazione e si sarebbe trovata in difficoltà a contrastare un avversario che poteva contare su un numero di forze superiore.

Leone e la sua famiglia erano quasi giunti a destinazione. Le condizioni della figlia destavano preoccupazione. In tempi recenti tutti e tre i componenti avevano consumato del cibo artificiale in mancanza di alternative. I due coniugi non avevano subito alcuna conseguenza, mentre la figlia era stata colpita da una forte intossicazione. Stava deperendo giorno per giorno. La ricerca che stavano effettuando era accompagnata dalla speranza di poterle salvare la vita.

Leone si sentiva in forma e avrebbe seguitato a vegliare sulla sua famiglia. Il percorso che si erano impegnati a seguire era indicato in una mappa virtuale. L’avevano recuperata per caso, prima di divenir preda dello sconforto.

Già da tempo erano a conoscenza dell’esistenza di un antidoto che avrebbe potuto curare la figlia, ma non avrebbero saputo come procurarselo. Leone e sua moglie avevano continuato a nutrire la speranza senza mai accennare a scoraggiarsi. Pareva che la provvidenza li avesse premiati allorquando fecero quell’incontro casuale.

Si erano imbattuti nei resti di una carovana che mostrava i segni di esser stata oggetto di un brutale attacco. Un uomo in fin di vita in mezzo al marasma di rottami aveva consegnato loro una mappa virtuale. Gli assalitori non erano riusciti a sottrargliela. Agonizzante aveva dato disposizioni su come utilizzarla. Si era accommiatato poi dal mondo esalando il suo ultimo respiro.

Leone aveva visualizzato la mappa con il visore. Su di essa erano indicati tre punti che corrispondevano a tre luoghi specifici distribuiti in un’area di dimensioni contenute. Gli era stato riferito che avrebbe trovato sul posto un androide titano a protezione di un forziere nel quale era riposta una chiave. Qualora fosse riuscito a recuperarle tutte e tre, battendo i guardiani, avrebbe potuto aprire la cassaforte in cui era conservato l’antidoto con il quale curare la figlia malata.

Avrebbe dovuto sfidare i titani uno dopo l’altro. Se li avesse confitti, avrebbe ottenuto le chiavi che ognuno custodiva. Dopo averle raccolte tutte e tre, si sarebbe diretto al quartier generale degli androidi. Si sarebbe presentato al cospetto della cassaforte nelle cui serrature avrebbe inserito le chiavi. L’avrebbe aperta e avrebbe sottratto l’antidoto.

Equipaggiato a dovere, era riuscito a conseguire il successo sperato. Sconfisse i titani e raccolse le chiavi. Si inoltrò nel quartier generale degli androidi e sgominò i suoi rivali, prima di raggiungere la sala con la cassaforte entro la quale si aspettava di trovare la sua ricompensa.

Il vano era ripartito in due scansie, ciascuna protetta da una porticina. In ognuna era custodito qualcosa. Gli era permesso prendere solo uno dei due contenuti: un meccanismo impediva l’apertura simultanea. Una volta scelta e aperta una porticina, l’altra si sarebbe bloccata per sempre.

Non avrebbe mai immaginato che l’impresa più ardua sarebbe stata quella di attuare una scelta tra due opzioni. Era vero che avrebbe desiderato salvare la figlia dal male che la stava consumando, ma era pur vero che in qualità di paladino dell’umanità aveva dei doveri morali ai quali assolvere.

Riposti in una delle due scansie vi erano contenuti in sacchetti appositi alcuni semi dei quali si era dimenticata l’esistenza: avrebbero potuto rendere fertile la terra e restituire al genere umano la speranza in un futuro migliore.

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