La donna dall’eleganza nostalgica

Non era inconsueto che una donna elegante e dai modi garbati venisse a trovarlo. Quando una donna del genere entrava in ufficio non era difficile immaginare quali fossero le sue richieste. La segretaria, che era subito accorsa ad avvertirlo della nuova presenza, aveva annunciata la figura elegante descrivendo il personaggio in modo rapido e approssimativo. La descrizione era sufficiente però a suggerire all’investigatore che tipo di donna sarebbe ricorsa ai suoi servigi. Su questa traccia si era fatto una vaga idea molto ordinaria del personaggio in questione. Prima che la donna mettesse piede nel suo ufficio. Ora che ce l’aveva davanti la poteva osservare con più attenzione. La invitò con garbo ad accomodarsi sulla poltroncina che stava di fronte alla sua scrivania.

La donna raccolse l’invito e si assise con aristocratica compostezza. Indossava un tailleur d’altri tempi. Avrebbe potuto considerarsi del genere elegante che riandava ai tempi inebrianti degli usi e costumi perduti. Il richiamo dei tempi andati riportò l’investigatore al periodo delle indagini memorabili in cui una donna così conturbante avrebbe potuto ricoprire un ruolo centrale. La sua fervida immaginazione la identificò quale femme fatale che ingemma i romanzi noir d’oltreoceano per i quali aveva nutrito un famelico interesse e che lo avevano ispirato ad avventurarsi nella sua professione. Per l’investigatore creativo quel tipo di donna dai modi garbati e raffinati, lievemente enigmatici, era la donna dall’eleganza nostalgica. La si potrebbe immaginare mentre sollecita appassionatamente ed incita ricerche approfondite ed indefesse che vieppiù la confortino e le assicurino che i suoi sospetti o alla meglio verranno fugati o alla peggio avvalorati nell’universo degli intrighi amorosi.

La curiosità lo solleticava e avrebbe voluto essere messo a parte del motivo per cui si era acconciata in maniera così inusuale per le mode attuali. Sarebbe stato assurdo credere che volesse lusingare di proposito lo spirito indagatore che le letture giovanili avevano ispirato. Chiaramente l’investigatore non si fece quest’illusione e con piglio professionale si predispose ad ascoltare le richieste della donna, dimentico in un istante della curiosità che lo animava e che, qualora le circostanze lo avessero permesso, avrebbe provato a soddisfare.

Il marito la tradiva, ne aveva il fondato sospetto. La voce della donna pareva sufficientemente convincente senza racchiudere alcunché di fasullo e mendace. L’intuito dell’investigatore non aveva fallito nel presagire il motivo per cui la donna si era rivolta a lui. Non si meravigliò quindi del presentimento della donna e dell’enfasi appassionata con la quale fu illustrato. Il suo spirito immaginifico però, nella persona che aveva di fronte e che lo aveva ispirato, avrebbe auspicato un motivo ben più aderente al completo con cui la donna si era presentata a manifestargli i suoi sospetti, un motivo malizioso e straordinario, dalle sfaccettature complesse, sempre incluso nell’universo degli intrighi amorosi.

Il marito era spesso fuori casa, il suo comportamento era mutato notevolmente con il trascorrere del tempo, si era rabbuiato ed impigrito, mostrava moti di insofferenza. Le aveva addirittura sottratta una collana di enorme valore sia affettivo che economico. L’aveva cercata dappertutto senza requie, in casa e fuori, ma non l’aveva trovata. Sospettava quindi che se ne fosse appropriato il marito e l’avesse regalata ad una delle sue amanti. Sperava che l’amante fosse quella attuale e che potesse altresì riappropriarsi del maltolto. Detto ciò, oltreché sostenuta da una gestualità convincente, la donna si adoperò a cercare la complicità dell’investigatore che ascoltava con la giusta attenzione e recepì il messaggio rielaborandolo alla sua maniera.

Che fossero fondati o meno i sospetti sul marito da parte della donna dall’eleganza nostalgica all’investigatore fantasioso interessava nella misura in cui le sue tasche sarebbero state riempite. Lo avrebbe appurato da sé in seguito se il denaro investito fosse stato ben speso dalla donna. Per il momento l’investigatore accettò l’incarico esponendo le cifre del suo onorario e del relativo acconto e per il momento la donna accettò le cifre indicatele senza moti di fastidio, quasi fosse consapevole che l’esborso non sarebbe stato trascurabile. Si congedarono con l’impegno da parte dell’investigatore di tenerla aggiornata sugli sviluppi del caso.

Decise che avrebbe subito dedicato del tempo al caso appena affidatogli. Si istruì con le poche informazioni del momento sugli usi e costumi dell’uomo che avrebbe dovuto pedinare. Istruito dagli appunti annotati poc’anzi e riandando a ciò che la donna gli aveva comunicato, considerata anche la fida alleanza con l’ora crepuscolare, si risolse di mettersi all’opera sulla strada, elaborando una semplice transizione nei luoghi più abituali frequentati dal marito. La fortuna talvolta lo aveva premiato alla prima escursione non adeguatamente pianificata. Con il favore delle tenebre incipienti sarebbe transitato nei paraggi dei luoghi in cui la sua preda era solita fare aperitivo.

Si era in autunno inoltrato e i momenti che precedono l’orario di cena tra la fine del lavoro e il ritorno a casa talvolta sono riempiti dagli aperitivi riempiti all’occorrenza per gli avventori più disparati in una vivace atmosfera di socialità. Ve ne trovò una altrettanto vivace passando davanti al plateatico esterno di un locale normalmente frequentato in quegli orari crepuscolari. L’investigatore si era mimetizzato dall’altra parte della strada ed incedeva lentamente ma con andatura disinvolta. Osservò di sfuggita il plateatico oltre stagione con la sua clientela variopinta.

Allorché si trastullava a pensare che la permanenza del plateatico esterno fosse dovuta alle temperature ancora tollerabili, il suo sguardo erratico e circospetto guizzò per un istante su un bagliore proveniente dall’imbocco di una viuzza mal illuminata, la quale sfociava nella strada principale che stava giusto percorrendo. Passò oltre senza dare nell’occhio, cercando di riandare con il pensiero all’istante appena trascorso e al particolare luminoso immediatamente registrato nella sua mente. Una registrazione analoga l’aveva effettuata nel momento in cui la donna dall’eleganza nostalgica gli aveva mostrata la fotografia con la collana dall’enorme duplice valore. Seppur in fotografia, emanava un bagliore simile a quello appena catturato dal suo sguardo vigile. Si chiese se fosse potuto cadere in errore dando credito a una suggestione dovuta all’entusiasmo che stava provando per il nuovo caso. Realisticamente avrebbe dovuto soppesare con cura un suggerimento del genere, ma per farlo avrebbe dovuto giocoforza ottenere conferma delle sue congetture con un confronto diretto.

Era costretto a tornare sui propri passi per verificare che i suoi sospetti avessero un fondamento. Sicuro di non essere seguito ritornò nel giro di qualche minuto nei pressi della viuzza. Sperava di captare lo stesso bagliore o di individuare al suo posto il possessore dell’oggetto che lo emanava. Perché il portatore non avrebbe potuto che identificarsi con una persona in carne e ossa. Su questo la sua immaginazione non poteva escogitare stravaganti divagazioni surreali.

Approssimandosi percepì il bisbiglio di voci sommesse. L’investigatore si era guadagnato un buon appostamento, mettendosi nella penombra intervallata dalla luce dei lampioni all’angolo di un edificio. Dalla sua postazione vide stagliarsi nell’oscurità il profilo di una donna, lei appoggiata al muro dell’edificio di fronte, mentre in sua compagnia c’era un uomo che le stava davanti e che dava le spalle all’investigatore.

Appurò che la collana mostratagli in fotografia dalla nuova cliente collimasse con quella che la donna aveva con sé addosso in quella che si rivelava ben più di una coincidenza. L’uomo stava appresso alla portatrice della collana e con movimenti lascivi le era a un soffio dal viso. Nella più assoluta complicità la donna non mancava di blandire e ricambiare le sue svenevolezze. I loro volti erano leggermente rischiarati dalla luce dei lampioni che proiettava le loro ombre in fuga. Sebbene la visibilità non fosse delle migliori, il giudizio dell’investigatore non fu condizionato in merito al riconoscimento della figura femminile abbandonata in atteggiamenti inequivocabili. Riteneva di conoscerla molto bene: sua moglie. Non ebbe modo di dubitare inoltre che l’uomo fosse il marito della donna dall’eleganza nostalgica.

Tornò a casa visibilmente incupito. Al di là dell’effettivo tradimento della moglie ciò che più lo incolleriva era l’essersi reso conto che il suo fiuto aveva fallito nel non aver comprese le avvisaglie di questo tradimento. La sua professione di riflesso aveva subito un colpo basso. Non si sarebbe dato il caso lo si venisse a sapere in giro, egli stesso avrebbe evitato fughe di notizie che minacciassero le sue abilità investigative. Oltreché alla mortificazione di essere stato tradito, vi si metteva pure un senso di inadeguatezza che lo aveva reso cieco di fronte all’evidenza di un’incursione proditoria nel proprio talamo. Mentre attendeva che la moglie rincasasse, rimuginò su quale comportamento avrebbe dovuto tenere con lei.

Sentì armeggiare con le chiavi. La moglie aprì il portone e accese la luce d’ingresso. Dal salotto una figura seduta e immota in penombra la fissava con cipiglio truce, davanti a sé teneva una fotografia appoggiata al tavolo. Trasalì di botto per poi ritornare sollevata scorgendo il marito, ma solo per il tempo necessario a capire che l’espressione disegnatagli in volto era di per sé emblematica e presupponeva sottintesi facilmente intelligibili.

La moglie non ci mise molto a capire che il marito aveva capito. Nonostante fosse consapevole che non avrebbe potuto confidare a lungo termine nelle precauzioni approntate al fine di tenere nascosta al marito la sua relazione extraconiugale, non si era preparata all’eventualità e al momento in cui il marito ne avesse avuta contezza e alla sua giustificata reazione. Il marito rimase calmo, una calma ardente. Se si fosse trattato meramente di un tradimento della moglie, la sua reazione avrebbe potuto includere della giustificata ostilità, ma qui si inseriva un affare ben più grosso. Cercò di rimettere a posto i pezzi del puzzle che aveva recuperati finora.

Dunque, la donna dall’eleganza nostalgica sospetta dell’infedeltà del marito. L’investigatore, considerata l’indubitabilità della scoperta recente, interpreta nella maniera corretta il sospetto della donna che scoprirà fondato. L’investigatore però individua nell’amante del marito la sua stessa moglie, la quale indossa una collana, in tutto e per tutto identica a quella che le ha mostrata in fotografia la sua cliente. L’investigatore confronta allora la fotografia della collana in primo piano con la collana che la moglie porta al collo, più e più volte, sebbene non vi sia bisogno di mostrarsi così scrupolosi.

L’investigatore sperava di poter conferire civilmente con la moglie. Si era convinto che nel suo mestiere mantenere la calma rappresentasse una virtù e così si era condotto quasi sempre sinora. Cercò un approccio morbido, solamente mostrandole la fotografia lasciatagli dalla sua cliente, così da invitarla a sciogliersi, per poi auspicare un’esaustiva e dettagliata esposizione dei fatti. Si era proposto per prima cosa di comprendere il motivo per cui la moglie avesse quella collana addosso e poi avrebbe discusso con lei delle sue manchevolezze coniugali.

Frattanto che la moglie stava cercando le parole più appropriate con le quali confessare il suo tradimento, l’investigatore decise di venirsene fuori lui stesso con una domanda precisa su come fosse entrata in possesso di quella collana. Era conscio di non doversi fermare all’apparenza di presumere che fosse stato il marito della sua cliente e donargliela. La moglie, infatti, raccontò al marito di come avesse recuperata la collana sul greto di un fiume in una mattinata bigia e caliginosa e di come se ne fosse innamorata al primo istante per la sua raffinata vetustà. Durante la sua corsetta mattutina vi si era imbattuta per caso essendole passata accanto e trovandola per terra in mezzo all’erba guazzosa. Un fulgore improvviso l’aveva avvinta e, senza darsi pensiero di chi ne fosse il possessore, se l’era intascata. L’eccitazione per il ritrovamento l’aveva riportata a casa dove aveva riposto la collana in un cassetto nel quale era solita mettere le mani solo lei. Questo era accaduto non meno di sei mesi fa. Successivamente aveva incontrato il suo amante con il quale da qualche mese si stava profilando una relazione adulterina, a colpevole insaputa del marito investigatore. Era la prima volta che indossava quella collana. L’intenzione era di tornare a riporla al sicuro. Non pensava che il marito fosse ancora sveglio.

Il marito invece era percorso da pensieri lugubri e chissà quando avrebbe preso sonno. Stava figurandosi uno scenario che non poteva delinearsi con la sua cliente che perdeva la collana per caso e non se ne avvedeva. Ammesso che fosse dedita al jogging, difficilmente sarebbe andata a correre portandosi al collo una collana di quel duplice valore. Volle sapere dalla moglie se la collana fosse stata integra al momento del suo ritrovamento. Ammise di averla trovata spezzata, quasi fosse stata strappata dal collo di qualcun altro. Oscure rappresentazioni si svolgevano confondendosi con le sue riflessioni. Il marito venne pure a sapere del luogo preciso nel quale era stata ritrovata la collana, ossia un luogo non molto distante da dove era stata ritrovata morta una donna qualche giorno addietro. Il marito si infuriò con la moglie per la sua leggerezza e la sua imprudenza, al più le rimproverò di aver occultato quella che poteva ritenersi una prova. Una sottovalutazione imperdonabile.

Contestualmente si chiedeva come si collocasse il suo ruolo d’investigatore. La sua cliente gli aveva richiesto il pedinamento del marito. Lo considerava a suo buon diritto fedifrago e di fatto aveva posto l’investigatore a conoscenza della sottrazione della collana. Da quanto sostenuto dalla sua cliente il marito era pervenuto alla sottrazione indebita, quando al contrario la nuova testimonianza della moglie negava recisamente i sospetti avanzati dalla donna dall’eleganza nostalgica. Si chiese allora a rigor di logica come mai gli avesse assicurato che fosse il marito il reale artefice della sottrazione. Decise che l’ora era troppo tarda per addentrarsi in ragionamenti articolati e si concentrò quindi sull’inaccettabile tradimento della moglie. Il suo spirito d’indagine si fermava lì per il momento.

L’investigatore incombeva sulla moglie con la sua collera. L’indomani avrebbe dedicato del tempo per riflettere se la sua cliente si fosse presa gioco di lui. Se del caso l’avrebbe fronteggiata invitandola alla trasparenza. Avrebbe potuto arrivare ad accusarla di averlo turlupinato. Sennonché per il momento avrebbe pensato a come regolarsi nei riguardi della moglie. Ad essere onesti c’erano poche cose in lui che lo rendevano iracondo financo al parossismo, quella di essere sbeffeggiato l’aveva portato più volte ad alterarsi furiosamente. Era già capitato che si scatenasse la belva che era in lui (raramente) e che di conseguenza i suoi conoscenti lo avessero riportato alla ragione prevenendo situazioni incresciose. Era questione di attimi, ma in quegli attimi non aveva alcuna inibizione. Il vedersi così doppiamente irriso in ambito lavorativo e in ambito coniugale lo aveva doppiamente esasperato. Le due entità si erano confuse fino a compenetrarsi.

L’investigatore stava quindi per scoppiare in uno dei suoi tanto fugaci quanto furiosi scatti d’ira. I suoi occhi lanciavano fiamme. Fu un attimo e si avventò al collo della moglie presa alla sprovvista. Scatenò una furia incontenibile che si riversò sulla donna che vide le sue difese venirle meno sinché si accasciò esanime al suolo. Il marito scivolò a terra anche lui trasportato dalla tenaglia delle mani avvinghiate al collo della moglie ormai spirata. Si riebbe e fu traumatico. Doppiamente traumatico.

Intravide qualcuno muoversi alle sue spalle. Il portone d’ingresso era rimasto socchiuso. Una figura slanciata e sinuosa lo sovrastava con la sua ombra avviluppante. Quantunque si fosse collocata in penombra, voltandosi lentamente la inquadrò distintamente come la donna dall’eleganza nostalgica. Il completo era lo stesso della mattinata. La veletta del cappello a tesa larga le schermava il volto, ma non impediva alla sua voce suadente di giungergli all’orecchio. Stringeva saldamente in mano una pistola spianata.

Fu una rivelazione agghiacciante per l’investigatore sapere quanto fosse stato sprovveduto e quanto fosse stato ignaro del raggiro che lo aveva visto coinvolto in prima persona. La donna dall’eleganza nostalgica aveva montato un’architettura impeccabile. Gliela espose. Tutto era nato con la gelosia della moglie che scopre da sé l’infedeltà del marito. L’amante di turno si vede quindi aggredita dalla moglie tradita. Prima verbalmente poi fisicamente. Nel caso specifico accade il dramma e l’amante si vede trascinata e inabissata nel fiume che scorre di fianco alla passeggiata luogo dell’alterco. La donna dall’eleganza nostalgica ha perso la collana durante la schermaglia finita in tragedia. Si guarda attorno, sa che non può essere lontana, circoscritta ad un raggio di un paio di metri. Il lieve pendio alle sue spalle, lungo il quale le due donne si erano appena rotolate (dove presumeva le fosse caduta), è fittamente ricoperto d’erba, per di più una pioggia anch’essa fitta si mette a cadere improvvisamente e seguita ininterrottamente per tutta la nottata tanto da indurla a tornare l’indomani mattina sul luogo del misfatto, con la giusta prudenza, dal momento che una persona era stata uccisa e il luogo avrebbe potuto pullulare di polizia. Si corica. Esce che albeggia. Arriva difilato al greto del fiume e vede una donna che raccoglie da terra la sua preziosissima collana: la moglie dell’investigatore.

Decide allora di mettersi sulle sue tracce, tant’è che giunge al marito investigatore quasi subito. Con invidiabile ingegno architetta un piano che si dispiega a partire dall’apporto imprescindibile dell’investigatore che avrebbe indagato sul marito infedele che la donna dall’eleganza nostalgica aveva avvicinato volutamente alla moglie del suddetto investigatore. La donna dall’eleganza nostalgica confida nel marito donnaiolo che non ci mette molto a sedurre la moglie dell’investigatore e confida soprattutto che l’investigatore scopra la relazione tra la moglie e il marito dongiovanni. La sua cliente era riuscita ad informarsi sulla sua attitudine fumantina e perciò si sarebbe augurata sadicamente che le sue sfuriate occasionali si manifestassero all’occorrenza. Secondo le sue previsioni ottimistiche l’investigatore si sarebbe infuriato, consapevole di essere stato doppiamente irretito, avrebbe prima ammazzato il marito della donna dall’eleganza nostalgica, reo di essersi sollazzato con la moglie, e poi si sarebbe dedicato alla moglie stessa, dando libero sfogo ad uno dei suoi rari e fugaci scatti d’ira.

La sola informazione stonata nella narrazione della donna dall’eleganza nostalgica era la paternità dell’omicidio del marito. Lo scenario finale sarebbe stato passibile di interpretazione. L’investigatore si suicida, conscio dei due orribili delitti commessi, mentre la donna dall’eleganza nostalgica se ne va indisturbata. Sfila delicatamente con le sue mani inguainate la collana di sua proprietà dal collo della sventurata, appagata per aver riguadagnato ciò che pensava di aver irrimediabilmente perduto. Frattanto la nostalgia che aveva inebriato l’investigatore fino a smarrirlo completamente si dissolve assieme alla donna che aveva fatta di questa nostalgia nella sua eleganza la sua distinzione.