L’uomo che pensava troppo alla sua esistenza transitoria un pomeriggio qualunque di una giornata qualunque decise di fare una passeggiata all’aria aperta per rinfrancarsi. Come solitamente accadeva si sarebbe aggirato qua e là nei dintorni di casa sua. Camminava a piccoli passi, senza affrettarsi. Con tutta calma regolava la sua andatura così da poter affondare meglio nei suoi pensieri, concedendogli maggior respiro; pensieri che avrebbero quindi valicate le pareti della sua abitazione, spaziando attraverso il mondo esterno alla ricerca di nuovi orizzonti percorribili.
Le passeggiate che compiva abitualmente lo portavano nei luoghi più disparati, senza seguire una meta precisa, ma fondamentalmente era conscio di potersi orientare attraverso luoghi a lui familiari, entro i quali si sarebbe trovato a proprio agio. Si sarebbe addentrato in quella che avrebbe potuta chiamare, se avesse avuto interesse nel voler apprendere questa parola, la sua “comfort zone”, la quale corrispondeva a una grossa fetta della propria città natale, dove aveva vissuto dacché era nato. Stavolta però sembrò allungare il suo itinerario, estendendolo al di fuori della sua “comfort zone” abituale, entrando in una nuova zona adeguatamente rassicurante che la poteva ricordare, per cui non avrebbe incontrate difficoltà a adattarvisi.
Allungando il suo itinerario finì però con l’attardarsi. Il flusso dei pensieri ve lo aveva risucchiato a tal punto da non dargli la possibilità di avere cognizione del tempo trascorso da quando era uscito di casa. Ahimè, non poteva avere l’assoluta certezza di che ore fossero, dal momento che non aveva con sé un cellulare sul cui display poterle controllare; in più stavolta non possedeva neppure un orologio da polso che assolvesse alla sua funzione precisa. Il cinturino in pelle dell’orologio da polso preferito di recente aveva cominciato a procurargli qualche irritazione alla pelle e quindi aveva dovuto sospenderne l’utilizzo.
Arrivato nel suo peregrinare all’interno del centro storico della sua città, gli sembrò opportuno cercare un orologio che gli indicasse l’ora esatta, per appurare se fosse veramente tardi, uno di quegli orologi magari con l’orario riportato digitalmente, esibito all’esterno di qualche esercizio commerciale. Ad ogni modo, era consapevole che fosse piuttosto tardi; il tramonto aveva lasciato il posto a un’oscurità incipiente che gli avrebbe suggerito di differire il ritorno a casa. Non sarebbe riuscito infatti a rincasare in tempo per prepararsi la cena.
La sua ricerca per fortuna non durò a lungo. Riuscì a trovare un orologio digitale che gli indicava che erano le sette di sera. Sarebbe stato meglio allora mettersi a cercare un ambiente nel quale poter cenare e poi magari reperire un qualche mezzo pubblico o un taxi per far ritorno a casa. Sentiva però di non aver granché voglia di cercare troppo a lungo un ambiente dove poter pasteggiare che gli andasse a genio. Senza averne coscienza si era addentrato in una zona ad alta concentrazione di locali moderni dalle reminiscenze indefinite.
In altri periodi della sua vita avrebbe di sicuro allungata la ricerca e si sarebbe magari trasferito in zone a lui più congeniali, ma stavolta non si sarebbe mostrato selettivo e si sarebbe adattato a ciò che nei paraggi lo avrebbe ispirato di più. I gusti si erano fatti più democratici con il trascorrere del tempo. Ultimamente aveva persino reinterpretati gli insegnamenti provenienti dalla sua esperienza pregressa a fronte dei cambiamenti sopravvenuti recentemente nella sua vita, ma non era precisamente certo di averli compresi nella maniera corretta. A tuttora si considerava troppo vecchio per riuscire a essere sicuro di comprenderli con esattezza.
Si risolse per un ambiente moderno che richiamasse reminiscenze passate di vita vissuta, che lo riportassero almeno un po’ alle uscite nei fine settimana ai tempi della sua giovinezza. Così rallegrato da questo pensiero nostalgico che la ricerca gli aveva suscitato, entrò finalmente in un pub dal gusto moderatamente retrò, sicuramente ammodernato all’occorrenza in tempi recenti per accordarsi con i gusti di una clientela per lo più giovanile.
Decise di sedersi a un piccolo tavolo solitario che trovò libero, con due sedie che si fronteggiavano ai capi opposti. Ne scelse una e vi si assise compostamente. Era giunta l’ora di rifocillarsi, ma sopra al tavolo non vi era un menù da poter consultare e quindi cercò un cameriere che gliene portasse uno. Indirizzò lo sguardo alla zona di passaggio che gli stava di fronte e attese pazientemente che passasse un cameriere che potesse mettersi a disposizione per esaudire la sua richiesta. Non dovette attendere molto tempo che scorse uno di essi in transito a pochi passi di distanza e ne richiamò l’attenzione. Il cameriere fece un cenno d’assenso e si fermò al tavolo appartato del nuovo cliente, mantenendo efficacemente il portamento richiesto dal ruolo. Si predispose allora ad ascoltare le richieste del nuovo cliente che avrebbe dovuto servire.
Il cliente aveva bisogno di un menù per poter scegliere le pietanze che più incontravano il suo gradimento, cosicché gli sarebbe stato possibile in seguito effettuare l’ordinazione. Poiché sopra il tavolo non ve lo aveva trovato, aveva creduto opportuno chiedere la cortesia che gliene portassero uno. Il cameriere perspicace comprese lo smarrimento del cliente attempato davanti all’assenza di un menù tradizionale e gli spiegò che in alternativa avrebbe potuto usare il Qr code applicato sul retro del segna-tavolo ligneo di riferimento. Glielo indicò mentre ne spiegava l’utilizzo. Tuttavia, nel descrivere genericamente come avrebbe dovuto utilizzarlo, al cameriere non sfuggì la perplessità aleggiante sul volto del nuovo avventore, le cui richieste avrebbe dovute esaudire al momento dell’ordinazione. Gli dava la netta impressione che accusasse evidenti difficoltà a comprendere il contenuto delle sue istruzioni. Per cui, con un’espressione sul volto fattasi compassionevolmente comprensiva, il cameriere stesso gli comunicò attraverso un sorriso bonario che si sarebbe adoperato per soddisfare il suo desiderio e gli avrebbe così portato un menù cartaceo tradizionale.
Il cliente attempato era consapevole di aver già visto in passato quello che avrebbe descritto a grandi linee come una specie di mosaico a quadratini neri su sfondo bianco. Lo aveva già notato sui “green pass” che gli erano stati stampati in farmacia. I pensieri allora erano riandati per un attimo ai tempi recenti della pandemia da Covid-19. Ricordava che nei pochi esercizi commerciali in cui gli era capitato di recarsi controllavano quel foglio stampato con uno di quegli smartphone così diffusi oggigiorno, posseduti pure dai suoi due figli, ma che egli stesso non aveva mai posseduto e non si era mai preoccupato di possedere, forse per disinteresse, forse per pigrizia. Del resto, a cosa gli sarebbe servito uno di quegli aggeggi da armeggiare, di quei complessi smartphone, così difficili da maneggiare? Il telefono lui lo usava per la sua funzione originaria e il suo vetusto dispositivo vi assolveva egregiamente. Gli bastava sapere cosa significasse il termine smartphone; al corso di inglese che stava frequentando glielo avevano spiegato.
Il cameriere tornò di lì a poco, recando con sé un menù gualcito in più parti, e gentilmente glielo porse. Il menù all’interno riportava, corrispondente ad ogni pietanza, un prezzo aumentato, il quale era stato trascritto a penna sostituendo il precedente, che era riportato con i caratteri di stampa originari ed era stato barrato. Le pietanze invece parevano esser rimaste inalterate. Scelse un cheeseburger con patatine fritte ma senza alcuna salsa in aggiunta. Lo avrebbe innaffiato con birra artigianale, la quale pareva incontrare i gusti giovanili che aveva lentamente abbandonati nel corso degli anni.
Dacché aveva cominciato a bere con cognizione di causa, in altre parole dai trascorsi giovanili, tendeva a ricordare con discreta precisione che era passato dalla birra al vino per poi decidere di sospendere le sue libagioni, ma pareva non essersi posto un termine definitivo. Si sarebbe concesso allora di riprendere le vecchie abitudini in quell’occasione, tornando con un balzo a ritroso al principio della sua giovinezza.
Attese pazientemente che arrivasse il pasto. Frattanto l’atmosfera giovanile che lo circondava si era compenetrata con il ricordo delle numerose e allegre libagioni pregresse, condivise assieme alla sua compagnia di amici dell’epoca. Il ricordo ispiratogli da quell’atmosfera gaia e gioviale tendeva allora a infondergli un po’ di malinconia, che non avrebbe saputo come mitigare, ma che avrebbe saputo però dissimulare all’occorrenza.
In breve tempo arrivò lo stesso cameriere con la birra artigianale che aveva ordinata e gliela stappò davanti agli occhi. Il cliente attempato decise di non assaporarla subito, eleggendola a momentanea compagna nell’ulteriore attesa dell’arrivo del cheeseburger. Alcuni minuti dopo e l’intero pasto gli fu messo sotto gli occhi. Il suo cheeseburger formato panino appariva trionfalmente adagiato sopra un piatto di grandi dimensioni, infilato con abile perizia all’interno di un foglio spesso di carta oleosa che lo avvolgeva parzialmente; una corona di patatine fritte ne costituiva poi il gradevole contorno.
Il cameriere aveva portato con sé pure le posate, qualora il cliente ne avesse avuta necessità; le collocò delicatamente sul tavolo posizionandole accanto al piatto. Tuttavia, il cliente attempato, che nel frattempo si era guardato attorno e aveva notato come la clientela preferisse mangiare i propri panini abbondantemente farciti con il solo utilizzo delle mani come fossero panini tradizionali, nonostante la loro dimensione ragguardevole, anziché con le posate di supporto, deliberò pure lui per il solo uso delle mani, allineandosi perciò con la modalità adottata dalla maggior parte della clientela. Congedò il cameriere comunicandogli che avrebbe potuto fare a meno delle posate che gli aveva così gentilmente portate al tavolo.
Nel mentre osservava bramosamente il cheeseburger grondante allettamenti vari, predisponendosi ad affrontarlo con le fauci fameliche, si accorse di come una bandierina a stelle e strisce attaccata allo stuzzicadenti che tratteneva uniformemente il panino facesse capolino timidamente da sotto la carta oleosa. La levò meticolosamente, evitando di disintegrare il suo pasto, e la conficcò nel tappo di sughero della birra artigianale, stappata pochi istanti prima.
L’attenzione fu catturata allora dalla bandierina che gli evocava un pensiero malinconico. Gli riportava alla mente un allontanamento fisico giustificato dal corso di ogni esistenza e fattosi perciò nostalgicamente persistente. La figlia ormai si era sposata e aveva messo al mondo la sua nipotina da più di un anno. Si era stabilita definitivamente oltreoceano con il marito americano. Il solo modo che aveva di poter comunicare con lei era attraverso un sistema di videochiamata. Gli era stato consigliato l’acquisto di un tablet quale dispositivo con cui poter comunicare a distanza con la figlia e con la sua nuova famiglia. L’altro figlio, al quale era stato commissionato l’acquisto, si era impegnato inoltre con discreto successo a spiegare all’anziano genitore il funzionamento dell’applicazione con la quale riuscire a effettuare un’eventuale videochiamata. Ora che anche il figlio aveva deciso per un allontanamento fisico giustificato dal corso di ogni esistenza, il padre si sarebbe dovuto rassegnare giocoforza ad affrontare da solo le difficoltà che i cambiamenti recenti gli avrebbero presentate nelle mansioni quotidiane che necessitassero di diavolerie tecnologiche.
Sospirò mesto e si accinse a consumare il suo pasto, concentrato com’era a dare un senso a pensieri così facili da comprendere ma così difficili da accettare. Terminò la cena, pagò il conto alla cassa e fece per avviarsi all’esterno con l’intento di fare ritorno a casa, ma si ricordò che avrebbe fatto meglio a usufruire di un mezzo di trasporto che ve lo riportasse.
Nondimeno il luogo in cui si trovava non era molto distante da casa sua, per cui se la sarebbe potuta cavare a piedi. Tuttavia, l’oscurità avrebbe potuto fargli perdere stavolta l’orientamento, se non si fosse concentrato sulla strada che avrebbe dovuta percorrere. Nella disposizione d’animo in cui si trovava quest’eventualità non sarebbe stata così improbabile.
Non aveva idea di che ore fossero, ma immaginò che fosse un’ora tarda per rintracciare un autobus sul quale salire e perciò si risolse per chiamare un taxi. Purtroppo, non avendo il cellulare a portata di mano, dovette ritornare sui suoi passi e chiedere gentilmente di poter utilizzare il telefono del locale. Fu esaudito con divertito stupore, senza però che i dipendenti venissero meno alla dovuta cortesia nei suoi confronti, come professionalmente si conveniva.
Il taxi rispose alla chiamata e arrivò di lì a qualche minuto. Non ci mise molto a percorrere il tragitto che lo riportò finalmente a casa, o forse ci mise più del necessario; non lo avrebbe saputo affermare con certezza, avvinto com’era da pensieri che gli fecero perdere la cognizione del tempo.
L’uomo che pensava troppo alla sua esistenza transitoria scese dal taxi e compì pochi passi che lo avvicinarono al cancelletto che immetteva nel giardino della sua abitazione. Lo aprì e lo attraversò, incamminandosi fino al garage. Aperto il basculante della rimessa si armò del dispositivo per disattivare il sistema d’allarme e notò come non fosse azionato. Provò sconcerto, ma immaginò di non averlo inserito quand’era uscito. Una sbadataggine perdonabile. Proseguì perciò il cammino e si mise a salire le scale per accedere al piano superiore. Arrivato sul pianerottolo aprì la porta e subito si accorse di una luce accesa proveniente dalla cucina. Provò ad assicurarsi che non appartenesse a un ladro la sagoma che traspariva dal vetro opaco della porta che immetteva nella stanza. La trasparente consistenza di quella barriera divisoria suggeriva piuttosto l’immagine di una figura compostamente seduta a un tavolo.
Si avvicinò lemme lemme e aprì lentamente la porta. La persona che notò era il figlio che stava agitando la mano in direzione del tablet appoggiato al tavolo da pranzo; sul suo volto aleggiava una smorfia ridicola che avrebbe desiderato assomigliare a un’espressione che ispirasse simpatia.
Il figlio si accorse della nuova presenza. Si girò verso il padre con impressa la stessa espressione. Prese dal tavolo il tablet per gli angoli e lo voltò verso il genitore per renderlo partecipe dell’emozione che stava provando. Dallo schermo il viso della nipotina, dopo un attimo di smarrimento, si aprì in un tenero sorriso. L’uomo che pensava troppo alla sua esistenza transitoria si preoccupò di contraccambiarlo con un trasporto emotivo che sapeva di malinconia. La nipotina riconosciutolo agitò allora la manina e timidamente disse: “Ciao Nonno!”.
