Gente crossmediale (miscellanea in tre parti), parte 3

Il possessore della voce squillante davanti ai suoi occhi assunse le sembianze del sicario che aveva assoldato per eliminare definitivamente anche l’ultimo dei conoscenti a lui più prossimi che avesse contribuito a condannarlo a una vita di costanti e reiterate umiliazioni professionali. Henry riconobbe la figura nota e tirò un sospiro di sollievo. Si sentì rincuorato benché sapesse che prima o poi avrebbe dovuto aspettarsi una tale visita. Tardiva, appunto.

Uscì dal nascondiglio e fece per avvicinarsi al sicario per accoglierlo con il trasporto della riacquistata tranquillità. Tuttavia, non sapendo come il sicario avrebbe interpretate quelle effusioni, valutò preferibile ricomporsi e passare dalla forma direttamente alla sostanza. Si avvicinò al centro del salotto ai piedi della defunta, rimanendole a debita distanza.

“Avresti potuto avvertirmi che avresti tardato. Missione compiuta?”, lo redarguì benevolmente per poi assicurarsi che avesse fatto il suo dovere.

“Missione compiuta!”, rispose laconico il sicario. Non aggiunse altro, nonostante sapesse che Henry lo avrebbe tempestato di domande supplementari. Prese a servirsi della sua imperturbabilità come arma di difesa, oltreché di un pugnale che si trovava a rimbalzare e roteare nella sua mano destra. Magari entrambi avrebbero funzionato da deterrente per prevenire il suo cliente dal voler setacciare segreti professionali inaccessibili. Il suo cliente però era in quel momento divertito da alcuni particolari della sua mise dei quali il sicario stesso non pareva provare imbarazzo.

“Potresti andarci piano con quel pugnale, qualcuno potrebbe farsi male…”, lo ammonì con poca convinzione.

“Non si preoccupi, ho una certa abilità con questi affari!”, rispose con noncuranza il sicario.

“E quel cuscino che hai in mano?”.

“Pensavo di rimanere a dormire qui stasera.”.

“E quel cappello da cowboy che hai in testa? Non è carnevale…”.

“Mi serve per entrare nel personaggio.”.

“Quale personaggio?”, insistette Henry.

“Il mio personaggio!”, rispose recisamente il sicario.

Henry decise di non insistere per evitare di irritarlo. Rispettava le stravaganze altrui, se non offendevano il comune senso estetico. Fu comprensivo e considerò molto divertente la mise con la quale il sicario si era presentato e ci rise sopra quel poco. Loschi presagi avrebbero potuto allertarlo se un certo senso di onnipotenza non si fosse già insinuato in lui.

Si stava beando del suo stato euforico ormai convintosi del suo successo finale. Stava provando enorme entusiasmo per aver raggiunta la consapevolezza che d’ora in avanti avrebbe potuto camminare fieramente a testa alta senza sentirsi sbeffeggiato da chicchessia. Avrebbe voluto che anche il sicario partecipasse al suo entusiasmo con egual trasporto, sebbene fosse conscio di quanto fosse impensabile che il sicario provasse un entusiasmo paragonabile al suo. Il disinteresse indotto dal mestiere non lo portava a sentirsi moralmente coinvolto in questa faccenda sfociata in un’allucinante follia di esaltazione crudele, pur avendone contribuito in parte alla realizzazione. Non poteva avere nulla da rimproverarsi, poiché aveva solo compiuto il prostrante dovere che il suo lavoro gli imponeva.

“Non contavo che passassi più di qui per oggi. Cercavo di sbrigarmela da me, ma come puoi vedere ho bisogno di rinforzi. Dovresti aiutarmi a tirare la corda. Così, come una carrucola… In due ce la possiamo fare! Dobbiamo sbrigarci, abbiamo aspettato già abbastanza!”, pronunciò risolutamente il suo impegno e formulò al sicario una richiesta di collaborazione per portare a termine quella orribile incombenza.

Senza attendere risposta e considerando che sarebbe stata affermativa, tornò appresso a Sally; aveva appena ripreso il capestro saldamente tra le sue mani e girandosi verso il sicario gli si rivolse per sollecitarlo. Henry lo vedeva ancora nella stessa posizione, bloccato a terra con le gambe divaricate.

“Se vuoi puoi usare il pugnale che hai in mano per sfregiarla, visto che non la puoi più ammazzare…”, ironizzò con sguardo allusivo e rise del suo crudele sarcasmo.

Il sicario sembrò non prestare attenzione all’esternazione di Henry e non colse neppure l’ironia mordace e sottesa che si richiamava a quello che poc’anzi si è raccontato. Piuttosto il suo sguardo errava qua e là. Di volta in volta si voltava visibilmente inquieto all’indirizzo dell’ingresso. Henry si fece prudentemente sospettoso. Il sicario comprese che il suo cliente si era messo in allerta. Cercò allora di salvare le apparenze dimostrando di volersi dirigere verso l’ingresso per chiudere a chiave il portone.

“Dove stai andando?”.

“A chiudere a chiave il portone.”.

“Come mai?”.

“Vuole forse che entri qualcuno in casa mentre impicca al lampadario quella donna?”.

“Indipendentemente che tu lo chiuda a chiave o meno, il portone non si apre dall’esterno.”.

Il sicario si voltò in un baleno e gli lanciò il pugnale che aveva in mano. Istintivamente Henry prese il libro di Bernini che trovò a portata di mano e che dapprima aveva provvidenzialmente riappoggiato sull’altro tavolino accanto a quello dei cocktail. Con gesto fulmineo si riparò dall’offesa intuendo in una frazione di secondo la traiettoria del pugnale. Il pugnale si conficcò sul dorso e la lama vi rimase infitta discretamente in profondità. Simultaneamente il sicario estrasse la pistola dalla fondina che aveva al petto. Non era escluso fosse una Colt.

“Mio fratello?”.

“No, troppo facile. L’altro.”.

“Sapevo di non potermi fidare!”.

“Se l’avesse saputo si sarebbe equipaggiato meglio. Ad esempio, io sono venuto qui ben fornito. Non mi domanda questo aggeggio a cosa mi serve?”.

“Ti potrei chiedere a cosa ti è servito…”.

“… e io potrei dirle a cosa mi servirà! In più le posso dire che questo abbinamento è stato appositamente selezionato da me medesimo per l’occasione. Non le sembro Lee Van Cleef in ‘Il Buono, Il Brutto, Il Cattivo’?”, chiese il sicario incoraggiando l’ammirazione dell’uomo che aveva sotto tiro e che probabilmente avrebbe risposto affermativamente così da prendere tempo per studiare qualche stratagemma.

Henry trovò ingiusto il doversi trovare nella stessa situazione in cui si era trovata poco prima la sua vittima. Tutt’al più che nel suo caso il suo attuale aguzzino aveva una pistola in mano ed Henry sapeva quanto la sapesse utilizzare bene.

“Mi sono anche fatto crescere i baffi per entrare ancora di più nel personaggio, non nota come mi stanno bene?”.

“Le vorrei recitare l’intera scena tratta da ‘Il Buono, Il Brutto, Il Cattivo’ che ho presa ad ispirazione dopo aver saputo che anche il marito della sua amante desiderava farla fuori. Tuttavia, le risparmierò quella che nella sua prostrazione inerme sarebbe sicuramente una tortura.”.

Schermandosi con il cuscino gli si avvicinò lemme lemme. Sapeva quanto la sua preda mostrandosi arrendevole conoscesse il suo destino inclemente. Quando si trovarono alla distanza di un alito di vento il sicario premette il cuscino sul muso di Henry e lo trascinò addosso al muro. Puntò la pistola silenziata in mezzo al cuscino. Rideva sguaiatamente.

“Adios, amigo!”, e sparò.

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