La donna dall’eleganza nostalgica (racconto noir in due parti), parte 1

Non era inconsueto che una donna elegante e dai modi garbati venisse a trovarlo. Quando una donna del genere entrava in ufficio non era difficile immaginare quali fossero le sue richieste. La segretaria, che era subito accorsa ad avvertirlo della nuova presenza, aveva annunciata la figura elegante descrivendo il personaggio in modo rapido e approssimativo. La descrizione era sufficiente però a suggerire all’investigatore che tipo di donna sarebbe ricorsa ai suoi servigi. Su questa traccia si era fatto una vaga idea molto ordinaria del personaggio in questione. Prima che la donna mettesse piede nel suo ufficio. Ora che ce l’aveva davanti la poteva osservare con più attenzione. La invitò con garbo ad accomodarsi sulla poltroncina che stava di fronte alla sua scrivania.

La donna raccolse l’invito e si assise con aristocratica compostezza. Indossava un tailleur d’altri tempi. Avrebbe potuto considerarsi del genere elegante che riandava ai tempi inebrianti degli usi e costumi perduti. Il richiamo dei tempi andati riportò l’investigatore al periodo delle indagini memorabili in cui una donna così conturbante avrebbe potuto ricoprire un ruolo centrale. La sua fervida immaginazione la identificò quale femme fatale che ingemma i romanzi noir d’oltreoceano per i quali aveva nutrito un famelico interesse e che lo avevano ispirato ad avventurarsi nella sua professione. Per l’investigatore creativo quel tipo di donna dai modi garbati e raffinati, lievemente enigmatici, era la donna dall’eleganza nostalgica. La si potrebbe immaginare mentre sollecita appassionatamente ed incita ricerche approfondite ed indefesse che vieppiù la confortino e le assicurino che i suoi sospetti o alla meglio verranno fugati o alla peggio avvalorati nell’universo degli intrighi amorosi.

La curiosità lo solleticava e avrebbe voluto essere messo a parte del motivo per cui si era acconciata in maniera così inusuale per le mode attuali. Sarebbe stato assurdo credere che volesse lusingare di proposito lo spirito indagatore che le letture giovanili avevano ispirato. Chiaramente l’investigatore non si fece quest’illusione e con piglio professionale si predispose ad ascoltare le richieste della donna, dimentico in un istante della curiosità che lo animava e che, qualora le circostanze lo avessero permesso, avrebbe provato a soddisfare.

Il marito la tradiva, ne aveva il fondato sospetto. La voce della donna pareva sufficientemente convincente senza racchiudere alcunché di fasullo e mendace. L’intuito dell’investigatore non aveva fallito nel presagire il motivo per cui la donna si era rivolta a lui. Non si meravigliò quindi del presentimento della donna e dell’enfasi appassionata con la quale fu illustrato. Il suo spirito immaginifico però, nella persona che aveva di fronte e che lo aveva ispirato, avrebbe auspicato un motivo ben più aderente al completo con cui la donna si era presentata a manifestargli i suoi sospetti, un motivo malizioso e straordinario, dalle sfaccettature complesse, sempre incluso nell’universo degli intrighi amorosi.

Il marito era spesso fuori casa, il suo comportamento era mutato notevolmente con il trascorrere del tempo, si era rabbuiato ed impigrito, mostrava moti di insofferenza. Le aveva addirittura sottratta una collana di enorme valore sia affettivo che economico. L’aveva cercata dappertutto senza requie, in casa e fuori, ma non l’aveva trovata. Sospettava quindi che se ne fosse appropriato il marito e l’avesse regalata ad una delle sue amanti. Sperava che l’amante fosse quella attuale e che potesse altresì riappropriarsi del maltolto. Detto ciò, oltreché sostenuta da una gestualità convincente, la donna si adoperò a cercare la complicità dell’investigatore che ascoltava con la giusta attenzione e recepì il messaggio rielaborandolo alla sua maniera.

Che fossero fondati o meno i sospetti sul marito da parte della donna dall’eleganza nostalgica all’investigatore fantasioso interessava nella misura in cui le sue tasche sarebbero state riempite. Lo avrebbe appurato da sé in seguito se il denaro investito fosse stato ben speso dalla donna. Per il momento l’investigatore accettò l’incarico esponendo le cifre del suo onorario e del relativo acconto e per il momento la donna accettò le cifre indicatele senza moti di fastidio, quasi fosse consapevole che l’esborso non sarebbe stato trascurabile. Si congedarono con l’impegno da parte dell’investigatore di tenerla aggiornata sugli sviluppi del caso.

Decise che avrebbe subito dedicato del tempo al caso appena affidatogli. Si istruì con le poche informazioni del momento sugli usi e costumi dell’uomo che avrebbe dovuto pedinare. Istruito dagli appunti annotati poc’anzi e riandando a ciò che la donna gli aveva comunicato, considerata anche la fida alleanza con l’ora crepuscolare, si risolse di mettersi all’opera sulla strada, elaborando una semplice transizione nei luoghi più abituali frequentati dal marito. La fortuna talvolta lo aveva premiato alla prima escursione non adeguatamente pianificata. Con il favore delle tenebre incipienti sarebbe transitato nei paraggi dei luoghi in cui la sua preda era solita fare aperitivo.

Si era in autunno inoltrato e i momenti che precedono l’orario di cena tra la fine del lavoro e il ritorno a casa talvolta sono riempiti dagli aperitivi riempiti all’occorrenza per gli avventori più disparati in una vivace atmosfera di socialità. Ve ne trovò una altrettanto vivace passando davanti al plateatico esterno di un locale normalmente frequentato in quegli orari crepuscolari. L’investigatore si era mimetizzato dall’altra parte della strada ed incedeva lentamente ma con andatura disinvolta. Osservò di sfuggita il plateatico oltre stagione con la sua clientela variopinta.

Allorché si trastullava a pensare che la permanenza del plateatico esterno fosse dovuta alle temperature ancora tollerabili, il suo sguardo erratico e circospetto guizzò per un’istante su un bagliore proveniente dall’imbocco di una viuzza mal illuminata, la quale sfociava nella strada principale che stava giusto percorrendo. Passò oltre senza dare nell’occhio, cercando di riandare con il pensiero all’istante appena trascorso e al particolare luminoso immediatamente registrato nella sua mente. Una registrazione analoga l’aveva effettuata nel momento in cui la donna dall’eleganza nostalgica gli aveva mostrata la fotografia con la collana dall’enorme duplice valore. Seppur in fotografia, emanava un bagliore simile a quello appena catturato dal suo sguardo vigile. Si chiese se fosse potuto cadere in errore dando credito a una suggestione dovuta all’entusiasmo che stava provando per il nuovo caso. Realisticamente avrebbe dovuto soppesare con cura un suggerimento del genere, ma per farlo avrebbe dovuto giocoforza ottenere conferma delle sue congetture con un confronto diretto.

Era costretto a tornare sui propri passi per verificare che i suoi sospetti avessero un fondamento. Sicuro di non essere seguito ritornò nel giro di qualche minuto nei pressi della viuzza. Sperava di captare lo stesso bagliore o di individuare al suo posto il possessore dell’oggetto che lo emanava. Perché il portatore non avrebbe potuto che identificarsi con una persona in carne e ossa. Su questo la sua immaginazione non poteva escogitare stravaganti divagazioni surreali.

Approssimandosi percepì il bisbiglio di voci sommesse. L’investigatore si era guadagnato un buon appostamento, mettendosi nella penombra intervallata dalla luce dei lampioni all’angolo di un edificio. Dalla sua postazione vide stagliarsi nell’oscurità il profilo di una donna, lei appoggiata al muro dell’edificio di fronte, mentre in sua compagnia c’era un uomo che le stava davanti e che dava le spalle all’investigatore.

Appurò che la collana mostratagli in fotografia dalla nuova cliente collimasse con quella che la donna aveva con sé addosso in quella che si rivelava ben più di una coincidenza. L’uomo stava appresso alla portatrice della collana e con movimenti lascivi le era a un soffio dal viso. Nella più assoluta complicità la donna non mancava di blandire e ricambiare le sue svenevolezze. I loro volti erano leggermente rischiarati dalla luce dei lampioni che proiettava le loro ombre in fuga. Sebbene la visibilità non fosse delle migliori, il giudizio dell’investigatore non fu condizionato in merito al riconoscimento della figura femminile abbandonata in atteggiamenti inequivocabili. Riteneva di conoscerla molto bene: sua moglie. Non ebbe modo di dubitare inoltre che l’uomo fosse il marito della donna dall’eleganza nostalgica.

Tornò a casa visibilmente incupito. Al di là dell’effettivo tradimento della moglie ciò che più lo incolleriva era l’essersi reso conto che il suo fiuto aveva fallito nel non aver comprese le avvisaglie di questo tradimento. La sua professione di riflesso aveva subito un colpo basso. Non si sarebbe dato il caso lo si venisse a sapere in giro, egli stesso avrebbe evitato fughe di notizie che minacciassero le sue abilità investigative. Oltreché alla mortificazione di essere stato tradito, vi si metteva pure un senso di inadeguatezza che lo aveva reso cieco di fronte all’evidenza di un’incursione proditoria nel proprio talamo. Mentre attendeva che la moglie rincasasse, rimuginò su quale comportamento avrebbe dovuto tenere con lei.

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