Una nuova giornata assolata si affacciava all’orizzonte dei tropici. I macachi dalla coda lunga dell’isola di Bali speravano fosse di buon auspicio per la loro consueta missione. Le aspettative rimanevano alte. L’impegno li avrebbe ripagati lautamente.
Con il bel tempo numerosi turisti si sarebbero aggirati nella zona dei templi. Appassionati di esotismo si sarebbero spinti fino alla foresta delle scimmie. La fauna locale confidava che il visitatore ordinario si muovesse con disinvoltura in un territorio a lui ignoto. La certezza di trovarsi al sicuro avrebbe allentato le sue difese. Si poteva immaginare che, ignaro del pericolo, il turista non avvertisse la presenza di insidie latenti.
Solo la voce proveniente dall’altoparlante lo metteva in guardia da assalti improvvisi. Spiacevoli conseguenze avrebbero potuto colpire l’incauto turista che avesse ignorato preziosi consigli. Squadroni di primati erano pronti ad approfittare della disattenzione mostrata dai loro parenti dall’intelletto (presumibilmente) più sviluppato.
Il macaco dalla coda lunga, astuto arraffatore seriale, avrebbe preso il turista alla sprovvista, sottraendogli un oggetto di sua proprietà. La pratica affinatasi nel tempo continuava a dare i suoi frutti. Non sarebbe stato difficile sfilare un paio di occhiali da sole dal viso dell’ennesimo visitatore imprudente intento a farsi un selfie; oppure assicurarsi un telefono cellulare dalle mani di un turista impreparato a difendersi da un attacco fulmineo. In agguato dietro a un arbusto o a un capitello ornamentale, celato alla vista del malcapitato di turno, il macaco del luogo agiva sempre con ammirevole destrezza.
Sin dalle prime ore della mattina la tribù di primati era pronta a svolgere la sua attività quotidiana. Accompagnandosi al suo piccolo in groppa, mamma macaco stava escogitando un modo per procacciarsi il nutrimento per entrambi. Cercava attentamente qualche incauto visitatore al quale sottrarre un oggetto di valore che potesse essere utilizzato come merce di scambio.
L’accoppiata si era nascosta dietro un capitello, dopo che mamma macaco aveva individuato un obiettivo interessante: un bambino che possedeva un oggetto facile da sottrarre. Una donna spingeva davanti a sé un passeggino. Il bimbo sedutovi sopra si protendeva in avanti con sguardo incuriosito. Valeva la pena tentare di arraffare l’oggetto del desiderio, augurandosi che la vittima prescelta non opponesse resistenza.
Mentre l’altoparlante continuava ad eruttare l’avvertimento di guardarsi dalle scimmie malintenzionate, la donna passava davanti al capitello dietro al quale l’accoppiata di primati era appostata in paziente attesa. Frattanto, sussistendo una silenziosa intesa tra madre e figlio, il piccolo macaco era sceso dalla schiena della madre, così da permetterle maggior libertà di azione.
Quando la distanza fu quella giusta per un balzo, mamma macaco si lanciò sul bambino, gli strappò il ciuccio dalla bocca e scappò via agilmente, ancor prima che la donna potesse reagire. Privato del suo trastullo, il bimbo scoppiò a piangere. La madre, ancorché sbigottita, cercò di consolarlo.
Dopo aver ripreso il piccolo, mamma macaco si mise a debita distanza dalla donna, che si mostrava tanto sconvolta quanto indispettita per l’affronto subito. Si appostò sul ramo più alto di un albero lì nei pressi e assieme al figlio prese a esaminare l’oggetto. Maneggiandolo goffamente, rischiarono quasi di farlo cadere a terra, ai piedi dell’albero dove la donna li aveva raggiunti.
Il bambino, seduto sul passeggino, la testolina inclinata verso l’alto, per un attimo li osservò meravigliato, finché non tornò a piagnucolare per l’assenza del ciuccio. Intanto, mamma macaco, memore del suo effettivo utilizzo, aveva provato a ficcarlo in bocca al figlio. Tuttavia, il piccolo si era rifiutato di soggiacere a una simile imposizione e si era ritratto mostrando le gengive.
Consapevole delle usanze del luogo, per riavere indietro il ciuccio, la donna pensò di offrire del cibo che corrispondesse al valore dell’oggetto. Prese dalla borsa una barretta di cioccolato e propose un baratto. Allungò il braccio verso l’alto in direzione della coppia di primati e si mise in attesa di una risposta. Compreso che si trattava di uno scambio vantaggioso, mamma macaco era scesa sul ramo più basso, pronta a perfezionare la transazione.
Il bambino però, richiamata su di sé l’attenzione della madre, insistette per avere la barretta di cioccolato. La donna, rassegnata, al fine di soddisfare il capriccio del figlio, fu costretta a rinunciare allo scambio. Mamma macaco, contrariata per non aver compiuto l’operazione, gettò via con gesto stizzito il ciuccio per lei ormai privo di utilità e si allontanò con il piccolo macaco rimessosi in groppa.
La madre del bimbo rintracciò il ciuccio nel punto in cui era caduto, lo afferrò e se lo mise in borsa. Per quella volta, il parente dall’intelletto presumibilmente più sviluppato ebbe la meglio. Ma i macachi imparano in fretta.
